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Posizione della Soka Gakkai sulla pena di morte
Il presidente della Soka Gakkai Internazionale Daisaku Ikeda si è costantemente opposto alla punizione capitale basandosi sul principio buddista della suprema dignità della vita. La Soka Gakkai e tutti e i suoi organi di informazione hanno assunto una posizione in linea con quella del presidente. (L’organo di stampa della Soka Gakkai, il quotidiano Seikyo Shimbun che ha una tiratura di 5.5 milioni di copie, ha pubblicato numerosi articoli ed editoriali sull’abolizione della pena di morte).
Nel capitolo “Abolizione della Pena di Morte” del libro Choose Life, (ed. originale 1975; trad. italiana Dialoghi, Bompiani, 1988) che contiene i dialoghi tenuti da Ikeda con lo storico inglese Arnold Toynbee, il presidente della Sgi fornisce il suo punto di vista sull’abolizione della pena capitale:
«La ragione per la quale insisto sulla necessità di abolire dovunque la pena di morte si basa sul rispetto buddista per la vita. Chi si schiera per l’abolizione della pena di morte di solito basa la sua argomentazione su due punti: un essere umano non ha il diritto di giudicare e metterne a morte un altro; l’abolizione della pena di morte non fa aumentare il numero di crimini. Chi invece è a favore della pena capitale è fermamente convinto che questa punizione diminuisca il numero dei reati. Che abbia o no quest’effetto, la pena di morte implica la soppressione di una vita come deterrente o come rappresaglia di un crimine. Ma una ritorsione, provocandone inevitabilmente un’altra, mette in moto una catena di atti malvagi. A mio parere la vita, in quanto valore assoluto meritevole del più grande rispetto, non deve mai essere utilizzata come strumento per ottenere qualcosa di diverso dalla vita stessa. La dignità della vita è un fine in sé, quindi, se è necessaria una costrizione sociale, occorre trovare un altro metodo che non coinvolga la vita.
Il ricorso alla pena di morte come deterrente mette in luce la deplorevole tendenza che per lungo tempo ha afflitto la società umana e che oggi pare addirittura accentuarsi, vale a dire la tendenza a sottovalutare la vita. La guerra è una delle principale cause di questa tendenza. In quasi tutti i casi, le guerre si combattono fra Stati che agiscono nel loro esclusivo interesse: la vita umana è considerata soltanto un mezzo per ottenere la vittoria e, in quanto tale, può esser utilizzata e spesa. Non c’è crimine umano più odioso di questo. Fino a quando sarà consentito commettere liberamente questo delitto mostruoso, tutti gli altri reati seguiteranno a esser commessi su scala sempre più ampia e più grave» (Dialoghi, cit, p. 156).
E afferma ancora:«Nell’interesse della società dobbiamo arrestare la tendenza a sottovalutare la vita. Nello stesso tempo dobbiamo mettere a punto strumenti efficaci contro i delitti. Come prima misura da adottare, opterei per un paziente tentativo di risvegliare la coscienza dei criminali, fino a convincerli del male compiuto. In nessuna circostanza, comunque, lo stato deve comminare la pena di morte, poiché così facendo lo stato diventa un assassino. Come ho già detto prima, quando una sanzione sociale è inevitabile bisogna ricorrere a pene diverse da quelle di morte» (Ibidem p. 157).
Nel suo dialogo con Johan Galtung – fondatore dell’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace – (Choose Peace, 1995; trad. italiana Scegliere la pace, Esperia, 1996) Daisaku Ikeda conferma la sua posizione sulla pena di morte: «La questione della pena di morte è una questione controversa. Come buddista mi oppongo alla punizione capitale come forma estrema di violenza inflitta dallo stato. La giustizia compie talvolta degli errori e si potrebbero giustiziare erroneamente degli innocenti.
Si proclama ai quattro venti che il timore della pena capitale fungerebbe da deterrente al crimine, ma è una tesi le cui prove non convincono. Le statistiche non indicano tassi insolitamente alti di criminalità nei paesi dove non esiste la pena capitale. Molti grandi pensatori e artisti di tutto il mondo hanno elaborato argomentazioni appassionanti contro la punizione capitale. La natura turbolenta dei suoi tempi non ha impedito allo scrittore francese Victor Hugo (1802-1885) di sostenerne l’abolizione. Per bocca di uno dei suoi personaggi egli condannò i giudici che con freddo e inopportuno compiacimento ordinavano esecuzioni, condannando il criminale a morte e la sua famiglia alla miseria e alla povertà.
Hugo riteneva che imprigionare una persona fosse già una punizione sufficiente per qualsiasi crimine. D’altra parte per Goethe, che sembra considerasse la vendetta e la punizione capitale una sorta di autodifesa, la vendetta, se legalizzata, avrebbe sostituito la pena capitale. Il Mahatma Gandhi, che era molto al di sopra della vendetta, sosteneva che è molto più coraggioso perdonare che punire un nemico. Il suo atteggiamento è fondamentale per meditare su tutti i tipi di violenza, inclusa la pena di morte» (Scegliere la pace, p. 99).
Nel 2002 la rivista Da capo ha pubblicato un’inchiesta che rilevava la posizione dei vari gruppi religiosi giapponesi su importanti questioni etico-sociali (l’eutanasia, la pena di morte, la morte cerebrale ecc.). La Soka Gakkai – alla domanda sulla pena di morte – ha dato la seguente risposta ufficiale: «La questione riguarda fondamentalmente la suprema dignità della vita. Quindi la morte decisa dallo stato è inaccettabile».
Nel piano annuale annunciato per il 2008, la Soka Gakkai ha dichiarato che fornirà supporto alle organizzazioni impegnate nell’abolizione della pena di morte, nell’assistenza umanitaria, nella lotta alla povertà, nella protezione dei rifugiati, nella lotta contro il lavoro minorile e il traffico di minori, nella ricerca e prevenzione dell’Aids, nella prevenzione del suicidio, nella promozione dei diritti umani dei senzatetto ecc.
La Soka Gakkai in Giappone coopera attivamente con due organizzazioni non-governative delle Nazioni Unite sulla questione dell’abolizione della pena di morte: Amnesty International (sezione giapponese), e la Rete delle religioni per l’abolizione della pena di morte. I gruppi giovanili della Soka Gakkai hanno tenuto discussioni e convegni per sensibilizzare l’opinione pubblica all’abolizione della pena di morte.
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