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Proposta di pace 2015 di Daisaku Ikeda
(Sintesi)

Un impegno condiviso per un futuro più umano: eliminare l'infelicità dalla Terra.

11/03/2015: In occasione del quarantesimo anniversario della fondazione della Soka Gakkai Internazionale (SGI) vorrei condividere alcuni pensieri su come sviluppare una solidarietà più profonda tra le popolazioni del mondo per raggiungere la pace e il rispetto dei valori umani e per eliminare tante inutili sofferenze dalla Terra.
Le Nazioni Unite stanno lavorando a una nuova serie di obiettivi che fanno seguito agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs), e nel luglio scorso il Gruppo di lavoro aperto sugli Obiettivi per uno Sviluppo Sostenibile (SDGs) ha pubblicato una proposta che esprime un impegno all’inclusività, con la determinazione di proteggere la dignità di tutte le persone senza alcuna eccezione.
Ora vorrei affrontare tre temi fondamentali per sostenere il processo verso il raggiungimento di questi obiettivi e, su scala più ampia, per accelerare gli sforzi per eliminare l’infelicità dalla faccia della Terra. Questo è stato il costante desiderio del mio maestro, Josei Toda, e rimane l’ispirazione che guida le attività dei membri della SGI in tutto il mondo.
Il primo è la “riumanizzazione della politica e dell’economia”, affinché la loro motivazione primaria sia alleviare la sofferenza delle persone. A questo scopo la principale forza motrice è la solidarietà dei cittadini comuni che fanno sentire la propria voce spinti da un solido impegno per il nostro futuro collettivo.
Il secondo è ciò che io chiamo “una reazione a catena di empowerment, sintetizzata nell’idea che una grande rivoluzione nel carattere anche di un solo individuo può aiutare a realizzare un cambiamento nel destino di una intera società e rendere possibile un cambiamento nel destino di tutta l’umanità.
Il terzo argomento è l’espansione dell’amicizia al di sopra e all’interno delle differenze per costruire un mondo di coesistenza. Ampliare la solidarietà umana sulla base di una preoccupazione condivisa per le minacce che abbiamo di fronte è la chiave per alleviare la sofferenza umana. L’unica cosa che chiunque di noi può fare in qualunque momento per contribuire alla costruzione di questa solidarietà è creare una rete di amicizia più grande grazie al dialogo.

Modelli per un’azione condivisa
Al centro dell’evoluzione creativa delle Nazioni Unite, di cui quest’anno ricorre il settantesimo anniversario, credo ci debbano essere due prerequisiti indispensabili alla risoluzione dei problemi globali: la partecipazione di tutti gli Stati e la promozione di una collaborazione tra le Nazioni Unite e la società civile.
Vorrei sviluppare proposte specifiche nei seguenti tre ambiti, in cui penso ci sia un bisogno urgente di azione condivisa allo scopo di eliminare la parola “infelicità” dal lessico umano.
1) Il primo ambito di azione condivisa è la salvaguardia dei diritti umani dei rifugiati, dei profughi e degli immigrati internazionali.
L’origine della sofferenza dei profughi è il fatto di essere tagliati fuori da un mondo in cui poter sperimentare ed esprimere pienamente la propria identità e tutti i diritti umani ad essa associati.
Se vogliamo realizzare l’inclusività cui si mira per i nuovi SDG è necessario che l’obiettivo di alleviare la sofferenza di queste persone diventi un punto chiave nell’evoluzione creativa delle Nazioni Unite.
Allo stesso modo, la situazione dei diritti umani di duecentotrentadue milioni di immigrati internazionali nel mondo richiede un’attenzione immediata. Vorrei suggerire di includere espressamente negli SDG l’obiettivo di proteggere la dignità e i diritti umani fondamentali dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie.
Propongo inoltre lo sviluppo di meccanismi grazie ai quali nazioni confinanti possano lavorare insieme per l’empowerment dei profughi. In particolare, vorrei proporre programmi regionali congiunti di empowerment in cui i progetti di assistenza educativa e di lavoro includano sia la popolazione profuga che i giovani e le donne del paese ospite.
2) Il secondo ambito di azione condivisa che vorrei prendere in considerazione è la realizzazione di un mondo privo di armi nucleari.
Firmando la Dichiarazione congiunta sulle conseguenze umanitarie delle armi nucleari nell’ottobre del 2014, più dell’ottanta per cento degli Stati membri delle Nazioni Unite hanno espresso con chiarezza il proprio desiderio condiviso che le armi nucleari non vengano mai più usate in nessuna circostanza.
La natura inumana di tali armi è dimostrata da una serie di aspetti che vanno ben oltre il loro puro e semplice potere distruttivo. Per prima cosa la loro capacità di annientamento annulla all’istante tutte le conquiste della civiltà, privando l’esistenza di ogni significato. Secondo, il costante sviluppo e la modernizzazione delle armi nucleari crea tragiche distorsioni economiche. Terzo, il mantenimento di una “posizione” nucleare imprigiona le nazioni in una costante tensione militare.
Vorrei quindi proporre queste due iniziative:
Un nuovo quadro istituzionale per il disarmo nucleare, basato sul Trattato di Non Proliferazione delle armi nucleari (NPT).
Invito i partecipanti alla Conferenza di revisione del NPT del 2015 ad analizzare le opzioni per l’elaborazione delle “misure efficaci” per il disarmo nucleare richieste dall’Articolo VI del NPT. Considerando la circostanza, spero che il maggior numero possibile di capi di governo sia presente alla Conferenza di revisione.
Invito inoltre la Conferenza di revisione a individuare una nuova struttura istituzionale per promuovere la realizzazione degli obblighi dell’Articolo VI. Sulla base dell’«inequivocabile impresa degli Stati dotati di armi nucleari di realizzare l’eliminazione totale dei propri arsenali nucleari arrivando al disarmo nucleare», riaffermata alla Conferenza di revisione del 2000, propongo la creazione di una “commissione disarmo del NPT” come organo sussidiario al NPT per assicurare la pronta e concreta realizzazione di questo impegno.
L’adozione di una convenzione per le armi nucleari.
Sulla base di un’attenta valutazione del risultato della Conferenza di revisione di quest’anno, suggerisco che la conferenza internazionale ad alto livello sul disarmo nucleare richiesta dalle Nazioni Unite abbia luogo nel 2016 e che abbia inizio il processo di stesura di una convenzione sulle armi nucleari.
Per la creazione di un trattato che metta al bando le armi nucleari immagino un processo in cui ogni nazione si impegni in un veto autoimposto. Insieme, queste azioni di autocontrollo formeranno un tessuto a intreccio sovrapposto che darà origine a un’era nuova in cui le popolazioni di tutti i paesi potranno godere della certezza di non soffrire mai degli orrori provocati dall’uso delle armi nucleari.
Spero che il previsto Summit mondiale dei giovani per l’abolizione delle armi nucleari – da tenersi a Hiroshima in settembre secondo l’iniziativa congiunta della SGI e di altre ONG – adotti una dichiarazione dei giovani con l’impegno a porre fine all’epoca nucleare e contribuisca ad alimentare una maggiore solidarietà tra i giovani del mondo a sostegno di un trattato per la proibizione delle armi nucleari.
3) L’ultimo ambito di azione condivisa di cui vorrei parlare è la costruzione di una società globale sostenibile.
Per rispondere a sfide ambientali come il cambiamento climatico dobbiamo condividere esperienze e lezioni acquisite, impegnandoci a evitare un peggioramento delle condizioni e a portare a termine la transizione verso una società senza sprechi. Questi sforzi saranno cruciali per il raggiungimento degli SDG, e qui vorrei sottolineare il ruolo indispensabile della cooperazione tra paesi confinanti per l’ottenimento di tale scopo.
In concreto invito Cina, Corea del Sud e Giappone a unirsi insieme per creare un modello regionale che incarni le migliori prassi da condividere con il resto del mondo. Per incoraggiare questo tipo di cooperazione, è importante che riprendano i summit trilaterali Cina-Corea-Giappone. Inoltre spero che i leader di queste tre nazioni celebrino il settantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale facendo confluire le lezioni apprese da quel conflitto nell’impegno di non entrare mai più in guerra.
Nell’ottica di un allargamento degli scambi tra la gente comune, vorrei assistere alla creazione di una partnership giovanile tra Cina, Corea e Giappone grazie alla quale i giovani possano attivamente collaborare nello sforzo di realizzare gli SDG o altre iniziative trilaterali. Sulla stessa linea, propongo che venga incrementato il numero di scambi tra le città gemellate di queste tre nazioni.
Desidero sottolineare il fatto che sarà la solidarietà della gente comune, più di qualunque altra forza, a sostenere il genere umano nell’impegno di affrontare le sfide che abbiamo di fronte.

Il testo integrale verrà pubblicato sulla rivista Buddismo e Società nr. 170 (maggio-giugno)

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