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Tokyo: La Soka Gakkai partecipa ad una conferenza contro la pena di morte

DISCORSO DI HIROTSUGU TERASAKI – EXECUTIVE DIRECTOR FOR PEACE AFFAIRS DELLA SGI – DURANTE LA MANIFESTAZIONE: NO JUSTICE WITHOUT LIFE, CO-ORGANIZZATO DALLA COMUNITÀ DI SANT'EGIDIO E DALLA COMMISSIONE EUROPEA PRESSO L'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA

CSE Tokyo

29/10/2013: «Prima di tutto, vorrei esprimere agli organizzatori il mio apprezzamento per la realizzazione della conferenza di oggi e per aver creato questa preziosa occasione di dialogo su un tema così importante come quello della pena di morte. Sento che è di vitale importanza fare un grande sforzo per sensibilizzare su questo argomento l'intera opinione pubblica proprio qui in Giappone dove vige ancora il sistema della pena capitale. La Soka Gakkai giapponese e Internazionale è un gruppo buddista laico composto da fedeli di tutto il mondo che praticano gli insegnamenti del Sutra del Loto, profonda scrittura della tradizione Mahayana. La nostra dottrina buddista è totalmente radicata nel valore assoluto della dignità della vita umana. La Soka Gakkai ha quindi sempre mantenuto un atteggiamento intransigente contro la pena di morte. La pena capitale è una questione profondamente connessa con il tema più ampio del rispetto per la suprema dignità della vita e non potrà mai essere accettata come giustificazione o pena nella legislazione di uno Stato. Deve essere sempre rifiutata senza alcuna eccezione. Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale, ha espresso la sua opposizione alla pena di morte, sottolineando che: «Il rispetto per la vita è un principio assoluto che non deve essere mai violato. La vita non dovrebbe in nessun caso essere usata come un mezzo. Il rispetto per la vita è il fine che dobbiamo costantemente cercare di raggiungere. Quindi, se il nostro sistema sociale necessita di una sorta di deterrente per prevenire i crimini futuri, ciò dovrebbe essere cercato al di fuori del quadro della pena di morte». Nichiren Daishonin, maestro buddista del XIII secolo, ha insegnato che tutte le persone, senza eccezione alcuna, possiedono in nuce un sublime stato di vita chiamato “Natura di Budda”. Questa natura di Budda è un potenziale positivo innato in ogni essere umano che, tendenzialmente, concentra il suo sguardo sugli aspetti positivi che esistono in tutti gli esseri viventi. Non importa chi essi siano: ogni persona possiede tale potenziale per vivere come un “buon membro della società”. Partendo da questo punto di vista, la nostra vera sfida consiste nel risvegliare questa bontà “innata” all'interno della vita di ogni singolo essere umano. Nessuno ha il diritto di negare questo potenziale privando un altro della propria vita. Questa convinzione è ciò che sta alla base della nostra posizione sulla pena di morte. Capisco la necessità di severe misure punitive per coloro che hanno commesso crimini efferati e non c'è dubbio che occorre assumersi la piena responsabilità di espiare i danni causati. Tuttavia, vari studi di criminologia hanno dimostrato che la pena di morte non è necessariamente un deterrente per i crimini più efferati. Un altra domanda che sarebbe importante porsi è se davvero la morte del colpevole porti poi la famiglia della vittima ad un effettivo senso di appagamento e di giustizia. Dobbiamo considerare la questione della pena di morte anche dal punto di vista dei diritti umani, soprattutto a causa della possibilità di errore. Dobbiamo anche chiederci se la pena di morte permette a una persona, colpevole di grandissimi crimini, di comprendere e assumersi la piena responsabilità di ciò che ha commesso. Noi giapponesi abbiamo dunque bisogno di pensare a questo problema partendo da una prospettiva più ampia. Il Budda Shakyamuni in un sutra ha dichiarato che: «Mantenere la rabbia vendicativa nel cuore è come tenere in mano un carbone ardente da buttare verso qualcuno. Ma tu sei quello che alla fine si brucerà». Siamo convinti che la giustizia sociale non può mai essere raggiunta attraverso la vendetta. Mentre chiediamo l'abolizione della pena capitale, dobbiamo allo stesso tempo sforzarci davvero per costruire una comunità sana che favorisca empatia e forti legami sociali. Questi impegni sono ugualmente vitali al fine di prevenire crimini efferati nella società. Dobbiamo porci le seguenti domande: «È necessario commettere un omicidio per estinguere l'omicidio stesso?» «Uccidere è il modo giusto per realizzare la giustizia sociale?» Noi giapponesi dobbiamo riflettere seriamente su quale tipo di società vogliamo costruire per il futuro. La società che la Soka Gakkai immagina è un mondo in cui la dignità e i diritti di ogni persona siano rispettati e tutelati. Per questo motivo, l'abolizione della pena di morte può diventare una pietra miliare molto significativa verso questo obiettivo e tutti dobbiamo continuare a lavorare strenuamente per la sua realizzazione.»

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