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Né bombe né centrali

A un anno dal disastro di Fukushima, il presidente della Soka Gakkai Internazionale Daisaku Ikeda lancia un appello affinché il Giappone abbandoni il nucleare civile

11/03/2012: «Dopo lo tsunami che ha causato l’esplosione delle centrali atomiche di Daiichi, chiedo che il Giappone studi rapidamente nuove politiche energetiche che non dipendano più dall’energia nucleare», ha dichiarato il presidente Ikeda in un comunicato diffuso a Tokyo il 26 gennaio scorso, in concomitanza alla presentazone alle Nazioni Unite della Proposta di pace di quest'anno. E, a tale proposito, ha aggiunto di augurarsi che di fronte alle catastrofi subìte siano adottate nuove misure per stringere legami internazionali.
Questa presa di posizione della SGI sul nucleare civile è stata immediatamente ripresa e sottolineata positivamente dall’agenzia di stampa France Press, cosa di non poco rilievo vista la politica energetica nucleare che ancora oggi viene riproposta e incrementata dal governo Sarkozy.

Fin dagli anni '80, nelle sue Proposte di pace presentate all'Onu Daisaku Ikeda aveva lanciato appelli alle Nazioni Unite per arrivare all’abolizione totale delle armi nucleari, come aveva richiesto già nel 1957 il suo maestro Josei Toda. Un obiettivo che può sembrare un’utopia irraggiungibile, ma che in realtà è nel cuore di tutta l’umanità. «Quando la gente comune si unisce in maniera solidale, ha il potere di colmare il vuoto tra la realtà e gli ideali. La chiave dunque sta negli sforzi persistenti all’interno della società civile per ampliare la consapevolezza e l’interesse sulle questioni nucleari». È ciò che ha affermato il presidente della SGI in un’intervista rilasciata l’anno scorso (Buddismo e società, n. 142 http://www.sgi-italia.org/riviste/bs/InternaTesto.php?A=2583&R=1&C=142), in cui fra l’altro ha espresso il desiderio di giungere a un Trattato di non proliferazione delle armi nucleari e di distruzione di massa nel 2015, nel settantesimo anniversario del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki.

Il Giappone oggi, nel primo anniversario del disastro di Fukushima, si fermerà per ricordare le sue vittime. E intanto nelle prossime settimane delle cinquantaquattro centrali nucleari giapponesi ne resteranno aperte solo tre. Tutte le altre verranno chiuse per essere sottoposte a test di resistenza e a verifiche di sicurezza: un nuovo problema energetico ed economico che il paese dovrà affrontare. Ma la maggior parte della popolazione si augura solo che non vengano più riaperte.

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