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Per un mondo senza pena di morte

30 novembre: più di 1.400 città di ogni angolo del mondo si illumineranno in occasione della giornata Cities for Life

29/11/2011: Nel 2002 la Comunità di Sant’Egidio ha istituito la Giornata mondiale delle Città per la vita – Città contro la pena di morte – scegliendo il giorno della prima abolizione della pena capitale da parte di uno Stato, il Granducato di Toscana, avvenuta il 30 novembre 1786. Alla giornata di domani hanno aderito ad oggi 1.439 città di 87 nazioni, tra cui 66 capitali. Ogni città ha messo a disposizione un luogo illuminandolo con proiezioni che sottolineano il loro impegno e la volontà di aprire un dialogo con i cittadini per costruire un mondo senza pena di morte. Per maggiori informazioni sugli eventi organizzati visitare il sito: http://nodeathpenalty.santegidio.org Dal 18 dicembre 2007, da quando cioè è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con grande maggioranza (104 voti a favore e 54 contrari) la Risoluzione per una moratoria universale della pena di morte, il numero degli stati favorevoli all’abolizione è aumentato costantemente sino ad arrivare ad oggi a 108 favorevoli e 41 contrari. Nel 2010 il Gabon è divenuto il sedicesimo paese abolizionista dell’Unione africana; negli ultimi dieci anni 31 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella prassi, e dal 2007 si sono aggiunti tre stati americani: il New Jersey, il New Mexico, l’Illinois – uno ogni due anni, dopo decenni di stasi. Nel libro di dialoghi tra Daisaku Ikeda e lo storico inglese Arnold Toynbee Choose Life (ed. originale 1975; trad. italiana Dialoghi, Bompiani 1988) nel capitolo “Abolizione della pena di morte” il presidente della SGI fornisce il suo punto di vista sull’abolizione della pena capitale: «La ragione per la quale insisto sulla necessità di abolire dovunque la pena di morte si basa sul rispetto buddista per la vita. Chi si schiera per l’abolizione della pena di morte di solito basa la sua argomentazione su due punti: un essere umano non ha il diritto di giudicare e metterne a morte un altro; l’abolizione della pena di morte non fa aumentare il numero di crimini. Chi invece è a favore della pena capitale è fermamente convinto che questa punizione diminuisca il numero dei reati. Che abbia o no quest’effetto, la pena di morte implica la soppressione di una vita come deterrente o come rappresaglia di un crimine. Ma una ritorsione, provocandone inevitabilmente un’altra, mette in moto una catena di atti malvagi. A mio parere la vita, in quanto valore assoluto meritevole del più grande rispetto, non deve mai essere utilizzata come strumento per ottenere qualcosa di diverso dalla vita stessa. La dignità della vita è un fine in sé, quindi, se è necessaria una costrizione sociale, occorre trovare un altro metodo che non coinvolga la vita. Il ricorso alla pena di morte come deterrente mette in luce la deplorevole tendenza che per lungo tempo ha afflitto la società umana e che oggi pare addirittura accentuarsi, vale a dire la tendenza a sottovalutare la vita. La guerra è una delle principale cause di questa tendenza. In quasi tutti i casi, le guerre si combattono fra Stati che agiscono nel loro esclusivo interesse: la vita umana è considerata soltanto un mezzo per ottenere la vittoria e, in quanto tale, può esser utilizzata e spesa. Non c’è crimine umano più odioso di questo. Fino a quando sarà consentito commettere liberamente questo delitto mostruoso, tutti gli altri reati seguiteranno a esser commessi su scala sempre più ampia e più grave» (Dialoghi, cit, p. 156). Per maggiore documentazione: http://www.sgi-italia.org/rivumana/ControLaPenaDiMorte.php Nel 1999 la Soka Gakkai ha aderito all’“Appello mondiale per una moratoria della pena di morte entro il duemila” raccogliendo in tutta Italia più di 700.000 firme.

Per un mondo senza pena di morte - Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai
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