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Replica a 'Famiglia Cristiana'

Lettera al direttore

20/07/2011: Al Direttore di Famiglia Cristiana Dott. Antonio Sciortino Gentile Direttore, Sul numero di questa settimana appare una recensione al volumetto: Occulto Italia, (Pitrelli/Del Vecchio, BUR 2011). Nella seconda parte dell’articolo, si parla del tutto inopportunamente dell’ente religioso Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Potremmo attenderci una informazione superficiale da un giornalismo dilettantistico o di carriera, ma non da una testata così seguita come Famiglia Cristiana che fonda la sua informazione sul binomio Fede = vita quodiana. Riteniamo doverosa non solo una nostra replica che si prega di pubblicare, ma chiediamo di poterla incontrare e presentare alla sua redazione il nostro Istituto religioso. Accostare l’Istituto Buddista Soka Gakkai a movimenti New Age non è questione di inchieste o di spunti per opinionisti, è semplicemente un falso. Come in Italia oramai in molti sanno, quando si parla del Buddismo della Soka Gakkai (popolarmente e mediaticamente conosciuta come “quelli del Nam-myoho-renge-kyo”), non si parla di setta o nuovo culto, bensì di un movimento religioso al quale, nel nostro Paese, appartengono oltre 50.000 membri e che in Giappone affonda la sue radici e la sua pratica religiosa nell’antichissima tradizione Mahayana del Sutra del Loto e che oggi conta oltre 12 milioni di membri in 192 nazioni e territori del mondo. Per essere più espliciti: è come se il movimento dei Focolarini o la Comunità di Sant’Egidio, sorte tra gli anni sessanta e settanta fossero considerate sette pericolose fuori dalla grande famiglia della Chiesa di Roma. Sarebbe non solo inconcepibile, ma soprattutto discriminatorio verso milioni di cattolici che hanno trovato il proprio rivitalizzante senso di missione nella Chiesa universale attraverso tali movimenti postconciliari. È pur vero dunque che un libro sulle sette è materia di recensione per un settimanale come Famiglia Cristiana, soprattutto se si parla di pericolosità delle stesse, ma non si può fare tutto d’un erba un fascio. Per dirla alla Sant’Agostino, "Se l’uomo dubita può trovare facilmente le motivazioni che lo portano a trascendere la propria ignoranza", quindi, perché non approfondire? La Soka Gakkai è stata ed è sempre in prima linea nella tutela dei diritti umani nel mondo e nella lotta per il disarmo nucleare globale. Attività costantemente svolte in tutti questi decenni a supporto e con il sostegno delle più alte istituzioni del nostro Paese. Presente in Italia con le sue attività religiose, filantropiche e culturali fin dagli anni settanta, oggi L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è ente religioso riconosciuto con decreto del Presidente della Repubblica del 20 novembre 2000. Perché viene descritta con sorpresa una relazione istituzionale tra il nostro istituto e i massimi organi costituzionali del nostro Paese? Mi sembrerebbe corretto e civile per una delle più numerose minoranze religiose italiane avere dei rapporti con ogni livello di rappresentanza tanto nella Repubblica Italiana quanto in Vaticano. Tutto questo poi, senza tener nessun conto della fitta pubblicistica che da decenni si occupa proprio della Soka Gakkai ed in particolare: le indagini pazienti e approfondite della prof.ssa Maria Immacolata Macioti e del prof. Karel Dobbelaere poi pubblicate rispettivamente in: Il Budda che è in noi (Seam edizioni, Roma, 1996) e La Soka Gakkai, un movimento di laici diventa una religione, ElleDiCi, Torino, 1998), gli atti del convegno (sulla presenza buddista in Italia) "Oggi il Risveglio", tenutosi al Centro Congressi dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza nel maggio 1994 (La critica sociologica, 111-112 autunno/inverno 1994-1995) e l’articolo della prof.ssa Macioti "L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai a un bivio" (La critica sociologica, 141, primavera 2002). Sempre di Maria Immacolata Macioti: Il fascino del carisma – Alla ricerca di una spiritualità perduta, Liguori editore, Napoli, 2009, la voce "Soka Gakkai" ne Le religioni in Italia (a cura di Massimo Introvigne e Pierluigi Zoccatelli, ElleDiCi, Torino, 2006). Oppure la parte sul Buddismo di Nichiren Daishonin contenuta nel libro Coscienza e cambiamento di Riccardo Venturini, Cittadella ed. Assisi, (Pg.), 1998, e anche: Daisaku Ikeda, maestro di dialogo di Prisca Giaiero (edizioni la meridiana, Molfetta-Bari, 2008). Per la Collana Educatori antichi e moderni, La Nuova Italia nel 2000 ha pubblicato L’Educazione creativa, di Tsunesaburo Makiguchi, il pedagogista e filosofo fondatore – nel 1930 – della Soka Gakkai, ecc ecc. "Se più persone si impegnassero instancabilmente nel dialogo", afferma il leader buddista Giapponese Daisaku Ikeda, "di sicuro gli inevitabili conflitti della condizione umana troverebbero più facilmente una soluzione. Il pregiudizio cederebbe il terreno all’empatia e la guerra lascerebbe il posto alla pace. Il vero dialogo sfocia nel cambiamento degli opposti punti di vista, trasformandoli da solchi che separano gli individui in ponti che li uniscono". Questo è ciò che fin da tempi di Shakyamuni (566 – 486 AC), come buddisti quotidianamente coltiviamo. Questo è ciò che instancabilmente continueremo a fare in ogni circostanza, sicuri di trovare davanti a noi nuovi amici. Grazie per l’attenzione Enzo Cursio Capo Ufficio Stampa Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai Roma, 19 luglio 2011

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