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Proseguono le attività di soccorso in Giappone dopo il terremoto

Singoli membri della Soka Gakkai continuano a organizzare vari tipi di aiuti

19/05/2011: Giappone, maggio 2011. In seguito al terremoto e al conseguente tsunami dell’11 marzo, i membri della Soka Gakkai locale stanno continuando a prendere iniziative per fornire supporto alle persone che ne hanno bisogno, nonostante loro stessi siano rimasti colpiti in prima persona. Masaki Takagi lavorava per una compagnia di manutenzione per la sicurezza elettrica a Otsuchi, nella prefettura di Iwate, e al momento del terremoto si trovava al lavoro. Stava trasportando pesanti attrezzature per la manutenzione elettrica e riuscì a scappare dallo tsunami. La sua azienda e la sua casa sono state completamente sommerse dalle onde, e lui trovò riparo in un centro di soccorso. Il sig. Tagaki si è immediatamente messo al lavoro per aiutare a ristabilire l’energia elettrica nel municipio della città, il principale centro di raccordo dopo disastro. Ha inoltre contribuito con successo a ripristinare la corrente elettrica nei luoghi di raccolta della città dove molte persone pativano il freddo nelle notti senza energia, oltre che negli ospedali, nelle cliniche, nell’ufficio dell’acquedotto, nel forno crematorio e in altre strutture pubbliche. Il sig. Takagi ha affermato «Sento di avere una responsabilità nel fornire l’energia elettrica e la luce della speranza. Voglio guarire insieme alla città di Otsuchi». A Kesennuma (prefettura di Miyagi) Yasuyuki Ohki, proprietario di un’osteria tradizionale giapponese, ha costituito insieme ai suoi amici un gruppo di soccorso chiamato “Grande albero”. I volontari sono ingegneri elettrici o idraulici, carpentieri e pittori che si sono soprattutto occupati di ripristinare generatori d’energia, riparare condutture, aiutare a pulire le case dai detriti trasportati dallo tsunami e procurare acqua gratuitamente. Il sig. Ohki, una volta rientrato nella sua casa che non era rimasta danneggiata, decise di utilizzarla come centro di distribuzione e approvvigionamento per i rifugiati, ospitando circa 30 persone rimaste senza casa. Uno dei componenti del gruppo confidò al sig. Ohki di essersi sentito sopraffatto da questa devastazione, ma che il fatto di aiutare gli altri gli aveva dato forza. Il sig. Ohki ha sottolineato che lo scopo del gruppo è «diventare come un grande albero che sostenga la gente locale attraverso il centro di accoglienza Kesennuma». A Shiogama, nella prefettura di Miyagi, Takeo Takeda ha dedicato 60 anni della sua vita per diventare un broker nella vendita all’asta del tonno e direttore di un’associazione che comprende 158 compratori. Dopo che lo tsunami ha fermato tutte le attività del porto di Shiogama, che ospita il più grande mercato di vendita di pesce all’ingrosso, ha dedicato tutto se stesso a ripristinare le attività di questo famoso porto peschereccio. I suoi sforzi erano rivolti a cercare di ridare sicurezza agli associati, a reperire il carburante per i pescherecci e, con l’aiuto degli altri, ridare energia e acqua agli edifici. Grazie ai suoi sforzi, il 14 aprile il porto di Shiogama è stato riaperto per l’asta del pesce, uno dei primi nella prefettura di Myagi a riprendere le attività. Takeda ha affermato: «Dovevo fare qualcosa. L’industria del pesce di Tohoku era morta e io non potevo permetterlo». Dei suoi sforzi nè beneficiano tutti i centri di raccolta che vengono riforniti, da lui e dai suoi figli, ogni giorno di pesce fresco senza spese di consegna. Suo figlio Kenji ha dichiarato: «L’unica cosa che potevamo fare per incoraggiare i sopravvissuti era portare loro il tonno. Noi siamo felici se lo sono loro». A Iwaki, nella prefettura di Fukushima, Kahoru Kannabi dirige la segreteria di un’organizzazione che sostiene l’economia e l’indipendenza delle donne nel sud dell’Asia, oltre ad essere attiva all’interno della Soka Gakkai. A seguito del terremoto con la sua organizzazione ha iniziato una forte azione di soccorso nella prefettura di Kumamoto per rifornire gli sfollati di cibo e di utensili per cucinare. Lo scopo era di aiutare le donne dei centri a cucinare per le persone che vivevano lì in modo che non dovessero solo aspettare aiuti alimentari da fuori. Il suo gruppo di soccorso riuscì anche a creare una rete di donne nei vari centri di evacuazione in grado di dare informazioni sugli articoli mancanti. Basandosi su questi dati i volontari li hanno potuti consegnare nei centri appropriati. Inoltre la sig.ra Kannabi ha contribuito ad organizzare centri per la distribuzione in diverse case, per rifornire di generi di prima necessità gli altri sopravvissuti che non avevano abbandonato le loro abitazioni. Alla fine è stata nominata direttrice dei centri di soccorso di Iwaki, del distretto di Onahama, essendo riuscita a dare aiuto a molte persone. Alla domanda sulle sue attività di soccorso ha risposto: «Sono determinata a continuare i miei sforzi di supporto ai cittadini fino al recupero completo. Ciò che vorrei soprattutto portare è l’energia e la voglia di sopravvivere». [Adattato da articoli tratti dal Sekyo Shinbun del 21-24 aprile]

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