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Sulla Proposta di pace 2011

Nella Proposta di pace 2011 Daisaku Ikeda richiama l'attenzione sull’abolizione delle armi nucleari e lo sviluppo di una cultura globale dei diritti umani

02/02/2011: Nella Proposta di pace presentata all'Onu il 26 gennaio di quest'anno dal titolo “Verso un mondo di dignità per tutti: il trionfo della vita creativa” (testo ancora non disponibile) Daisaku Ikeda invita la società civile a prendere l’iniziativa per risolvere le due sfide chiave della nostra epoca: l’abolizione delle armi nucleari e lo sviluppo di una cultura globale dei diritti umani. Anche se questi temi risultano scoraggianti per portata e complessità, Ikeda - in quanto buddista - esprime la propria fede nella capacità umana di affrontare e superare sfide anche apparentemente insormontabili. Riguardo all’abolizione degli armamenti nucleari, egli prende in analisi alcune azioni che la popolazione mondiale è in grado di intraprendere per: 1) fondare gli organismi all’interno dei quali gli stati detentori di armi nucleari compiranno il proprio rapido cammino verso il disarmo; 2) prevenire un ulteriore sviluppo o modernizzazione delle armi nucleari; e 3) bandire completamente queste armi disumane attraverso una Convenzione sulle Armi Nucleari (NWC - Nuclear Weapon Convention). A questo scopo egli esprime sostegno al richiamo lanciato dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon affinché abbiano luogo regolari vertici del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul disarmo nucleare. Ikeda propone che gli stati che hanno rinunciato alle armi nucleari siano partecipanti fissi in quei vertici e che siano coinvolti anche gli specialisti e i rappresentanti delle ONG. Egli suggerisce inoltre che Hiroshima e Nagasaki ospitino la Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT) del 2015, evento che dovrebbe fungere da vertice per l’abolizione del nucleare. Per arrivare all’entrata in vigore del trattato globale sulla messa al bando degli esperimenti nucleari (CTBT – Comprehensive Test-Ban Treaty), Ikeda richiede una serie di iniziative bilaterali, regionali e multilaterali con le quali stati come Egitto, Israele e Iran si impegnino a ratificare tale trattato. Un simile accordo basato sul dialogo tra sei stati (Six-Party Talks) potrebbe essere usato per condurre alla denuclearizzazione del nordest asiatico. Ikeda rafforza il suo energico sostegno a una Convenzione sulle Armi Nucleari sottolineando che una simile convenzione potrebbe rappresentare una trasformazione qualitativa dalla legge internazionale tradizionale – negoziata esclusivamente tra governi – a una forma di legge che tragga la propria autorità primaria dalla volontà espressa dal popolo. Riguardo all’educazione ai diritti umani, Ikeda nota che i diritti umani non trovano origine da trattati o leggi, ma dall’impegno di persone comuni per correggere le ingiustizie sperimentate o a cui assistono nel mondo che le circonda. Questo significa far sì che la sensibilità verso i diritti umani – nostri e degli altri – diventi parte di una “cultura dei diritti umani”. Ikeda esprime il suo sostegno agli sforzi, aventi il proprio fulcro nelle Nazioni Unite, di promuovere l’educazione ai diritti umani, e a questo fine propone la creazione di nuovi enti consultivi all’interno dell’organismo delle Nazioni Unite. Egli sottolinea l’importanza della Dichiarazione delle Nazione Unite sull’Educazione e la Formazione ai Diritti umani, che al momento è in fase di definizione, e descrive le iniziative della SGI a sostegno di questo processo, come la preparazione di materiale audiovisivo e di altro genere per l’educazione ai diritti umani. Egli invita infine le religioni del mondo a intraprendere un dialogo interreligioso incentrato sulla promozione dell’educazione ai diritti umani.

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