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Herbie Hancock incontra i giovani al Centro culturale di Bologna

Il musicista vincitore del Grammy 2008 per il miglior album, membro della Soka Gakkai dal 1972, ha accettato l'invito a una riunione di domanda e risposta nel pomeriggio del 7 novembre, prima della sua esibizione nel capoluogo emiliano.

Herbie Hancock a Bologna.

28/12/2008: «Non sono un musicista, faccio il musicista, c’è una bella differenza. Sono un essere umano. È quello che siamo tutti: esseri umani. Cerco di guardare le cose da questo punto di vista e il mio modello è il presidente Ikeda, il suo modo di osservare ogni aspetto della vita dal punto di vista della sua umanità, dal cuore. Nei suoi rapporti con chiunque non si pone mai al di sopra, ma lavora con tutti fianco a fianco e ci incoraggia a essere creativi». Facendo tappa a Bologna il 7 novembre scorso, Herbie Hancock – il pianista considerato uno dei più grandi musicisti di jazz viventi – ha accettato con piacere l’invito della Divisione giovani a visitare il Centro culturale e tenere una riunione di domanda e risposta. Lo accompagnavano Terence Blanchard e James Genus, due musicisti della band che hanno abbracciato da poco il Buddismo. Dopo la recitazione di Gongyo, Hancock ha tratteggiato brevemente la sua esperienza: ha abbracciato il Buddismo nel ’72 al solo scopo di migliorare come musicista per scoprire, in breve, che quell’obiettivo rappresentava solo la “punta dell’iceberg” dei ben più grandi benefici che avrebbe potuto ottenere indirizzando la propria pratica verso gli altri e non solo verso il proprio miglioramento personale. «Oggi recito Daimoku per il coraggio, la saggezza e la compassione». Quando gli è stato chiesto come manifestare la propria creatività senza essere artisti, Hancock ha risposto che l’arte più difficile da padroneggiare è l’arte di vivere, in confronto alla quale la musica è ben poca cosa. «Siamo tutti artisti. Essere umani è essere artisti. Avere a che fare ogni giorno con altri richiede saggezza e compassione, ma ciascuno di noi dipende da ciascun altro, non c’è nessuno che non sia necessario. Molti non se ne rendono conto, ma fortunatamente abbiamo questa pratica per fare emergere la nostra natura di Budda e possiamo condividerla con gli altri». L’incontro ha avuto un forte impatto mediatico: le principali testate giornalistiche della città hanno pubblicato un lusinghiero resoconto insieme a quello del concerto che Hancock e la sua band hanno tenuto la sera stessa. Un risultato che premia l’impegno dei giovani che hanno splendidamente organizzato l’evento pomeridiano e l’umiltà di Herbie Hancock che sembra rifiutare il ruolo di “superstar” per quello, certo più profondamente gratificante, di ambasciatore del Buddismo e del presidente Ikeda.

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