Home BuddismoUn limpido specchio stampa
logosgi
Un limpido specchio

Ascolta l'audio (durata 5 min.)


Percepire la condizione vitale della Buddità nella loro vita rappresenta per i buddisti la sfida più grande. Nell’insegnamento di Nichiren Daishonin, e nella tradizione in cui è inserito, questa è chiamata la pratica di “osservare la propria mente o cuore”. La difficoltà di questa pratica era tale che i praticanti dovevano, secondo la tradizione, dedicare la loro vita esclusivamente alla meditazione.
Lo straordinario contributo del Daishonin fu quello di iscrivere un “limpido specchio” in grado di riflettere perfettamente lo stato di Buddità inerente alla vita, facendo così in modo che tutte le persone, in qualsiasi situazione e di qualsiasi condizione, potessero far emergere e manifestare la loro natura di Budda. Questo “specchio” fu chiamato da Nichiren “Gohonzon”.
La parola giapponese Gohonzon è costituita da due parti: go è un prefisso onorifico mentre honzon significa “oggetto di fondamentale rispetto”, ossia “oggetto principale di fede o di culto”.
A differenza di altre scuole buddiste giapponesi della sua epoca, che usavano come oggetti di culto statue di legno o mandala sui quali erano scolpite o dipinte immagini di Budda o di bodhisattva, Nichiren Daishonin stabilisce come oggetto di culto i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo, la Legge suprema rivelata nel Sutra del Loto. Nel Sutra del Loto si dichiara che è questa la Legge che permette al Budda di essere tale, e il Budda la ripete costantemente, la custodisce nel suo cuore e la trasmette ai bodhisattva. Scrive il Daishonin: «Quando veneriamo Myoho-renge-kyo che è nella nostra vita come oggetto di culto, la natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla nostra recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e si manifesta».
Al centro del Gohonzon si trova l’iscrizione di Nam-myoho-renge-kyo. Sotto questa c’è il nome di Nichiren: ciò esprime la sua convinzione che lo stato di Buddità non è un concetto astratto, ma concretamente manifesto nella vita e nel comportamento degli esseri umani che vivono nel mondo reale. Sui lati degli ideogrammi “Nam-myoho-renge-kyo Nichiren”, il Daishonin include tutti i rappresentanti dei Dieci mondi. Ciò ha lo scopo di indicare che tutte le forme e tutti gli aspetti della vita, illuminati dalla Legge di Myoho-renge-kyo e manifestando le proprie caratteristiche come valori unici, possono vivere in armonia e in simbiosi. La Legge di Myoho-renge-kyo è invisibile, ma il risultato del suo funzionamento si manifesta chiaramente nel momento in cui ogni forma di vita realizza pienamente se stessa in modo armonioso con tutto il resto dell’universo. Questa armonia è la manifestazione dell’oggetto di culto e rappresenta i suoi molti benefici. Infatti mandala è una parola sanscrita che significa “perfettamente dotato di ogni beneficio”, talvolta tradotta come “accumulo di benefici” o “perfettamente dotato”.
Nichiren iscrisse vari Gohonzon per i suoi singoli seguaci e, ai nostri giorni, i praticanti della Soka Gakkai custodiscono nelle loro case una copia stampata del Gohonzon. La pratica del Buddismo di Nichiren consiste nella recitazione di Nam-myoho-renge-kyo davanti al Gohonzon, che consente di armonizzare la propria vita con la natura di Budda da esso riflessa, che ognuno fa emergere da dentro.
Fondamentalmente è il “credere” nel proprio potenziale che mette in grado gli esseri umani di migliorare e avanzare di fronte alle difficoltà. Il Gohonzon rappresenta la concretizzazione della fede nell’illimitato potenziale della vita. La pratica a essa associata è espressione e realizzazione di tale fiducia. In quanto “specchio”, si potrebbe dire che il Gohonzon svolga una doppia funzione. Da una parte aiuta a risvegliarci alla sconfinata ricchezza e potenzialità della vita interiore, dall’altra favorisce l’introspezione, elemento indispensabile per affrontare la nuda realtà della vita che si manifesta in quel momento. Indipendentemente dal proprio credo religioso, il successo di ogni sforzo per guidare la vita verso la realizzazione e il valore dipende largamente dall’abilità a guardare dentro di noi con onestà e coraggio, sia per affrontare le nostre funzioni negative sia per cercare nella nostra vita quelle qualità che abbiamo proiettato su santi e idoli. Sembra che, ora più che mai, la sopravvivenza collettiva dipenda dalla nostra capacità di condurre questo processo di trasformazione interiore.
© Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai 2017 . Tutti i diritti riservati