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LA TRASMISSIONE E L'EREDITÀ DELLA LEGGE MISTICA
A cura dell'Associazione per la Riforma della Nichiren Shoshu e dell'Associazione dei Giovani Preti per la Riforma della Nichiren Shoshu
(Articolo riadattato dalla rivista Deumilauno nr. 51 luglio-agosto 1995)

La trasmissione della Legge è possibile solo quando i credenti sono uniti in perfetta armonia. Oggi la Soka Gakkai è l'unica legittimata a ereditare l’'insegnamento del Daishonin. Questa è la tesi dottrinale del gruppo di preti che, separatosi da Nikken, conduce la sua attività per kosen-rufu a fianco della Soka Gakkai.

La Soka Gakkai è l'unica associazione di laici che, impegnandosi per kosen-rufu in armoniosa unità, realizza, la volontà del Budda. Essa, quindi, può esser considerata il tesoro del prete ed è legittimata a consegnare i Gohonzon.
Nell'Oggetto di culto per l'osservazione della mente Nichiren Daishonin afferma: «Sappiate che questi quattro bodhisattva al tempo di shakubuku appaiono come saggi re che ammoniscono e perseguitano i re privi di saggezza, e al tempo di shoju appaiono come preti che abbracciano e diffondono il corretto insegnamento». (RSND, vol. 1, pg. 335).
Nichikan Shonin così commenta questo brano: «Lo shakubuku da parte dei re saggi è inteso come shakubuku della prova concreta e indica il tempo di “kosen-rufu della relazione positiva” nel quale le persone sono pronte a stabilire un vero legame con il Buddismo. La propagazione da parte dei preti viene indicata, invece, come lo “shakubuku dell'entità della Legge” il cui scopo primario è la rivelazione del “Gohonzon dell'entità della Legge”».
Nichiren Daishonin ha rivelato che il vero scopo del suo avvento era l'iscrizione del Dai Gohonzon delle tre Leggi segrete. Così ha iniziato la propagazione del “Buddismo della semina”. Quest'azione rappresentava la refutazione di tutti gli insegnamenti provvisori, perciò si riferisce a essa come “shakubuku dell'entità della Legge”. Questo ha come scopo la rivelazione del “Gohonzon dell'entità della Legge”, ma il secondo scopo, cioè quello di permettere alle persone di abbracciare la Legge era, secondo lui, il compito delle generazioni future. Ritenendo che non fosse arrivato ancora il momento giusto, il Daishonin ha incaricato le persone del tempo di “kosen-rufu della relazione positiva” di diffondere il Gohonzon per la salvezza di tutti gli esseri umani, come ultimo scopo del suo insegnamento.
La Soka Gakkai ha creato il tempo di “kosen-rufu della relazione positiva” liberando molte persone dalla sofferenza e portando avanti il difficile compito di diffondere il Gohonzon. I patriarchi che hanno realizzato la loro missione rispettando la volontà del Budda, hanno sempre lodato gli sforzi della Soka Gakkai. Nichiko Shonin, 59° patriarca, ha espresso la sua ammirazione per Tsunesaburo Makiguchi che propagò la Legge a costo della sua vita.
Il 65°, Nichijun Shonin, lo ha invece definito: «Un emissario del Budda che ha manifestato questa sua identità attraverso la pratica del Sutra del Loto». Di Josei Toda Nichijun Shonin ha detto: «Egli è stato il presidente che ha convertito 750.000 persone, un numero che corrisponde ai cinque e sette caratteri di Myoho-renge-kyo». Nittatsu Shonin, 66° patriarca, ha riconosciuto il profondo significato del ruolo svolto da Daisaku Ikeda affermando: «Egli, sulle orme dei quattro principali Bodhisattva della Terra, sta avanzando come un generale dello shakubuku».
Alla luce dei brani citati di Gosho, dei discorsi dei vari patriarchi e soprattutto dello sviluppo di kosen-rufu nel mondo, è chiaro che la Soka Gakkai non è semplicemente un gruppo di credenti laici della Nichiren Shoshu, ma piuttosto “un grande ordine buddista”. II 10 luglio 1963 Nittatsu Shonin indirizzò un severo monito a tutti i partecipanti del suo seminario di studi: «Coloro che intenzionalmente calunniano la Soka Gakkai sono persone dalle idee errate che ostacolano il progresso di kosen-rufu. La calunnia è un'offesa che apre il varco all'inferno di incessante sofferenza».
Al momento presente i credenti laici della Soka Gakkai sono gli unici eredi della Legge del Budda originale. La loro associazione dovrebbe essere considerata come l'incarnazione del “tesoro del prete”. Nel suo significato specifico il termine “tesoro del prete” è riferito a Nikko Shonin. In senso generale è riferito ai preti e ai laici che grazie alla fede e alla pratica ereditano la Legge.
“Prete” in sanscrito si dice sangha: il termine non è riferito solo a coloro che abbracciano la vita clericale, ma anche ai laici. Ai tempi di Shakyamuni le decisione prese dal sangha dovevano ricevere l'approvazione dell'intera comunità buddista. L'intera comunità dei credenti, che aveva ricevuto l'appellativo di “tesoro del prete”, rivestiva un ruolo di grande importanza.
In origine, quindi, il termine “prete” era riferito a tutta la collettività dei discepoli. Quando il Buddismo venne introdotto in Cina, “prete” divenne l'appellativo dei singoli monaci. Nikko Shonin esortava i seguaci con queste parole: «Finché non sarà realizzato kosen-rufu, propagate con tutte le forze senza risparmiare la vita stessa!».
Solo la Soka Gakkai sta portando avanti concretamente quest'incarico. Noi preti riformisti sentiamo di condividere con la Soka Gakkai la missione di realizzare kosen-rufu e di appartenere a un unico corpo di credenti.
Eredità e discendenza
Per chiarire l'attuale situazione del clero dobbiamo fare una distinzione tra “eredità” e “trasmissione” da un lato e “discendenza” dall'altro. I primi due termini si riferiscono all'eredità e alla perpetuazione dell'insegnamento. Il 67° patriarca Nikken, in quanto tale, ha ricevuto “l'eredità della Legge” e il compito di “trasmissione” della Legge.
La parola “discendenza” ha invece a che vedere con lo spirito della fede e con il mantenimento della relazione maestro (Nichiren Daishonin) – discepolo.
Il patriarca che perdesse di vista lo spirito della fede e la relazione che lo lega al proprio maestro, interromperebbe la “linea di discendenza”. Nella storia del clero ci sono stati patriarchi come Nichikan Shonin che hanno dedicato la propria vita alla perpetuazione della Legge e patriarchi come Nissei che hanno commesso l'offesa di erigere statue al Budda Shakyamuni. Non tutti i patriarchi sono stati dei “corretti maestri”.
Nikko Shonin ammonisce severamente chi segue colui che si allontana dal sentiero della relazione maestro-discepolo tracciato dal Daishonin: «Non seguite il patriarca che, mantenendo dei punti di vista personali, va contro la Legge del Budda». E prosegue: «Se un patriarca dalla saggezza e dalla pratica profonde interrompesse la propria astinenza sessuale, non dovrebbe essere destituito, ma rimanere nel clero come semplice prete. Nella storia del Buddismo il criterio per stabilire la validità della dottrina è sempre derivato dalla presenza in essa della fede nel Budda. La vera “discendenza” è caratterizzata da questo tipo di fede e non dalla “trasmissione” della dottrina.
Nessuno tra coloro che il Daishonin chiama “corretti maestri” ha svolto delle mansioni direttive nelle scuole buddiste della propria epoca. Kumarajiva, T'ien-t'ai o Dengyo hanno sviluppato una relazione diretta con Shakyamuni attraverso lo “studio” dei sutra e attraverso la propria vita, arrivando così a comprendere la vera Legge ed il vero insegnamento per la propria epoca, senza assumersi il compito di trasmetterli.
Nichiren Daishonin ci mette in guardia dal pericolo delle false “trasmissioni” della dottrina affermando: «Sono da considerarsi nel vero solo coloro che ricevono l'insegnamento dalla viva voce dei maestri, mentre quelli che, nelle epoche successive, ricercano e investigano da soli non meritano considerazione alcuna? Se fosse così dovremmo gettar via tutti i sutra e seguire solo gli insegnamenti trasmessi oralmente dalle quattro schiere dei bodhisattva (…). Potrebbe una persona buttar via il testamento lasciatogli dai genitori per iscritto e fidarsi di dichiarazioni fatte a voce? Sono i commentari del Gran Maestro Dengyo scritti di così poco conto, mentre gli insegnamenti orali del Gran Maestro Jigaku la sola guida alla verità?».
Il clero attuale confonde il significato di “eredità” e “trasmissione” con “discendenza”: quest'ultima esiste solo in una fede pura. Cercando di far apparire infallibile la figura del patriarca il clero perde completamente di vista questo spirito.
Nikken, abusando della propria autorità, ha scomunicato la Soka Gakkai che sta attuando il mandato del Budda di realizzare kosen-rufu su scala mondiale, quindi, in realtà, sta bloccando questo processo. È un errore pensare che il “diritto di successione” sia una prerogativa esclusiva del patriarca.
Nel Gosho non c'è alcuna menzione a sostegno di un'autorità assoluta del patriarca nelle questioni riguardanti i Gohonzon. Nichiren ha voluto invece che la strada per l'ottenimento della Buddità fosse aperta a tutti.
Nell’Eredità dell'Ultimo giorno della Legge scrive: «Io Nichiren ho cercato di risvegliare tutto il popolo del Giappone alla fede del Sutra del Loto in modo che anch'esso potesse condividerne l'eredità e conseguire la Buddità» (RSND, vol. 1, pg. 190).
Consideriamo ancora il significato della parola “trasmissione”. Il contenuto delle “lettere di trasmissione” era, nei tempi antichi, noto solo ai patriarchi. In epoche successive esso fu reso noto a tutti i credenti. Attualmente questi documenti sono stati messi in circolazione e, grazie alla semplicità del loro contenuto, possono essere letti e studiati senza problemi.
Nittatsu Shonin, parlando del contenuto della sua lettera di trasmissione, ha spiegato: «Poiché Hori, Nichiko Shonin, ha già rivelato ogni cosa, non vi è niente in essa da considerarsi speciale». Lo stesso Nikken affermò: «Per quanto riguarda i contenuti della trasmissione tutti sanno che non vi è niente di segreto». Il clero è al corrente di questa situazione. È falso quindi affermare che esista un qualche misterioso insegnamento che può essere trasmesso solo al patriarca. Durante un suo corso di lezioni, Nikken ha parlato invece dell'esistenza di speciali regole di trasmissione scritta ed orale.
L'essenza della legge di trasmissione è costituita dalle tre grandi Leggi segrete che sono la matrice dell'insegnamento essenziale del Sutra del Loto. Nei commentari e nel Rokkan-sho di Nichikan Shonin non vi è nessuna tesi a sostegno dell'esistenza, oltre a questo, di un qualche segreto insegnamento sulla trasmissione.
Alcuni componenti del clero sostengono che “l'eredità dell'entità della Legge” si può trasmettere solo da patriarca a patriarca e, secondo la loro tesi, il patriarca ha un'autorità assoluta sui Gohonzon. Partendo dall'insegnamento originale del Daishonin, invece, secondo il quale tutti possiedono il diritto ereditario di ottenere l'Illuminazione, questa visione è falsa.
Il 56° patriarca, Nichio Shonin, ha definito il Dai Gohonzon come “l'entità di trasmissione della Legge”. Nella sua esegesi sul Totaigi sho (L'entità della Legge mistica), Nichikan Shonin sostiene: «Nel raggiungere l'Illuminazione davanti all'Oggetto di culto della Legge, le nostre vite manifestano la realtà essenziale rappresentata dal Dai Gohonzon dell'alto Santuario del Buddismo di Nichiren Daishonin.
Tutto questo accade grazie alla potente funzione del Daimoku» (Commentario al Gosho di Nichikan Shonin). Grazie al potere del Daimoku le nostre vite manifestano l'essenza del Dai Gohonzon e tutti i discepoli, preti e laici, possono ricevere “l'eredità dell'entità della Legge”. Non possiamo proprio dire, quindi, che l'entità della Legge sia trasmessa solo al patriarca.
L'apertura degli occhi
La Soka Gakkai sta consegnando ai suoi membri il Gohonzon iscritto da Nichikan Shonin, un patriarca che ha sempre mantenuto una fede pura secondo lo spirito del Daishonin. Le persone che riceveranno questo Gohonzon hanno una profonda relazione karmica con questo patriarca. Questo okatagi Gohonzon ha come matrice una trascrizione del Dai Gohonzon fatta da Nichikan. È dotato degli stessi poteri dei Gohonzon consegnati fino ad ora. Nella storia della Nichiren Shoshu, molti templi hanno creato degli okatagi dai Gohonzon in loro possesso per consegnarli ai credenti laici.
Questo Gohonzon si differenzia dagli altri solo perché non ha ricevuto l'approvazione dell'attuale patriarca. Ma se fosse il patriarca a infondere nel Gohonzon la linfa vitale della Legge ne deriverebbe che un Gohonzon privo della sua approvazione non avrebbe valore e funzione. Nel Gosho non si trovano, però, giustificazioni per questo punto di vista.
Nichiko Shonin insegna: «Noi riceviamo la linfa vitale della Legge direttamente dal Budda originale grazie al potere della nostra fede» e «la linfa della Legge scorre direttamente dal Budda originale ai suoi discepoli».
Non riceviamo quindi spirito vitale della Legge dai suoi successori. “La linfa vitale della Legge” che proviene dal Budda originale Nichiren Daishonin, scorre nella Soka Gakkai grazie alla fede che la sostiene. Chi ha assistito alle cerimonie funebri condotte dalla Gakkai ha potuto notare l'aspetto “illuminato” dei defunti, esattamente come è descritto nel Gosho.
Veniamo ora a esaminare il significato di “apertura degli occhi” (kaigen). Non è necessario condurre una speciale cerimonia per «infondere l'anima al Gohonzon». Nichikan al riguardo sostiene: «Se ciascuno esercita i propri poteri di pratica e di fede, sta perfezionando la tecnica per osservare la propria mente e per ottenere l'Illuminazione attraverso i poteri del Budda e della Legge».
È attraverso i poteri della pratica e della fede di chi venera il Gohonzon che si manifestano i poteri del Budda e della Legge. Questo è il senso dell'espressione “apertura degli occhi”. Nichio Shonin afferma: «Non facciamo del Gohonzon il nostro oggetto di culto per il suo valore di rotolo di pergamena o per l'opera di calligrafia in esso contenuta, ma per la sua funzione e per la realtà ultima che rappresenta».
Il Gohonzon è quindi la manifestazione del vero intento del Budda originale e della realtà ultima dell'universo. Per usare un'espressione impropria, il Gohonzon potrebbe essere definito “una pergamena dalle potenzialità illimitate”. Quando veneriamo il Gohonzon attraverso la fede e la pratica corrette, risvegliamo i poteri del Budda e della Legge e lo stesso Gohonzon manifesta lo stato di Buddità secondo il principio “dell'Illuminazione delle piante” (somoku jobutsu).
Nichikan Shonin afferma al riguardo: «Quando comprendiamo il principio di Illuminazione delle piante percepiamo che il Gohonzon iscritto dentro di noi, è l'incarnazione vivente del Budda di ichinen sanzen esistito sin dal tempo senza inizio». L'“apertura degli occhi” del Gohonzon si attua attraverso la pratica e la fede, allora il Gohonzon si manifesta come il Budda vivente. In ultima analisi solo la fede dell'individuo, dunque, può “aprire gli occhi” del suo Gohonzon. Alla luce di ciò che è stato detto finora si deduce chiaramente che i Gohonzon consegnati dalla Soka Gakkai sono dotati di tutti i poteri che permettono alle persone di ottenere la Buddità “nella loro forma presente” (sokushin jobutsu).
Clero e laici
Nei 700 anni di storia della Nichiren Shoshu, il clero ha lottato per proteggere e conservare il Dai Gohonzon e per preparare il terreno allo shakubuku. Per questi motivi Nichijun Shonin ha sostenuto: «Dobbiamo considerare i primi 700 anni della storia del clero come un periodo di ferrea protezione del Buddismo di Nichiren Daishonin e di preparazione del tempo di kosen-rufu».
La situazione si è completamente trasformata con la comparsa della Soka Gakkai. Si è entrati nella tanto attesa epoca “dello shakubuku della sostanza”.
Nichijun Shonin continua nei suoi scritti: «II fatto che siamo entrati in un tempo di propagazione senza precedenti, segna la fine di un'epoca che va dagli inizi dell'insegnamento del Daishonin sino a oggi. Non posso fare a meno di credere che vi sia una profonda relazione tra “tempo” e diffusione della vera Legge». Nichijun Shonin ha acutamente compreso che la Soka Gakkai ha ereditato la volontà e il mandato del Budda di realizzare kosen-rufu e che la sua comparsa segna l'inizio di una nuova fase nella storia del Buddismo.
L'inizio di quest'epoca di propagazione sarà accompagnato da un passaggio di funzioni dal clero ai laici. Alla “chiusura” seguirà l'“apertura” e alla “discriminazione” l'“uguaglianza”. L'autoritarismo manifestato dall'attuale patriarca può essere considerato una delle ultime vestigia dell'epoca «della conservazione della Legge» che ha preceduto l'avvento della Soka Gakkai.
In quell'epoca l'obiettivo primario era la protezione e la conservazione del Gohonzon. Per prevenire scismi e confusioni riguardo al vero Oggetto di culto era necessario concentrare in un'unica figura (il patriarca) autorità e diritti sul Gohonzon. Ciò era definito «trasmissione ricevuta da un'unica persona». Nel XV secolo, il patriarca Nichiin Shonin proclamava: «Solo il capo dei credenti dovrebbe ricevere l'eredità e trascrivere il Gohonzon, non altri. Due Budda non compaiono contemporaneamente in uno stesso mondo».
Questo era il metodo migliore per evitare confusioni dottrinali durante la preservazione della Legge. Non neghiamo la validità dell'operato del clero che ha protetto la Legge. Se però consideriamo i meriti e i demeriti di un patriarca che, in un'epoca dì propagazione, monopolizza la consegna dei Gohonzon con la propria autorità, i secondi sovrastano i primi. In base alla dottrina delle tre grandi Leggi segrete ognuno può avvicinarsi al Gohonzon grazie alla propria fede, senza un patriarca che faccia da intermediario.
Proclamiamo la fine dell'epoca in cui il patriarca possedeva la suprema autorità su Gohonzon e dottrine religiose e diamo il benvenuto all'epoca in cui i credenti della Soka Gakkai proteggeranno e propagheranno il Gohonzon in accordo con lo spirito del Daishonin.
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