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Il Sutra del Loto, ovvero una dottrina per la riforma interiore
di Yoichi Kawada direttore dell'istituto di Filosofia Orientale di Tokyo

Un famoso brano del terzo capitolo del Sutra del Loto, intitolato Parabola, afferma: «Perchè questi esseri viventi non sono ancora sfuggiti alla nascita, alla vecchiaia, alla malattia e alla morte, ai tormenti e alle sofferenze, ma ardono nella casa in fiamme del triplice mondo...»1. Il mondo di saha in cui viviamo è dunque così traboccante di sofferenza da apparire come una casa in fiamme, le cui lingue di fuoco rappresentano simbolicamente il nostro egoismo e i nostri desideri terreni.
A ben vedere, il rischio che il nostro pianeta si trasformi in una reale “casa in fiamme” esiste ancora, anche se la guerra fredda è ormai parte del passato e la guerra del Golfo si è conclusa nel giro di poche ore. Dato che esistono vasti arsenali nucleari e che la produzione di armi ad alto livello tecnologico è in costante sviluppo, in ogni istante potrebbe scoppiare una guerra globale.
Inoltre, l’ecosistema terrestre potrebbe essere distrutto dalla contaminazione radioattiva provocata da incidenti nucleari come quello di Chernobyl, dal progressivo aumento della temperatura del pianeta, dalla riduzione dello strato di ozono, dalla crescente desertificazione, dalle piogge acide, da condizioni climatiche anomale: tutte minacce che oscurano il futuro dell’umanità.
Nonostante questi problemi, gli esseri umani sono avvolti dalle “fiamme dell’avidità e dell’egocentrismo”, che divampano con forza crescente. L’egoismo, che si sviluppa nelle relazioni tra individui come in quelle tra gruppi etnici e nazioni, ha provocato un enorme dislivello economico fra il nord e il sud del pianeta, nonché violazioni dei diritti umani e discriminazioni razziali, spingendo l’umanità verso l’agonia.
La comunità mondiale
L’umanità ha tentato, e tenta tuttora, di trovare delle vie di uscita dalla “casa in fiamme”, per esempio perseguendo l’ideale di un nuovo ordinamento mondiale attorno alle Nazioni Unite che trascenda gli interessi delle singole nazioni e che limiti la sovranità degli stati. Mi sembra che questo ideale coincida perfettamente con il concetto buddista di “comunità mondiale”: una comunità composta da persone che il Buddismo non identifica come appartenenti a una specifica razza o nazione, ma come “persone delle quattro direzioni” (nord, sud, est, ovest). Un principio che contiene in sé un ideale cosmopolita.
Anche il dottor Radhakrishnan ha affermato che occorre educare le generazioni future a diventare cittadini del mondo, perché questa è la premessa per creare una “comunità mondiale”.
Il Sutra del Loto, che rappresenta il momento più alto del Buddismo mahayana, è la quintessenza del pensiero spirituale indiano. In esso sono racchiuse la saggezza e la compassione di Shakyamuni, che si illuminò alla verità della vita e dell’universo. Da oltre duemila anni il Sutra del Loto vive nel profondo del cuore delle persone di tanti paesi e guida l’evoluzione del continente asiatico.
Si tratta di un testo che, come molti sanno, ha avuto una profonda influenza non soltanto nell’ambito del Buddismo, ma in molti altri settori dell’agire umano, come la filosofia, l’etica, l’arte, la letteratura, l’educazione, la medicina e finanche la tecnologia. Nel terzo capitolo del Sutra del Loto Shakyamuni spiega: «Io sono il padre di tutti gli esseri viventi e devo liberarli dalle loro sofferenze; devo offrire loro la gioia della saggezza incommensurabile e illimitata del Budda in modo che possano godere.»2.
La saggezza e la compassione del Budda Shakyamuni, racchiuse in questo Sutra, per oltre due millenni hanno favorito il rinnovamento spirituale e sociale di molte nazioni asiatiche. Ma oggi, alle soglie del ventunesimo secolo, come si può evitare che l’umanità e la stessa terra restino imprigionate nella “casa in fiamme” dell’annichilimento? Che valore ha il Sutra del Loto per la nostra epoca?
Desiderando trovare delle risposte a queste domande, ho suddiviso il Sutra in quattro concetti principali. Il primo è la “mistica Legge dell’unico Veicolo”; il secondo il “Budda eterno”; il terzo la “Cerimonia nell’aria” e il quarto la “Via della pratica del bodhisattva”. Il primo e il secondo sono concetti che risalgono all’interpretazione tradizionale basata sulla traduzione in cinese del testo a opera di Kumarajiva. Il terzo concetto, la Cerimonia nell’aria, si basa sul Buddismo di Nichiren Daishonin, mentre il quarto nasce da una visione prospettica dell’evoluzione del Sutra del Loto.
Attenendomi al Sutra stesso, vorrei anche prendere in esame una serie di interrogativi che lo riguardano. Ad esempio, qual è stata la sua evoluzione oltre i confini spirituali dell’India? Come è stato trasmesso il suo messaggio attraverso le varie traduzioni nel corso della storia? È anche necessario esaminare il rapporto che intercorre fra i quattro concetti principali sopra indicati e i grandi temi contemporanei come la pace, l’ambiente, i diritti umani e la federazione mondiale. Occorre, in altri termini, considerare il potenziale futuro di questo testo.
L’unico Veicolo e il Budda eterno
Il Sutra del Loto è una straordinaria rappresentazione: descrive l’immensa compassione di Shakyamuni e il modo in cui egli, rivelando la verità della vita e dell’universo che aveva compreso, conduce tutti i comuni mortali all’Illuminazione. Ed è anche una rappresentazione della vita: esplorando gli aspetti più intimi e profondi dell’esistenza illumina la realtà dell’“universo interiore” che si cela in ogni individuo, la natura di Budda, quella che nel Sutra del Loto viene chiamata “saggezza del Budda” e che equivale alla legge fondamentale dell’universo.
Nel prologo troviamo riuniti sul Picco dell’Aquila, lo scenario in cui il Sutra è ambientato, decine di migliaia di esseri: quelli del mondo di umanità, gli otto tipi di dei celesti, i bodhisattva e i bhiksu. Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, che aveva studiato approfonditamente il Sutra durante la sua prigionia (al tempo della seconda guerra mondiale), intuì che gli esseri riuniti al Picco dell’Aquila erano in realtà manifestazioni del mondo interiore, o “universo interiore”, di Shakyamuni. Nei capitoli che vanno dall’undicesimo al ventiduesimo troviamo poi una dettagliata descrizione della Cerimonia nell’aria: improvvisamente un enorme stupa impreziosito con sette tipi di gioielli – la Torre Preziosa – emerge dalla terra nel momento in cui Shakyamuni dà prova dei suoi mistici poteri sollevando a mezz’aria l’intera assemblea riunita al Picco dell’Aquila.
La grandiosa rappresentazione della vita descritta nel Sutra del Loto ha dato luogo a svariate interpretazioni da parte di numerosi studiosi buddisti. Analisi e studi esaustivi furono condotti in India da Nagarjuna e Vasubandhu, e in Cina da Tao-sheng e Fa-yun – discepoli di Kumarajiva che aveva tradotto in cinese il Sutra del Loto (Saddharma-pundarika-sutra, in sanscrito) – e più tardi da T'ien-t'ai. Nonostante alcune differenze, peraltro su argomenti minori, è importante constatare che tutti questi studi convergono su numerosi punti.
Insieme rappresentano la cosiddetta interpretazione tradizionale, che, a mio avviso, non solo ha prodotto un’eccellente analisi strutturale dei ventotto capitoli del Sutra del Loto ma ha anche acutamente individuato le idee più importanti in esso contenute. Va tenuto presente, tra l’altro, che il dodicesimo capitolo, relativo a Devadatta, fu tradotto in cinese intorno al periodo di T'ien-t'ai.
T'ien-t'ai suddivise il Sutra del Loto in due parti, tracciando una linea di demarcazione fra il quattordicesimo capitolo, intitolato Pratiche pacifiche, e il quindicesimo, intitolato Emergere dalla terra. Definì la prima parte insegnamento teorico e la seconda parte insegnamento essenziale. Analizzò anche la struttura del Sutra da un’altra prospettiva, considerandolo come fosse suddiviso in tre sezioni: preparazione, rivelazione e trasmissione.
Il motivo di questa suddivisione del testo in due parti era dovuto al fatto che, secondo T'ien-t'ai, i due concetti essenziali in esso contenuti – la mistica Legge dell’unico Veicolo e il Budda eterno – venivano spiegati il primo nella prima parte, soprattutto nel secondo capitolo intitolato Sul mezzo, il secondo nella seconda parte, in particolare nel sedicesimo capitolo, intitolato Durata della vita del Tathagata. Anche molti altri studiosi buddisti condividevano questa opinione.
Soffermiamoci ora su questi due concetti essenziali. Il Sutra del Loto insegna che tutti i fenomeni dell’universo sono interdipendenti, o di “origine dipendente”, e in costante mutamento cioè “non sostanziali” (shuniata in sanscrito) pur componendo un unico insieme. Il secondo capitolo si sofferma su questo concetto, e nella traduzione di Kumarajiva tale interrelazione fra tutti i fenomeni viene descritta attraverso dieci aspetti esistenziali e fenomenici: le “dieci qualità” o i “dieci fattori della vita”.
Questi fattori esprimono l’interdipendenza di tutti i fenomeni, dove è possibile rinvenire un unico principio unificante che racchiude sia la vita che l’universo: è la natura di Budda che pulsa nell’“universo interiore” e che, nell’interpretazione di Kumarajiva, viene definita “mistica Legge dell’unico Veicolo”.
Shakyamuni prosegue poi la sua esposizione illustrando lo scopo del suo avvento, ovvero la sua missione (“l’unica grande ragione”): risvegliare la saggezza del Budda in tutte le persone, rivelare questa saggezza, fare in modo che tutti gli esseri la conoscano e ne siano consapevoli. I quattro ideogrammi cinesi utilizzati per esprimere questo concetto hanno rispettivamente il significato di aprire, indicare, illuminare ed entrare. In altre parole: tutti i Budda appaiono in questo mondo per insegnare agli esseri umani che la natura o saggezza di Budda esiste in ognuno.
E per insegnare che tale saggezza può, attraverso l’universo interiore, raggiungere le profondità di tutti i fenomeni dell’universo e operare in armonia con essi. I Budda quindi risvegliano tutti gli esseri umani alla verità unificante dell’universo e dell’esistenza, ovvero la mistica Legge dell’unico Veicolo, e fanno in modo che essi ne diventino consapevoli.
Lo stesso vale per il Budda Shakyamuni, che afferma: «Sappi Shariputra che all'inzio ho fatto il voto di rendere tutte le persone uguali a me, senza alcuna distinzione tra noi (...)»3. Shakyamuni dichiara dunque di voler indicare a tutte le persone la via verso la Buddità, rendendole così uguali a lui: questa sua affermazione è un’espressione del principio di fondamentale uguaglianza che pervade tutto il Sutra.
Che la dottrina buddista consideri fondamentale il principio dell’uguaglianza è dimostrato proprio nel Sutra del Loto, dove anche le persone dei due Veicoli – le persone del mondo di Apprendimento e le persone del mondo di Realizzazione –, cadute preda del nichilismo, ottennero l’Illuminazione allo stesso modo dei bodhisattva, che si dedicano compassionevolmente alla salvezza degli altri esseri umani. Questo concetto, definito “raggiungimento della Buddità da parte delle persone dei due Veicoli”, è contenuto nei capitoli che vanno dal terzo, Parabola, al nono, Predizioni conferite ai novizi e ai discepoli anziani.
La verità universale, o Legge mistica dell’unico Veicolo, risiede dunque nel mondo interiore di ogni individuo. Sono convinto che questo fondamentale principio di uguaglianza sarà linfa vitale per un solido humus spirituale che produrrà la coscienza dell’eguale dignità di tutti gli esseri umani, al di là delle differenze di razza, nazionalità, sesso, occupazione, status sociale, e via dicendo.
Daisaku Ikeda propone di affermare il principio dell’“universalità innata o interiore” come “metodo” per risolvere i conflitti etnici che oggi dilagano in tutto il mondo. Il concetto di “universalità interiore” è qui confrontato con quello di “universalità esteriore”. Il primo, infatti, esplora il mondo interiore che ciascun individuo possiede e ne scopre l’universalità, mentre il secondo ricerca l’universalità negli aspetti esteriori degli esseri umani.
La storia dimostra che i sistemi di ispirazione socialista, come il liberalismo o il socialismo, hanno fallito perché hanno tentato di trascendere i confini nazionali e razziali facendo riferimento agli aspetti esteriori degli individui. E il loro fallimento ha avuto conseguenze negative. La lezione della storia rende quindi evidente che la proposta di un approccio “interiore” all’individuo può rappresentare un’alternativa degna di attenta considerazione.
Credo fermamente che questa incessante ricerca della dimensione universale nell’intimo dell’esistenza umana permetterà al nostro cuore di superare i confini esterni che delimitano gli individui, le razze, gli stati. E permetterà di protenderci verso la vita cosmica, cioè verso la Legge mistica dell’unico Veicolo rivelata nel Sutra del Loto, nucleo della filosofia indiana.
Sono convinto che se ci si basa sulla consapevolezza di questa dimensione più profonda si può condurre un’esistenza di libertà e di uguaglianza, e superare persino le differenze di carattere etnico e nazionale. Non dobbiamo considerare la mistica Legge dell’unico Veicolo, ossia la verità unificante della vita e dell’universo, come un concetto astratto o pura teoria: essa è contenuta nell’entità eterna, che si manifesta nelle attività vitali di tutti gli esseri senzienti che popolano il mondo reale. È proprio questo il concetto di Budda eterno rivelato nella seconda parte del Sutra del Loto, precisamente nel capitolo sedicesimo intitolato Durata della vita del Tathagata.
In questo capitolo si spiega che la vera identità di Shakyamuni – inteso come figura storica – è la personificazione della vita eterna. In altri termini: la vita cosmica eterna, o Budda eterno, si manifesta in un essere umano che è Shakyamuni. Qui, infatti, egli spiega: «Invece, uomini devoti, sono trascorsi innumerevoli, infinite centinaia di migliaia, di miriadi di milioni di nayuta di kalpa da quando ho realmente conseguito la Buddità»4.
Segue queste parole la descrizione di un arco temporale costituito da “cinquecento kalpa di particelle di polvere”, in cui ciascuna delle particelle di polvere di innumerevoli galassie rappresenta un kalpa, unità di misura temporale che secondo alcuni equivale a circa 16 milioni di anni. Descrizione che implica l’eternità della vita del Budda: per rivelare che Shakyamuni stesso è la manifestazione del Budda eterno vengono infatti adoperate unità di misura temporale immense, che vanno ben al di là di quelle adottate dalla moderna scienza astronomica.
Nello stesso capitolo si dichiara inoltre che la vita del Budda è inesauribile e che continuerà nell’infinito futuro: «Uomini devoti, in origine ho praticato la via del bodhisattva e la durata della vita che ho acquisito allora non si è ancora esaurita; anzi, durerà per un periodo di tempo doppio di quello trascorso fino ad ora».5.
Il Budda eterno, dunque, racchiude in sé ed esprime la vita cosmica che pervade l’universo esteriore e l’universo interiore di tutti gli esseri umani. Ma la sua vita, che include un arco temporale pari ai “cinquecento kalpa di particelle di polvere”, si proietta anche nell’infinito futuro: ciò sta a significare che l’eternità è contenuta e concentrata nel singolo istante presente, e si manifesta nel mondo reale.
Il Budda eterno, infatti, appare nel mondo pieno di sofferenza sotto forma di molteplici Budda e bodhisattva, secondo la promessa fatta nel passato. La “vita eterna”, del resto, non è una condizione isolata che esiste in qualche luogo lontano dal mondo in cui viviamo. Essa pulsa nel regno fenomenico, lo pervade e inonda questo mondo di gioia infinita: si manifesta anche in questo preciso istante. Il principio di Budda eterno permette di integrare l’istante presente con l’eternità, e di conseguenza sublima la contrapposizione dialettica tra i due concetti di tempo storico e tempo trascendente trasportandoli su di una dimensione più elevata.
È naturale chiedersi quale contributo spirituale questo concetto possa offrire alla società moderna e all’umanità intera. Sono convinto, innanzitutto, che esso renda le persone capaci di percepire l’eternità e l’infinita gioia che esistono nel loro mondo interiore, consentendo loro di superare i limiti del secolarismo e del materialismo che caratterizzano l’epoca attuale.
Non v’è dubbio che il materialismo sia fonte di egoismo e di desideri terreni. Ma se gli esseri umani riusciranno a essere sempre più consapevoli delle diverse espressioni della forza vitale nel mondo fenomenico, e ad affinare la capacità di percepire la dimensione infinita dello spazio e del tempo, allora riusciranno anche a trasformare il loro stile di vita. Una volta risvegliati alla dimensione eterna della vita «gli esseri viventi sono felici e a proprio agio»6 e quando la morte si avvicinerà non costituirà più motivo di paura e di inquietudine: sarà soltanto una dipartita verso la pace, dove la vita individuale si fonde con la vita eterna dell’universo.
Il cammino verso una morte serena, che è comprensione dell’eternità di vita e morte, ci fornirà indizi essenziali alla soluzione dei problemi etici del nostro tempo. Quando questo concetto di eternità si sarà affermato, il nostro mondo – che attualmente poggia sulle fondamenta del moderno materialismo occidentale – subirà una grande trasformazione.
E la nostra comunità saprà dare un nuovo corso al processo di civilizzazione, stimolando le persone a scoprire il grande valore e l’immenso potenziale racchiusi nello spirito umano. Sono quindi convinto che la filosofia indiana, dove si trova il concetto di Budda eterno, possa notevolmente contribuire a modificare l’orientamento materialistico dell’odierna civiltà, così assorbita dal progresso scientifico e tecnologico.
La Cerimonia nell’aria - L’assemblea delle emanazioni del Budda
La prima parte dell’esposizione del Sutra avviene in un luogo chiamato Picco dell’Aquila (Gridhrakuta, in sanscrito), poi prosegue in un “luogo” sospeso nell’aria durante la Cerimonia nell’aria e si conclude dopo il ritorno sul Picco dell’Aquila. Questo “percorso narrativo” è conosciuto come “le tre assemblee nei due luoghi”.
Nichiren Daishonin ha voluto chiarire il profondo significato della Cerimonia nell’aria, che inizia nella seconda metà dell’undicesimo capitolo (L'apparizione dellla torre preziosa) e prosegue fino al ventiduesimo Affidamento. Il brano che segue è tratto dall’inizio dell’undicesimo capitolo: «A quel tempo al cospetto del Budda apparve una torre decorata di sette tesori, alta cinquecento yojana, larga e profonda duecentocinquanta che emersa dalla terra, si librava sospesa nell'aria. Era adornata con oggetti preziosi di ogni genere (...)».7.
Nella Torre Preziosa è seduto il Budda dai molti tesori (Taho, ndt), venuto da un mondo situato molto lontano a est (lontano un numero incalcolabile di mondi). Il Budda dai molti tesori, che da lunghissimo tempo è entrato nel Nirvana, rappresenta il Budda del passato, mentre Shakyamuni rappresenta il Budda del presente. L’apparizione dei due Budda nello stesso momento sta a significare che presente e passato si integrano in un’unica dimensione temporale. Shakyamuni, allora, riunisce intorno a sé i Budda provenienti dai mondi delle dieci direzioni, i quali non sono altro che le sue emanazioni. Questo suo gesto sta a indicare l’integrazione spaziale dell’universo.
Dunque il tempo eterno e lo spazio infinito si fondono in una unica realtà specificamente nel momento in cui Shakyamuni espone i suoi insegnamenti sul Picco dell’Aquila. Proprio per rappresentare questa integrazione di spazio e tempo Shakyamuni entra nella Torre Preziosa, si siede accanto al Budda dai molti tesori e inizia a pregare. Ma che significato ha la Cerimonia nell’aria, in cui i due Budda siedono l’uno accanto all’altro nella Torre Preziosa, all’interno del Sutra del Loto?.
Nichiren Daishonin insegna che lo stato di Buddità esiste nell’universo interiore di ogni essere umano, dove pulsa in eterno. Le immense dimensioni della Torre Preziosa, alta 500 yojana e larga 250 yojana (quasi la metà del globo terrestre), esprimono la grandezza della nostra vita nello stato di Buddità. I sette tipi di gioielli che adornano la Torre simboleggiano le virtù, la compassione, la saggezza e le altre caratteristiche del Budda.
Alla luce di ciò, la Torre Preziosa rappresenta la Legge mistica dell’unico Veicolo o il Budda eterno. Nichiren Daishonin spiega inoltre il significato dei Budda presenti alla Cerimonia attraverso il concetto dei “tre corpi” del Budda o delle “tre proprietà illuminate”. Afferma che Shakyamuni rappresenta il corpo di beatitudine, che significa profonda saggezza, il Budda dai molti tesori rappresenta il corpo della Legge, o verità fondamentale, mentre le emanazioni del Budda rappresentano il corpo manifesto, che esprime grande compassione. Nichiren Daishonin ha iscritto tutto ciò nel mandala che contiene ed esprime la vita dell’universo, basandosi su questa interpretazione della Cerimonia nell’aria.
Vorrei ora soffermarmi sulle implicazioni filosofiche e cosmologiche di questa descrizione della Torre Preziosa e della Cerimonia nell’aria, prescindendo per il momento dal suo significato religioso. La terra da cui emerge la Torre Preziosa – intesa come vita dell’universo – rappresenta il mondo fenomenico. La frase “emergente dalla terra” indica che la Torre Preziosa compare innalzandosi dalle profondità del mondo fenomenico e trascende i limiti di spazio e di tempo.
In altre parole questa Torre, che esiste nell’universo interiore di ogni essere umano, irrompe nell’universo fenomenico (o universo esteriore), dove gli esseri umani sono impegnati in innumerevoli attività, lo trascende e lo pervade. Il vero significato della Torre Preziosa, quindi, è riposto in questa “trascendenza interiore”. Pur rimanendo sospesa a mezz’aria, nella dimensione assoluta di shuniata, la Torre non è mai distante o separata dal reale mondo fenomenico.
Proprio perché supera le dimensioni di spazio e tempo, pervade l’intero universo e si manifesta nell’aspetto dinamico di ogni forma di vita. Trascendenza e immanenza vengono così a coincidere.
L’assemblea delle emanazioni del Budda è l’assemblea dei rappresentanti di tutte le forme di vita esistenti. Tutti gli esseri viventi del cosmo – i Budda e gli altri esseri nei nove mondi – e anche le terre delle dieci direzioni da cui provengono le emanazioni del Budda, si riuniscono: sono tutte espressioni dell’esistenza di civiltà extraterrestri e della presenza di vita nell’intero universo, come affermano gli astronomi contemporanei. Nel Sutra del Loto si trova una prospettiva cosmologica davvero perspicace.
Dunque l’assemblea delle emanazioni del Budda che compare durante la Cerimonia nell’aria include non solo gli esseri che vivono sulla terra ma anche quelli che vivono su altri pianeti, nella nostra come in altre galassie. In tutto l’universo esistono forme di vita di tutti i tipi, dotate o meno di intelletto: tutte hanno radici nella vita cosmica eterna e formano una rete di relazioni reciproche.
L’umanità si sta finalmente rendendo conto che tutti gli appartenenti al suo consorzio sono interdipendenti fra loro, un concetto che il Buddismo definisce origine dipendente. Nessun gruppo etnico, nessun paese può esistere completamente isolato dagli altri. La società contemporanea registra, ad esempio, un crescente sviluppo dei legami economici e politici fra le nazioni. Anche i confini fra gli stati, tracciati artificialmente, non hanno più significato se li si considera dal punto di vista della protezione e della conservazione dell’ambiente, dell’ecosistema, dell’atmosfera e degli oceani: gli esseri umani e le altre creature hanno sempre vissuto nell’ambiente terrestre a stretto contatto fra loro.
Dunque l’origine dipendente, o interdipendenza, è la legge dell’intero universo: questo indicano le emanazioni del Budda, e i luoghi da cui esse provengono. Gli esseri umani di questo pianeta dovrebbero quindi per primi comprendere l’importanza di creare una comunità mondiale, per garantire la coesistenza e il benessere generale. Questa idea, a mio avviso, può fornire stimoli e strumenti per rafforzare e riformare il sistema delle Nazioni Unite e indicare la direzione da seguire per giungere alla costituzione di una federazione mondiale.
Se si riflette sul futuro del nostro pianeta in base al significato della Torre Preziosa e dell'assemblea delle emanazioni del Budda, si può facilmente concludere che ogni leader, in qualunque settore dell’agire umano, dovrebbe possedere una saggezza pari a quella del Budda. Creando una “comunità mondiale” sentiremo che nella nostra vita e nella terra pulsa la vita eterna, quella vita eterna che è simboleggiata dalla Torre Preziosa. Solo così riusciremo a coesistere con l’ecosistema terrestre, a costruire una società stabile e pacifica e, se mai ci capitasse di incontrare esseri intelligenti di altri pianeti, a instaurare con loro un rapporto pacifico.
Eppure, una volta compresa la vera natura dell’universo e il concetto di vita eterna, quali sono le azioni da intraprendere per far sì che la legge di origine dipendente trovi una reale espressione nella creazione di una comunità mondiale? La Via del bodhisattva, esposta nel Sutra del Loto, ci offre delle indicazioni importanti.
La Via del bodhisattva
L’analisi dello sviluppo tematico del Sutra del Loto mostra che la sezione che va dal decimo capitolo (Il maestro della Legge) al ventiduesimo (Affidamento) ha come tema conduttore e unificante l’esaltazione della pratica del bodhisattva. Se seguiamo l’interpretazione tradizionale che suddivide il Sutra in due parti – l’insegnamento teorico e l’insegnamento essenziale – notiamo che la pratica del bodhisattva viene esposta in tutte e due le parti, in quei capitoli che hanno per oggetto la trasmissione dell’insegnamento. Più precisamente: nella prima metà dal decimo al quattordicesimo capitolo (Pratiche pacifiche), e nella seconda metà dal diciassettesimo (Distinzione dei benefici) fino al ventottesimo (Gli incoraggiamenti del bodhisattva Virtù Universale).
In questi capitoli appaiono numerosi bodhisattva, di cui ci vengono descritte le diverse capacità. Tra loro troviamo Kannon, Re della Medicina, Suono Meraviglioso, Miroku, Monjushri e Virtù Universale. Costoro erano discepoli del Budda prima della rivelazione dell’eternità della sua vita, e sono conosciuti come bodhisattva dell’insegnamento teorico. Vi è poi un’altra categoria di bodhisattva, innumerevoli, chiamati Bodhisattva della Terra. Discepoli del Budda dopo che egli ha rivelato l’eternità della sua vita, questi ultimi sono conosciuti come i bodhisattva dell’insegnamento essenziale. Essi emergono dalla terra nel quindicesimo capitolo.
Lo spirito che anima la pratica di queste due categorie di bodhisattva viene spiegato nel decimo capitolo, nelle tre regole di predicazione. Un brano di questo capitolo afferma: «Questi uomini e donne dovrebbero entrare nella stanza del Tathagata, indossare la veste del Tathagata, sedere sul seggio del Tathagata, ed esporre ampiamente il sutra a beneficio delle quattro categorie di credenti».8 Nichiren Daishonin spiega così questo brano: «Fra le tre regole, “indossare l’abito del Budda” significa avere un cuore gentile e compassionevole, che permette al bodhisattva di affrontare e superare le difficoltà della vita reale con la sua forte e salda fede».
Nel tredicesimo capitolo, intitolato Esortazione alla devozione, il bodhisattva Yakuo ed altri bodhisattva giurano solennemente, al cospetto di Shakyamuni, di propagare il Sutra del Loto in questo mondo dopo la morte del Budda, con impegno costante e senza badare alle persecuzioni. Più avanti, però, nel quindicesimo capitolo, intitolato Emergere dalla terra, Shakyamuni ferma questi bodhisattva dell’insegnamento teorico e invita invece i Bodhisattva della Terra a portare avanti il compito della propagazione. Dunque i Bodhisattva della Terra posseggono, insieme ad altre qualità, anche un cuore gentile e compassionevole.
La seconda delle tre regole di predicazione, “sedere sul seggio del Budda”, significa comprendere profondamente che tutti i fenomeni non hanno sostanza. Questo concetto viene spiegato nel quattordicesimo capitolo, in cui si afferma che «il bodhisattva [...] dovrebbe considerare tutti i fenomeni come vuoti (...)».9 Ogni entità di questo mondo fenomenico non esiste isolata e non ha una sua propria sostanza: esiste nella condizione di vuoto (o vacuità), dove è interrelata con le altre entità e ripete incessantemente il ciclo di nascita e morte. Tale interdipendenza non riguarda soltanto gli individui, le razze, i paesi, non esiste solo tra gli esseri umani e l’ambiente, ma anche a livello di vita cosmica. Ed è la consapevolezza di questa interrelazione a consentirci di superare la dimensione del nostro piccolo io per elevarci alla condizione infinitamente libera e aperta di vuoto (o vacuità), basando quindi la nostra vita sull’eternità dell’universo. I bodhisattva sanno ottenere questo stato vitale, infinito come l’universo, dedicandosi alla loro pratica “senza risparmiarsi”.
La terza regola di predicazione, “entrare nella stanza del Budda”, consiste nel rimuovere i dolori e le sofferenze degli altri esseri umani e nell’offrire loro la felicità eterna: un comportamento che si basa su un’immensa compassione, simile all’amore che una madre sente per i propri figli. La compassione del bodhisattva è descritta nel ventesimo capitolo del Sutra (Il Bodhisattva Mai Sprezzante), dove si narra di un bodhisattva che si inchinava al cospetto di chiunque incontrasse, anche quando veniva deriso e attaccato con bastoni e pietre. Il suo atteggiamento nasceva dalla sua grande compassione, e dalla convinzione che ogni essere possiede la Buddità: egli aveva compreso che la vita dell’universo si manifesta in ogni persona.
Sono fermamente convinto che queste “tre regole di predicazione” – un cuore gentile e paziente, la coscienza della realtà di tutti i fenomeni e una grande compassione verso tutti gli esseri viventi – siano requisiti essenziali alla creazione di una comunità mondiale. Per esempio, se si vogliono risolvere i problemi su scala mondiale e superare i vari ostacoli che si presentano, è necessario affrontare qualunque sofferenza con fede incrollabile. La comprensione della verità di tutti i fenomeni, inoltre, ci permette di superare il nostro ego (o piccolo io) e di sviluppare una coscienza globale, che è di importanza vitale per costruire una comunità mondiale e per mantenere armonia nei rapporti con tutti gli esseri viventi. Una volontà di questo tipo si tramuterà infine in coscienza della vita cosmica: dalla vita cosmica, infatti, traggono origine l’infinito universo esteriore e il vasto universo interiore. Essa racchiude quella profonda compassione che consentirà agli esseri umani di manifestare la stessa immensa compassione dei Bodhisattva della Terra e del bodhisattva Mai Sprezzante.
Voglio ora esprimere il mio sincero rispetto ed apprezzamento nei confronti del mahatma Gandhi (1869 - 1948), per l’esempio che ci ha dato con la sua nobile battaglia. Ha combattuto per perseguire il satyagraha (realizzazione della verità) attraverso la ahimsa (nonviolenza). Il suo comportamento corrisponde certamente alla pratica compassionevole del bodhisattva, che si sforza di incarnare la verità della vita e dell’universo. Gandhi affermò che l’umanità può evitare la violenza soltanto praticando la nonviolenza, così come può evitare l’odio soltanto attraverso l’amore.
Il suo sincero monito al mondo intero esprime precisamente lo spirito dei Bodhisattva della Terra, descritto nel tredicesimo capitolo del Sutra del Loto, che mettono in pratica il comportamento del Budda anche nei momenti in cui le loro vite sono in gioco. È anche lo spirito del bodhisattva Mai Sprezzante, che per guidare l’umanità alla salvezza non ha mai smesso di inchinarsi di fronte alle altre persone, senza curarsi degli attacchi e delle beffe. Il mahatma Gandhi, che senza dubbio manifestava queste qualità, ci ha insegnato come comportarci da veri cittadini del mondo. Il seme per far sbocciare una splendida e pacifica civiltà mondiale è racchiuso nell’impegno, da parte di ognuno di noi, di far sì che tutti gli esseri umani coltivino nel proprio cuore lo spirito del bodhisattva: quello spirito insegnatoci dal Sutra del Loto e dal mahatma Gandhi.
Note
1) Il Sutra del Loto, B. Watson, Esperia, 1997, p. 77
2) ibidem, p. 77
3) ibidem, p. 45
4) ibidem, p. 296
5) ibidem, p. 298
6) ibidem, p. 303
7) ibidem, p. 221
8) ibidem, p. 214
9) ibidem, p. 259


(Saggio pubblicato nel 1996 nella rivista dell'Istituto di Filosofia Orientale (IOP) The Journal of Oriental Studies che ha dedicato uno speciale al tema 'Il ventunesimo secolo e la filosofia del Sutra del Loto' e in seguito tradotti e pubblicati sul bimestrale Duemilauno nr. 64, 1997)

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