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Il Sutra del Loto e la Filosofia della Soka Gakkai
di Takanori Endo responsabile del Dipartimento di studio della Soka Gakkai Internazionale

Le idee della Soka Gakkai e il Sutra del Loto costituiscono un corpus unico e inscindibile. In altre parole, i princìpi su cui si basa questa organizzazione laica sono il “moderno prodotto” di una filosofia religiosa che ha come sorgente il Buddismo del Sutra del Loto di Nichiren Daishonin. Così come Nichiren, che definiva se stesso “devoto del Sutra del Loto”, propagò l’essenza del Sutra attraverso il quale aveva conseguito l’Illuminazione, così la Soka Gakkai, associazione dei discepoli di Nichiren, ha propagato gli insegnamenti di questo Buddismo non solo in Giappone, ma in tutto il mondo.
Anche oggi la Soka Gakkai si basa sul pensiero e l’operato del suo primo presidente, Tsunesaburo Makiguchi. Grazie agli sforzi del secondo presidente, Josei Toda, l’associazione cominciò a consolidarsi e a ottenere il crescente consenso di persone appartenenti alle più diverse fasce sociali. Durante il mandato del terzo presidente Daisaku Ikeda (ora presidente onorario) il consenso sociale è notevolmente aumentato, anche in conseguenza del fatto che le attività della Soka Gakkai si rivolgono principalmente alla creazione di una società pacifica che permetta a ogni individuo di esprimere pienamente la propria creatività.
In questo saggio cercherò di mostrare come le idee di Makiguchi, che costituiscono le fondamenta della Soka Gakkai, abbiano le loro radici nel Sutra del Loto.
Makiguchi e il Sutra del Loto
Tsunesaburo Makiguchi, educatore ed eminente studioso di pedagogia, incontrò il Buddismo di Nichiren Daishonin nel 1928, mentre stava elaborando una sua personale teoria educativa. Sebbene avesse studiato molte religioni prima di incontrare il Buddismo di Nichiren, non ne aveva mai trovata alcuna che lo soddisfacesse pienamente.
Perché Makiguchi fu attratto dall’insegnamento del Daishonin? Possiamo trovare una risposta in un suo scritto pubblicato attorno al 1935: Lineamenti di un sistema pedagogico per la creazione di valore. Nel capitolo conclusivo “Il Sutra del Loto e l’educazione per una vita creativa” egli narra come il suo incontro con il Buddismo, cioè con il Sutra del Loto, abbia operato una totale rivoluzione nelle sue precedenti convinzioni religiose: «Fui sorpreso di scoprire che non vi era assolutamente nessuna contraddizione fra il Sutra del Loto e i princìpi filosofici e scientifici sui quali basiamo la nostra vita. Mi resi conto che l’etica esposta in questo Sutra era completamente diversa da qualsiasi altra etica religiosa da me conosciuta. Dopo questa scoperta illuminante, nella mia vita cominciarono ad apparire numerosi fenomeni misteriosi e la cosa più sorprendente è che ognuno di essi si accordava con le prove documentarie contenute nel Sutra del Loto»1.
Leggendo questo brano possiamo farci un’idea della grande importa nza che Makiguchi attribuiva alla razionalità e alla prova concreta. Fu dunque partendo da questa prospettiva, intellettuale e allo stesso tempo spirituale, che egli accettò il Buddismo di Nichiren Daishonin. In un certo senso, fu proprio la sua grande attenzione alla razionalità e alla concretezza a fornire una base spirituale al suo sistema pedagogico per la creazione di valore.
Per esempio, nella prima edizione della Pedagogia per la creazione di valore, pubblicata il 18 novembre 1930, egli enuncia alcuni «slogan per l’istituzione di un nuovo metodo educativo»:
Parti dall’esperienza
Fai del valore il tuo obiettivo
Considera l’economia come un principio2.
L’esortazione “parti dall’esperienza” indica come Makiguchi mirasse a costruire una teoria educativa basata sulle concrete esperienze didattiche e libera dalle influenze delle teorie educative accademiche. Per lui queste ultime avevano ben poco valore tanto che, con un curioso ma efficace esempio, le paragonava a un «tentativo di mettere il collirio a qualcuno gettandolo dal secondo piano».
La Pedagogia per la creazione di valore non è il prodotto di un pensiero meramente accademico: è il frutto delle battaglie giornaliere affrontate dall’autore nel corso della sua quotidiana attività di insegnante. È il risultato di un lavoro tenace e continuo, che ha richiesto tanto tempo e una paziente opera di selezione e sintesi di una grande massa di appunti. Proprio «come un povero che accumula denaro – scrive – contando anche il centesimo». Lo scopo delle sue annotazioni era registrare fedelmente «ciò che l’esperienza insegna, e le osservazioni che giorno dopo giorno emergono nello sforzo di dedicarsi totalmente all’insegnamento»3.
L’importanza che Makiguchi attribuisce all’esperienza nel lavoro educativo è senz’altro profondamente legata alla sua idea di religione come “legge della vita”. Una religione priva di legami con la quotidianità delle persone e con le loro esperienze particolari serve quanto «cercare di mettere il collirio a qualcuno gettandolo dal secondo piano» ed è destinata all’estinzione. In altre parole una vera religione dovrebbe fornire alle persone un modello di vita, non dovrebbe essere altro che “la legge per vivere”.
Il seguente brano, tratto da Lineamenti di una pedagogia per la creazione di valore, spiega chiaramente questo punto: «Per quanto le scuole buddiste rispettino il Budda, i loro insegnamenti non hanno più valore delle favole se non sono direttamente applicabili alla vita reale»4.
Makiguchi, quindi, scelse il Buddismo di Nichiren Daishonin perché considerava il suo insegnamento «in perfetto accordo con la vita reale» e perché aveva la capacità di fornire agli esseri umani un vero e concreto modello di vita: una «legge per massimizzare il valore della vita»5.
La seconda frase sopracitata, “fai del valore il tuo obiettivo”, nasce dalla convinzione che lo scopo dell’educazione sia quello di garantire felicità ai bambini e che tale scopo si possa realizzare attraverso la creazione di una vasta gamma di valori. È questo uno dei temi principali della pedagogia per la creazione di valore, che Makiguchi definisce come «un sistema di conoscenza dei metodi per istruire le persone nell’arte di creare valore come scopo di vita»6.
È evidente il legame con l’importanza attribuita all’esperienza: il valore può nascere soltanto dall'agire quotidiano, non può provenire da qualche universo astratto e separato dell’esperienza dell’individuo.
La terza proposizione, “considera l’economia come un principio”, riguarda l’efficienza dell’azione educativa. In altre parole essa fa appello allo studio e alla ricerca per eliminare ciò che è inutile e giungere a una razionalizzazione dell’educazione. In qualche misura anche quest’ultima proposizione riflette quanto fosse importante per Makiguchi la pratica concreta dell’insegnamento.
Tenendo conto del significato che queste proposizioni rivestono nella Pedagogia per la creazione di valore, cercherò ora di spiegare l’affermazione di Makiguchi per cui «il fondamento di un sistema filosofico di pedagogia per la creazione di valore risiede nei principi essenziali del Sutra del Loto»7.
Gli aspetti fondamentali delle teorie di Makiguchi e lo spirito del Sutra del Loto
Lo spirito del Sutra del Loto sta alla base delle idee e delle attività di Makiguchi. Esso comprende tre punti fondamentali che potremmo chiamare: verificabilità, praticità e compassione.
1) Verificabilità
Quali sono stati gli insegnamenti del Sutra del Loto che colpirono Makiguchi? Possiamo farcene un’idea leggendo un brano tratto dal secondo volume della Pedagogia per la creazione di valore: «I princìpi scientifici in cui crediamo sono deduzioni ricavate dall’integrazione di fatti osservati, verificate poi attraverso l’applicazione a situazioni concrete. Accanto alle prove scientifiche dell’analisi razionale e della verifica sperimentale, il Sutra del Loto aggiunge una terza prova, quella documentaria basata sui sutra. Sono questi i tre tipi di prove che occorrono per discutere esaurientemente la Legge»8.
In questa asserzione emerge la connessione che, nella ricerca di razionalità e verificabilità, sussiste tra lo spirito del Sutra del Loto e quello scientifico.
I tre punti proposti qui da Makiguchi, cioè la prova teorica, la prova documentaria e la prova concreta, sono gli stessi enunciati da Nichiren Daishonin come criteri di valutazione delle religioni. “Ragione” significa dimostrare attraverso argomentazioni logiche, “prova documentaria” indica la capacità di sostenere tali argomentazioni con dei testi scritti e “verificabilità” indica la manifestazione di risultati concreti. «Nel giudicare i meriti relativi delle dottrine buddiste – scrive il Daishonin – io Nichiren ritengo che i migliori criteri siano quelli della ragione e della prova documentaria. E, ancor più importante della prova teorica e di quella documentaria, vi è la prova concreta dei fatti»9.
La più importante è quindi la prova concreta ed è su di essa che Makiguchi concentrò particolarmente la sua attenzione. Infatti, per dimostrare la validità dei metodi educativi proposti nella Pedagogia per la creazione di valore, costituì, nell’autunno del 1936, un gruppo di insegnanti che avrebbero dovuto verificare sperimentalmente i princìpi del suo sistema. In seguito organizzò degli incontri, che chiamava “riunioni per discutere esperienze di vita innovativa” e “di una vita di valore”, per offrire l’opportunità ai partecipanti di condividere le proprie esperienze di fede.
Il grande rispetto che Makiguchi nutriva per la “prova concreta” – sia in ambito religioso sia in quello educativo – era la naturale conseguenza della sua fede buddista. Ma, nello stesso tempo, questa prospettiva era particolarmente congeniale al suo spirito di ricerca, che aborriva le teorizzazioni astratte e andava continuamente alla ricerca di metodi educativi che si rivelassero veramente efficaci.
Naturalmente “la prova dei fatti” include sia gli effetti positivi sia quelli negativi che raccogliamo nel corso dell’esistenza. Lo stesso Nichiren Daishonin, che mise in luce la verità del Sutra del Loto anche attraverso la confutazione di altre dottrine, accanto alla prova teorica e documentaria utilizzò ampiamente anche la prova concreta. Le conseguenze di abbracciare e praticare il Sutra del Loto oppure di offenderlo sono citate nel sutra stesso. I brani sono così numerosi che è impossibile citarli tutti; per esempio nel terzo capitolo, Parabola, troviamo:
Se una persona non ha fede
ma invece offende questo sutra
distruggerà immediatamente i semi
per diventare Budda in questo mondo10.
E ancora:
Se questa persona...
vedendo coloro che leggono, recitano,
copiano e abbracciano questo sutra
dovesse disprezzarli, odiarli, invidiarli
o serbare loro rancore
al termine della sua vita
cadrà nell’Inferno Avichi
11.
e il capitolo Dharani, il ventiseiesimo, afferma:
Coloro i quali non presteranno ascolto alle nostre parole
e disturberanno o interromperanno quelli che predicano la Legge,
avranno la testa spaccata in sette pezzi
come i rami dell’albero di arjaka
12.
La particolare importanza attribuita da Makiguchi alla prova concreta è stata tramandata nella Soka Gakkai dai suoi successori, e costituisce una sorgente di vitalità per tutti i membri che basano la loro fede sull’esperienza diretta.
Il clima spirituale giapponese è tale per cui spesso una religione che parla di benefici concreti, reali, viene considerata rozza e superficiale. Questo atteggiamento deriva dal concepire la religione solo in modo istituzionale e staccato dalla realtà.
2) Praticità
L’importanza attribuita da Makiguchi al senso pratico, si ricollega alla necessità di verifica citata in precedenza. Bisogna anche considerare il suo disprezzo per il “sapere delle torri d’avorio”.
Alla quinta assemblea generale della Soka Kyoiku Gakkai, (22 novembre 1942), egli tenne un discorso sul tema “I devoti, i credenti e gli studiosi del Sutra del Loto e il metodo per studiarlo”, nel quale spiegò che, fra coloro che credono nel Buddismo di Nichiren Daishonin, bisogna distinguere tra “devoti” e “credenti”: i veri devoti sono coloro che, facendo proprio lo spirito del Bodhisattva, praticano per se stessi e per gli altri. Con questo egli intendeva dire che un vero buddista è non solo chi pratica per ottenere benefici personali, ma chi si sforza anche di far conoscere l’insegnamento agli altri.
Citando l’affermazione di Nichiren Daishonin: «Se lo propagate i demoni sorgeranno certamente. Se così non fosse non ci sarebbe modo di sapere che questo è il vero insegnamento»13, egli voleva sottolineare che, poiché i demoni sorgono naturalmente quando si diffonde il Buddismo agendo come bodhisattva, «possiamo distinguere tra devoti e semplici credenti in base al fatto che sorgano o meno forze malvagie che li contrastino»14. Questa frase costituisce una severa critica ai preti della Nichiren Shoshu e ai seguaci della organizzazione laica a loro associata, l’Hokkeko. D’altro canto essa ci offre una chiara immagine dell’atteggiamento del primo presidente, che portava avanti la sua fede senza paura di repressioni e lottando costantemente per essere fedele agli insegnamenti di Nichiren Daishonin.
Lo spirito di Makiguchi si accorda con quello di Nichiren, che lesse il Sutra del Loto alla luce delle sue esperienze di vita: «Gli altri leggono il Sutra del Loto solo con la bocca, leggono solo le parole, ma non lo leggono con ilcuore. Anche se lo leggono con il cuore, non lo leggono con il corpo. Veramente lodevole è leggerlo sia con il corpo sia con la mente»15.
Più volte il Daishonin dichiarò che i seguaci del Sutra del Loto dovranno incontrare difficoltà: egli stesso si considerava il devoto del Sutra proprio per il fatto di averle personalmente incontrate esattamente come il Sutra predice. «Poiché ho subìto queste grandi persecuzioni in quanto devoto del Sutra del Loto, non me ne rammarico. Nessuna esistenza potrebbe essere più fortunata di questa, per quanto possa ripetere numerose volte il ciclo di nascita e morte. [Senza queste persecuzioni] sarei potuto rimanere nei tre o quattro cattivi sentieri, ma adesso, con mia grande gioia, sono certo di spezzare il ciclo delle sofferenze di nascita e morte e ottenere il frutto della Buddità.»16. Il Daishonin spiegò che le persecuzioni erano inevitabili anche per i suoi discepoli, e in una lettera spinse il discepolo Shijo Kingo a essere pronto ad affrontarle con coraggio: «Molti vengono a conoscenza di questo sutra e lo accettano ma, quando sorgono grandi ostacoli, proprio come gli era stato annunciato che sarebbe accaduto, pochi lo ricordano e lo tengono bene in mente. Accettare è facile, continuare è difficile.Ma la Buddità si trova nel mantenere la fede. Colui che abbraccia questo sutra dovrebbe essere pronto a incontrare difficoltà.»17.
È in base a tali letture che Makiguchi interpretò la sua persecuzione, quando fu incarcerato dalle autorità militari, come testimonia una lettera che scrisse alla famiglia: «Questo è niente in confronto alle sofferenze sopportate da Nichiren Daishonin a Sado. È il mio karma passato che sta venendo a galla, esattamente come è scritto nel Sutra e negli insegnamenti di Nichiren Daishonin»18. E ancora: «Sono sorpreso io stesso di aver scritto Una teoria del valore, qualcosa che molti studiosi avrebbero voluto scrivere, ma che nessuno è riuscito a elaborare negli ultimi cento anni. Ancor più mi sorprende che, in conseguenza di questa teoria, molte persone hanno preso fede nel Sutra del Loto e migliaia di esseri umani hanno potuto sperimentarne una prova concreta»19.
I preti delle altre scuole, temendo persecuzioni e sopraffazioni, cercarono di ingraziarsi le autorità militari, anche a costo di compromettersi, accettando i talismani shintoisti. Makiguchi, invece, determinato a rimanere fedele al Sutra del Loto e agli insegnamenti di Nichiren, rifiutò sempre questi compromessi, anche a rischio della sua stessa vita.
Il suo atteggiamento nei confronti delle persecuzioni riflette la grande importanza che egli attribuiva all’“esperienza concreta basata sulla Legge”. Anche il proposito di “vivere con grande valore” riflette l’idea di una “vita vissuta in accordo con la Legge”, in altre parole la legge della vita: «Si potrebbe pensare che vivere con grande valore significhi vivere secondo un’etica fuori dal comune, difficilissima da realizzare dai normali esseri umani. Ma ciò che intendo, invece, è vivere secondo la legge della vita e cioè rispettare gli ultimi insegnamenti del Budda, che ci chiede di smettere di dipendere sempre dalle persone invece che dalla Legge universale. Fino a quando Shakyamuni non diede questa indicazione, la saggezza tradizionale prescriveva alle persone di obbedire incondizionatamente alle parole dei superiori, che si trattasse del rapporto tra sovrano e sudditi, tra genitori e figli, marito e moglie, padrone e servitori oppure maestro e discepolo»20. “Vivere con grande valore” significa dunque porre le cause per un’esistenza felice attraverso una pratica corretta della Legge, cioè praticando il Buddismo per sé e per gli altri. La frase del Sutra del Nirvana «Dipendi dalla Legge e non dalla persona» veniva spesso citata da Nichiren Daishonin e costituiva uno dei capisaldi del suo insegnamento.
3) Compassione
Makiguchi comprese profondamente come il Sutra del Loto incarnasse la grande compassione del Budda. Chang-an, sesto patriarca della scuola T’ien-t’ai, affermava che «Se uno è amico di una persona, ma manca della compassione di correggerla, in realtà è un suo nemico.» e «Chi la libera dal male sta agendo come un genitorese uno è amico di una persona, ma manca della compassione di correggerla, è in effetti suo nemico» e «colui che mette in grado il calunniatore di liberarsi dal male agisce verso di lui come un genitore.»21. Makiguchi considerava la prima frase un esempio del “vivere con un piccolo valore” e la seconda del “vivere con grande valore”.
Ciò che intendeva è che, siccome «il male in un bambino rimarrà finché non viene eliminato» è importante «assumere come principio di vita il grande spirito di compassione paterna e materna del Sutra del Loto» e affrontare l’impresa educativa con una mente veramente piena di compassione22. Questa affermazione viene motivata anche nei Lineamenti, dove egli afferma: «Sono giunto al punto di poter dichiarare che i fondamenti di un metodo pedagogico per la creazione valore vanno ricercati nell’essenza del Sutra del Loto».
I bambini ai tempi di Makiguchi, come peraltro anche i bambini di oggi, pativano le conseguenze di un ambiente educativo inadeguato, incontrando poi difficoltà a trovare lavoro, a essere ammessi a scuole o università e soffrendo le pene dell’inferno in occasione degli esami. Deve essere stata questa la ragione per cui Makiguchi, che perseguiva lo scopo di condurre tutti gli allievi alla felicità, si convinse che la prima cosa da realizzare in assoluto era la riforma educativa. In un passaggio del capitolo Espedienti (il secondo) del Sutra del Loto si legge:
Ho fatto un voto,
sperando di rendere tutte le persone uguali a me,
senza alcuna distinzione tra noi
23.
Ciò sta a significare che lo scopo dell’apparizione del Budda in questo mondo è far sì che tutti gli esseri viventi possano ottenere l’Illuminazione. Senza questo presupposto essenziale non esisterebbe alcuna compassione del Budda, quella stessa compassione che secondo Makiguchi doveva costituire una parte fondamentale della sua pedagogia per la creazione di valore. Proprio la compassione di un genitore che si adopera per la felicità di tutti i suoi figli costituiva l’essenza della sua pedagogia.
La “teoria della vita”
Negli ultimi anni di vita di Makiguchi il suo movimento cominciò ad allargarsi oltre i confini del mondo dell’educazione, assumendo sempre più le caratteristiche di una vera e propria riforma religiosa. Così quando il suo discepolo Josei Toda, dopo la liberazione dal carcere il 3 luglio 1945, intraprese la ricostruzione dell’associazione, fu naturale che decidesse di cambiarne il nome in Soka Gakkai.
Toda diede un vigoroso sviluppo alla filosofia del Buddismo di Nichiren Daishonin in termini moderni, sviluppando nuove riflessioni e intuizioni religiose che rompevano con la precedente tradizione accademica degli studi sul Sutra del Loto. Questo processo diede origine alla “teoria della vita” (Seimeiron). Una delle prime iniziative che intraprese appena uscito di prigione fu una serie di lezioni sul Sutra del Loto, allo scopo di trasmettere ai pochi membri rimasti l’esperienza della sua Illuminazione, che aveva ottenuto in carcere.
Quell’esperienza mistica consisteva nella comprensione che “il Budda è la vita stessa”, in altre parole che il corpo (o sostanza) del Budda è “forza vitale”. Questa specifica espressione permise a Toda di qualificare definitivamente il Buddismo, tramandato fin dall’epoca di Shakyamuni, come una filosofia che chiarisce il problema fondamentale della vita e della morte. È proprio l’espressione “forza vitale” a offrire la chiave per cogliere la fertilità della filosofia buddista, che nella sua estrema diversificazione viene detta anche “gli ottantamila insegnamenti”. Nichiren Daishonin disse: «Gli ottantaquattromila insegnamenti sono il diario della mia vita»24. Questa espressione spiega che l’enorme mole degli insegnamenti buddisti è in realtà la descrizione esaustiva della vita di ogni singolo individuo.
L’Illuminazione di Toda alla Buddità come forza vitale non solo ruppe con le interpretazioni convenzionali del Buddismo, ma ne evidenziò anche il carattere peculiare, ancor più evidente nel caso del Buddismo di Nichiren Daishonin, cioè di essere una filosofia pragmatica e orientata all’azione. Ciò permise a Toda di abbandonare tutte le precedenti categorie di interpretazione filosofica e aprire la strada all’applicazione concreta del Buddismo come modello di vita e di azione per la gente comune. Nella Saggezza del Sutra del Loto Daisaku Ikeda spiega che «l’Illuminazione di Toda fu un momento cardine, perché stabilì un collegamento diretto tra noi (Soka Gakkai, ndr) e il Buddismo di Nichiren Daishonin. Un’eredità da raccogliere. E fu il punto iniziale di tutte le nostre attività di propagazione e dell’attuale sviluppo. Toda diede nuova vita al Buddismo contemporaneo, rendendolo accessibile a tutti»25.
Cosa si intende con “ottenimento della Buddità”? Cosa significa Buddità? Toda insegnava il Buddismo fornendo a tali domande una spiegazione agile e usando parole semplici, facilmente comprensibili da tutti. In ultima analisi se così tanti membri della Soka Gakkai riuscirono ad acquisire una comprensione sostanziale dei princìpi buddisti, ritenuti di solito piuttosto difficili, fu grazie al fatto che Toda ne parlava in termini concreti, ponendoli in relazione con le loro esperienze quotidiane. Potremmo dire che un’enunciazione semplice come “la Buddità è la forza vitale” riassume in sé l’essenza del Buddismo.
Il messaggio del Sutra del Loto è che la vita delle persone comuni è dotata dello stato vitale di Buddità o, per usare una terminologia buddista, che la Buddità è inerente ai nove mondi. D’altro canto, i nove mondi delle persone comuni sono, per loro stessa natura, pervasi da ogni tipo di problemi e di dubbi.
Inoltre viviamo tra le cinque impurità e tra i mali dell’Ultimo giorno della Legge e siamo pieni di desideri terreni. Per quanto possiamo sederci in contemplazione e cercare di raggiungere uno stato di meditazione profonda, non c’è garanzia che otterremo l’Illuminazione. Il Daishonin iscrisse il Gohonzon proprio per far sì che potesse emergere la natura di Budda inerente alla vita; quindi il vero significato di “ottenere la Buddità” consiste nell’abbracciare il Gohonzon con fede e far in modo che la vita del Budda si manifesti dentro di noi.
Toda disse che «abbracciando il Gohonzon, una persona che soffre a causa di qualsiasi malattia può trasformare la sua condizione vitale in un completo benessere; può cioè acquisire una condizione vitale che gli permette di godere della propria esistenza basandola su fondamenta assolutamente solide. Ma, sebbene possa essere felice di esistere, sarà comunque posseduta dai nove mondi e dovrà quindi, di volta in volta, confrontarsi con diversi problemi.
Potrà anche capitargli di soffrire per i problemi delle altre persone, mentre nel passato si preoccupava solo dei propri. La Buddità non è altro che l’assoluta gioia di esistere»26. Già da questa dichiarazione si può intuire quanto fosse rivoluzionaria l’interpretazione di Toda per le persone del suo tempo, che non avevano altro modo di visualizzare la Buddità se non nelle immagini delle statue del Budda. «La Buddità è forza vitale; la condizione vitale in cui potete godere pienamente della vostra vita è chiamata mondo di Buddità». Con questa luminosa intuizione ebbe inizio la rinascita del Buddismo di Nichiren Daishonin e del Sutra del Loto nell’epoca moderna.
La fede è inseparabile dalla vita e il Buddismo è inseparabile dalla società
La convinzione religiosa che Toda aveva maturato in carcere fece nascere in lui un profondo senso di missione. Avendo visto se stesso come uno dei Bodhisattva della Terra, descritti nel quindicesimo capitolo del Sutra del Loto Emergere dalla terra, decise di assumersi in prima persona la responsabilità di diffondere il Buddismo nell’epoca moderna, così fecero anche i membri della Soka Gakkai che condivisero la sua decisione. Nonostante si fossero assunti tale compito con uno spirito pieno di compassione, dovettero comunque sopportare ogni genere di attacco e divennero il bersaglio di false accuse e critiche.
La maggior parte di essi però accettò tali avversità come conseguenze naturali dei propri sforzi, riconoscendole come gli ostacoli indicati da Nichiren Daishonin nella frase: «Se la propagate, i demoni sorgeranno certamente. Se così non fosse, non ci sarebbe modo di sapere che questo è il vero insegnamento.»27.
Attraverso la comprensione della loro individuale missione religiosa, molte persone cominciarono a risollevarsi gradualmente da una condizione di sofferenza, riuscendo a costruire una fede viva, basata sulla realtà della loro esistenza quotidiana. Sono innumerevoli le testimonianze di questi esempi di rivitalizzazione umana. Anche Toda, come Makiguchi, dichiarò che lo scopo della vita era realizzare un’esistenza felice, ma aggiunse che bisognava distinguere tra felicità relativa e felicità assoluta. Sottolineò che la fede nel Buddismo di Nichiren Daishonin è l’unica strada che conduce alla felicità assoluta. “Felicità assoluta” era per lui un’espressione moderna per indicare “ottenimento della Buddità”, che a sua volta significa stabilire una condizione vitale di ricchezza interiore mai influenzata da fattori o condizioni esterne. Il processo che mira a questa condizione vitale e che cerca di realizzarla viene chiamato “Rivoluzione umana”.
Egli affermava che «la fede dovrebbe manifestarsi nella vita e non essere un mero gioco intellettuale»28. Non vi è la benché minima differenza tra questa idea e l’interpretazione di Makiguchi del Buddismo come legge della vita. Ma Toda giunse ancora oltre dando ai membri della Soka Gakkai una piena comprensione dello spirito per cui “la fede è inseparabile dalla vita” e “la vita è inseparabile dalla fede”.
Nel Sutra del Loto sono spiegati diffusamente i princìpi secondo i quali “la fede è inseparabile dalla vita” e il “Buddismo è inseparabile dalla società”, concetti che la Soka Gakkai ha tradizionalmente fatto propri fin dall’epoca del primo presidente. Questa tradizione trova un riscontro nella frase del capitolo Sul mezzo dove si afferma che: «Le caratteristiche del mondo sono costantemente conformi»29.
Anche nel capitolo diciannovesimo, I benefici del maestro della Legge, troviamo: «Le dottrine da loro predicate... non saranno mai contrarie alla vera realtà. Sia che espongano testi del mondo secolare o parlino di questioni relative al governo, all’economia e al sostentamento della vita in genere, si conformeranno in tutti i casi alla Legge corretta»30.
Anche Nichiren Daishonin esprime il principio per cui “il Buddismo è inseparabile dalla società” quando afferma: «Considera il servizio al tuo signore come la pratica del Sutra del Loto. Questo è il significato di "messuna cosa che riguardi al vita o il lavoro contrasta in alcun modo con al vera realtà"».31Questa citazione si riferisce all’Hokke Gengi (Profondo significato del Sutra del Loto) di T’ien-t’ai, che a sua volta parla del capitolo I benefici del maestro della Legge. L’ammonimento di Nichiren Daishonin «considera il servizio al tuo signore come la pratica del Sutra del Loto» esprime nella maniera più efficace la necessità che la fede sia radicata profondamente nella realtà della vita quotidiana.
Toda spiegava ai membri che questa frase «insegna che dovremmo considerare il nostro lavoro proprio come il Gohonzon e che, se qualcuno non si dedica completamente al suo lavoro, sta commettendo una offesa»32. Egli spingeva sempre i membri della Soka Gakkai «a fare il massimo sforzo concepibile per una persona nella pratica buddista individuale, ma a fare lo sforzo di tre persone nel proprio lavoro».
L’importanza dello studio
Ai tempi di Makiguchi era normale che i membri studiassero il Buddismo soltanto insieme a lui, dato che era ancora troppo presto perché potessero farlo da soli. Toda però ritenne che la ragione per cui i primi responsabili dell’organizzazione avevano abbandonato la loro pratica e disertato l’organizzazione durante la guerra fosse da ricercarsi nella mancanza di un approfondimento dello studio, e per questo si dedicò anima e corpo a promuovere questo aspetto della pratica buddista. Dalla pubblicazione della raccolta completa degli scritti di Nichiren Daishonin, avvenuta il 28 aprile 1952, in coincidenza con il settecentesimo anniversario della fondazione della nostra scuola, la qualità dello studio è migliorata sensibilmente, sempre nell’ottica di “studiare per mettere in pratica”.
«Senza pratica e studio, non può esservi Buddismo.»33. Lo spirito di Nichiren, evidenziato in questa frase, si riflette nella tradizione della Soka Gakkai, dove continua a venire trasmesso con entusiasmo da una generazione all’altra.
La campagna intrapresa da Toda per promuovere lo studio ha aperto a tutti i membri dell’associazione la possibilità di un’educazione umanistica significativa. Allo stesso modo, la Soka Gakkai si è sviluppata come un movimento di pace e cultura che ha il suo fulcro nella rivoluzione umana dei singoli individui. La vera sorgente di questo movimento è da ricercarsi negli intenti e nelle iniziative del primo presidente Makiguchi, attento osservatore degli esseri umani, che perseguì costantemente la felicità di tutte le persone, facendo della riforma educativa l’opera della sua vita.
Se qualcuno chiedesse quale sia la filosofia della Soka Gakkai si potrebbe rispondere che è “un umanesimo basato sulla filosofia buddista della vita”. Questo è esattamente lo spirito del Sutra del Loto, che illumina profondamente la vita degli esseri umani e dichiara che tutti possono ottenere la Buddità. Per questo il nostro movimento promuove la “libertà di vivere” come esseri umani, con gli esseri umani e per gli esseri umani, in ogni circostanza e persegue la protezione della “dignità della vita” e della “dignità degli esseri umani”. Nelle conversazioni su La saggezza del Sutra del Loto Daisaku Ikeda afferma che: «La religione deve esistere per la gente, non a spese della gente. Questa deve essere la regola fondamentale del prossimo secolo»34. E che «nel Sutra del Loto, che è il re dei sutra, troviamo un umanesimo essenziale in cui le persone sono il fine e lo scopo, nel quale l’essere umano è protagonista e sovrano. Forse potremmo chiamare questo insegnamento “umanesimo cosmico”»35. Ispirandoci a una metafora esposta nel Sutra potremmo dire che una religione che spiega la dignità della vita individuale è paragonabile a una “terra” fertile sulla quale “alberi e piante”, cioè le persone stesse, possono prosperare e produrre centinaia di bellissimi fiori.
Note
1)The Complete Works of Tsunesaburo Makiguchi, Vol. VIII, p. 405 (published by Daisan-Bunmeisha)
2) T. Makiguchi, The System of Value-Creating Pedagogy, Vol. V, p. 27
3) T. Makiguchi, Introduction to The System of Value-Creating Pedagogy, p. 6-7
4) The Complete Works of Tsunesaburo Makiguchi, Vol. VIII, p. 405
5) Ibidem, p. 62
6) T. Makiguchi, The System of Value-Creating Pedagogy, Vol. V, p. 62
7)The Complete Works of Tsunesaburo Makiguchi, Vol. VIII, p. 410
8) T. Makiguchi, The System of Value-Creating Pedagogy, Vol. V, p. 359
9) The Major Writings of Nichiren Daishonin, vol VI, p. 111
10) B. Watson, The Lotus Sutra, Columbia University Press, 1993, p. 74
11) Ibidem
12) Ibidem, p. 310
13) RSND, 1, p. 446
14) The Complete Works of Tsunesaburo Makiguchi, Vol. X, p. 152
15) RSND, 1, p. 178
16) RSND, 1, p. 281
17) RSND, 1, vol IV, p. 417
18) The Complete Works of Tsunesaburo Makiguchi, Vol. X, p. 282
19) Ibidem, p. 300
20) Ibidem, p. 15
21) RSND, 1, p. 393
22) The Complete Works of Tsunesaburo Makiguchi, Vol. VIII, p. 10
23) B. Watson, The Lotus Sutra, Columbia University Press, 1993, p. 36
24) Nichiren Daishonin, Gosho Zenshu, p. 563
25) DuemilaUno, n° 54, p. 18
26) The Complete Works of Josei Toda, Seikyo Shinbunsha, Vol. X, p. 447
27) RSND, 1, p. 446
28) The Complete Works of Josei Toda, Seikyo Shinbunsha, Vol. I, p. 91
29) B. Watson, The Lotus Sutra, Columbia University Press, 1993, p. 41
30) Ibidem, p. 263
31) RSND, 1, p. 804
32) The Complete Works of Josei Toda, Seikyo Shinbunsha, Vol. X, p. 176
33) RSND, 1, p. 342
34) DuemilaUno, n° 54, p. 13
35) DuemilaUno, n° 54, p. 16


(Saggio pubblicato nel 1996 nella rivista dell'Istituto di Filosofia Orientale (IOP) The Journal of Oriental Studies che ha dedicato uno speciale al tema 'Il ventunesimo secolo e la filosofia del Sutra del Loto' e in seguito tradotti e pubblicati sul bimestrale Duemilauno nr. 64, 1997)

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