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Un insegnamento universale
di David Chappell (1940-2004) professore di studi sul Buddismo è stato tra l'altro professore del Dipartimento delle religioni dell'università delle Hawai

Siamo vicinissimi all’inizio del ventunesimo secolo e del terzo millennio: ogni nuova epoca ha sollevato nuovi interrogativi sul Sutra del Loto, non di rado scoprendovi significati che in altri periodi erano rimasti nascosti.
Il Sutra del Loto è un’opera che oggi appartiene a tutta l’umanità, non solo al Buddismo di Nichiren o al Mahayana. Nel 1852 il testo originale sanscrito fu tradotto in francese1 e così introdotto in Occidente, e nel 1884 fu pubblicato in inglese a Oxford2. Da allora è sempre stato presentato come uno dei testi sacri dell’Oriente, letto e studiato non solo dai credenti buddisti, ma anche dagli studiosi cristiani3.
Negli ultimi venticinque anni sono state pubblicate almeno cinque diverse traduzioni inglesi del sutra, che si rifanno alla versione cinese4. È dunque naturale chiedersi quale valore abbia oggi questo testo per il genere umano, e non solo per il Buddismo. Quindi, per rispondere a questo interrogativo, esaminerò il significato del Sutra del Loto all’interno della letteratura sacra, e cercherò di definire il suo possibile ruolo rispetto ad alcune fra le questioni più pressanti del ventunesimo secolo.
La sfida del pluralismo religioso
Per il Sutra del Loto si rivendica il primato di scrittura globale e definitiva, ma occorre tener presente che un analogo primato viene rivendicato anche per altre scritture, buddiste e non. Sia il Sutra del Loto sia il Corano, ad esempio, vengono considerati dai rispettivi devoti come un insegnamento eterno, come verità rivelata che può salvare tutta l’umanità.
Dopo secoli di sanguinose e inutili guerre religiose, l’umanità oggi riconosce che è più importante capire quale religione sia in grado di illuminarci, di aiutarci a comprendere la diversità religiosa, di portare pace e armonia tra le varie religioni del mondo, piuttosto che stabilire quale sia superiore alle altre.
Quindi, anziché discutere per definire quale sia la migliore scrittura, dobbiamo considerare come rapportare il Sutra del Loto alle altre scritture e capire come possa illuminare la varietà della vita religiosa. Fortunatamente esso afferma l’importanza degli altri insegnamenti, che però vengono tutti definiti “abili mezzi” (upaya, giapp. hoben). Il Sutra del Loto stesso, invece, viene visto come la dottrina essenziale e la più completa (saddharma, giapp. myoho). In sostanza: altri insegnamenti certamente possono, in date epoche e luoghi, offrire risposte a specifiche esigenze delle persone, ma sono tutti incompleti e vengono inglobati nell’insegnamento del Loto, il vero e definitivo.
Dunque non è una scrittura esclusivista, perché riconosce il valore di altri insegnamenti religiosi. D’altra parte non propone neppure di accettarli totalmente, perché se è vero che valuta il sostegno positivo da essi offerto a persone che si trovano all’inizio della loro crescita spirituale, li considera però inadatti per raggiungere i più alti livelli. Il Sutra del Loto non giudica complementari le varie dottrine: non le considera affatto come differenti, ma analoghi percorsi verso una stessa meta. In esso troviamo, piuttosto, la possibilità di un approccio alle altre religioni in quanto fasi di uno sviluppo: esse vengono accettate perché utili a un livello più basso.
Ma troviamo anche la dichiarazione che i tre Veicoli sono inadeguati a raggiungere la verità suprema, che può essere ottenuta solo tramite l’unico Veicolo del Sutra del Loto stesso. Questa posizione riguardo al pluralismo sembra riecheggiare quella di Tommaso d’Aquino. Di fronte all’evidente valore della filosofia greca, il pensatore cattolico sviluppò la teoria della distinzione fra ragione e rivelazione. Ecco il suo pensiero in sintesi: la filosofia greca aveva fornito grandi contributi sul piano razionale, ma occorreva completare le sue verità con la rivelazione divina, che solo il Cristianesimo poteva offrire. Dunque la Chiesa cattolica insegnava che al di fuori di essa non esisteva salvezza finale; anche il Sutra del Loto sembra affermare la stessa cosa.
Resta da stabilire un elemento essenziale: l’insegnamento fondamentale del Loto (saddharma) coincide totalmente con il Sutra del Loto, così come è stato tramandato in sanscrito e in cinese, oppure lo trascende? I cattolici devono analogamente decidere se la salvezza a opera di Dio sia limitata o meno alla Chiesa Cattolica, e i musulmani se tale salvezza sia concessa soltanto ai devoti del Corano.
Si tratta di una questione di fondamentale importanza per il ventunesimo secolo, e il modo in cui i seguaci del Sutra del Loto affronteranno il problema del pluralismo sarà determinante per il futuro ruolo di questa scrittura. Nel passato il termine saddharma (vero insegnamento, giapp. myoho) del Sutra è stato spesso usato in maniera polemica, per sostenere la sua superiorità sugli altri insegnamenti, considerati come “rivali” e inferiori.
Anche il termine upaya (mezzo) viene riferito a tutti gli altri insegnamenti tranne che a quello del Loto. Per una futura pace tra le religioni – secondo questo punto di vista – ogni altra religione dovrebbe abbandonare i propri insegnamenti e unirsi alla comunità del Loto. È una posizione, questa, che si potrebbe definire di “trionfalismo tollerante”: accetta le altre religioni, ma attribuisce loro un ruolo limitato e comunque afferma la superiorità del Loto. Basta fare un esempio: ogni riferimento del testo a una prossima “epoca di decadenza”, in cui le altre forme di verità declineranno, comporta anche l’asserzione che il potere salvifico, la forza e la gloria dell’insegnamento del Loto perdureranno in eterno5.
Malgrado i molti versi di lode per chi lo recita, lo sostiene e lo insegna, se vogliamo che il Sutra del Loto mantenga le sue promesse anche nel prossimo millennio occorre darne una nuova interpretazione che lo inserisca nel contesto di un pluralismo globale.
Anche se esso può arrecare molti benefici a tantissime persone, salvandole e diventando così per queste l’insegnamento fondamentale, tali casi positivi lo rendono davvero universalmente essenziale? Per ogni epoca, luogo e persona? Sostengo che possiamo, e dobbiamo, operare delle distinzioni tra il testo scritto e il sermone (“sermone”, sia in italiano che in inglese, significa orazione o discorso d’argomento sacro; qui si riferisce alla “Legge suprema” annunciata dal Budda, ma mai esplicitata, ndr) del Loto, celebrato nel Sutra.
Il Sutra del Loto dice che il sermone contiene la verità fondamentale, ma quel sermone non è riportato al suo interno: ci sono riferimenti ai suoi contenuti, ma il testo non si identifica con il sermone. Dunque propongo la seguente interpretazione: la verità salvifica celebrata in questa scrittura è al di là del testo scritto. È al di là delle parole che si recitano, della nostra capacità di riconoscerla, leggerla, scriverla o esprimerla pienamente, anche se possiamo accedervi attraverso le parole scritte.
La distinzione fra il testo e l’eterno sermone del Loto equivale alla differenza che corre fra il dito che punta alla luna e la luna stessa. Certo, il “dito” per alcuni è importante e può servire a salvarli, ma è la luna la realtà da sperimentare e la fonte della verità salvifica.
In base a tale distinzione, l’efficacia (upaya) del Sutra scritto può essere decantata da coloro che da esso sono stati salvati e da coloro che per suo tramite hanno potuto sperimentare la verità fondamentale. Altre persone, comunque, potrebbero trovare altre vie per scoprire la realtà rivelata nel trascendente sermone del Loto (saddharma) ed esserne salvati. A sostegno di questa tesi, propongo di applicare allo stesso testo scritto del Sutra ciò che il Sutra del Loto insegna riguardo agli upaya.
Ne consegue che il Sutra del Loto, nella sua forma attuale, va apprezzato per la sua capacità di indirizzare le persone verso il saddharma e di stimolare la loro crescita spirituale. Ma oltre a riconoscerne e a rispettarne il valore culturale, anche per la verità che comunica, dovremmo allo stesso tempo saper riconoscere che il testo, a differenza della verità cui si riferisce, è – come ogni cosa “prodotta” – “artificiale” e parziale, condizionato e impermanente.
La funzione principale di una scrittura è quella di essere un veicolo della verità e di condurre gli esseri umani alla salvezza. Alcuni venerano il testo scritto del Sutra del Loto perché offre loro la salvezza, e soltanto a esso riconoscono tale ruolo. Ma non è forse vero che anch’esso si potrebbe considerare come un upaya, e che potrebbe essere sostituito come lo furono i tre Veicoli dall’unico grande Veicolo del saddharma?
Come sottolinea Etienne Lamotte, sebbene l’insegnamento del Budda sull’“origine dipendente” (engindr) sia considerato immutabile (paramartha), il modo in cui è trasmesso, appreso e seguito dalle persone fa parte del mondo mutevole, sottoposto al cambiamento (samvirti). Non sorprende dunque che nel pensiero buddista si sia ben presto sviluppato il concetto di mappo, epoca futura in cui il Buddismo stesso sarebbe declinato e scomparso6.
E per quanto si possa essere convinti che la verità esposta nel sermone del Loto sia eterna e riappaia in ogni epoca, le forme sanscrite, cinesi, inglesi e francesi del testo scritto e recitato sono finite, mutevoli e destinate a scomparire.
Se si considera il Sutra del Loto – secondo una prospettiva storico-religiosa – come un’espressione dell’umana tendenza a riverire alcuni testi come sacri, allora i devoti e i praticanti del Loto assumono un ruolo molto importante. Infatti le scritture non nascono tali: diventano scritture per il ruolo che ricoprono nella vita delle persone che a esse fanno riferimento.
In un contesto storico, tuttavia, la verità delle scritture non ha alcuna validità oggettiva: la loro verità inevitabilmente emerge nel rapporto interattivo con i credenti. Il loro significato non è isolato o astratto: lo si trova nella vita delle persone che rispondono ai loro stimoli, ne riconoscono il valore e si trasformano. Sono le persone stesse a riconoscere come supremo il Sutra del Loto, e non soltanto perché così afferma il testo7. E sono sempre le persone a decidere come e in quale modo il testo sia fondamentale.
Nel Sutra del Loto si trovano tanti messaggi che sanno di settarismo, che lodano i devoti del Loto e promettono loro grandi ricompense per le sofferenze procurate loro dalle eventuali persecuzioni. E si trovano anche tante minacce contro chi disprezza i suoi insegnamenti.
Comunque, se i seguaci del Loto distinguono la verità (il saddharma) dal suo veicolo (il testo scritto del Sutra) probabilmente riescono anche a trovare un comune denominatore con i fedeli di altre religioni: questi forse ignorano il Sutra, tuttavia possono essere devoti alla verità eterna in esso contenuta. Dunque, affinché il Sutra del Loto offra un armonioso messaggio di salvezza nel ventunesimo secolo, ne propongo la seguente interpretazione: il testo dichiara che le innumerevoli e diverse forme di religione sono upaya (includendo però lo stesso Sutra del Loto), ma contemporaneamente afferma l’esistenza di una verità universale ed eterna che le trascende (saddharma).
In questo modo, recitare il testo scritto del Sutra del Loto resta per i suoi devoti la via fondamentale per la salvezza ed espressione unica dell’unico veicolo, ma il saddharma sarà accessibile anche ad altri tramite altri mezzi. Questa interpretazione, che permette di valorizzare al massimo una religione pur rispettando il pluralismo religioso, si basa proprio sui principali concetti affermati nel Loto, ovvero sull’idea di eternità e degli “abili mezzi”.
Nel secolo a venire si possono considerare i vari bodhisattva del Sutra del Loto come esempi da seguire? T’ien-t’ai (Chih-i, 538-597 d.C.) ricavò dal Sutra del Loto molte verità filosofiche e meditative, ma fu il fondatore del Movimento dei tre Stadi, Hsin-hsing (540-594) a concretizzare i suoi insegnamenti in programmi per il benessere sociale. Come il bodhisattva Sadaparibhuta, egli non disprezzava mai le persone, anzi le lodava in quanto futuri Budda. I devoti del Loto sapranno avere lo stesso atteggiamento verso i credenti di altre religioni?
I problemi che sorgeranno nel prossimo secolo richiederanno soluzioni innovative. I devoti del Sutra del Loto sapranno comportarsi come il bodhisattva Kannon e adottare forme diverse e nuove per essere d’aiuto agli altri, anche se queste forme si richiamano ad altre religioni e ad altre scritture? Forse è vero che solo chi ha fede può capire il Sutra del Loto, ma tutti potranno apprezzarne l’importanza se i suoi devoti saranno capaci di influenzare positivamente il mondo nel ventunesimo secolo.
Permettetemi ora di accennare alle tre più urgenti sfide che attendono il nuovo secolo: vorrei invitare i devoti del Loto a dimostrare la verità del loro credo compiendo azioni da bodhisattva in questi campi.
La sfida della Terra
In occasione del centenario della fondazione (1893) del Parlamento delle Religioni Mondiali, Gerald O. Barney ha pubblicato un libro dal titolo: Global 2000 Revisited: What Shall We Do? (Per un 2000 globale: che cosa fare?, ndt). L’autore esamina attentamente problemi quali la sovrappopolazione, l’impoverimento delle risorse naturali e le nuove forme di povertà, la violenza, l’odio e la disperazione che si sono diffusi tra gli esseri umani e che sono tutte minacce alla vita del pianeta. Il processo di recupero «richiede una premessa essenziale: un rapporto sostenibile, giusto e sano fra l’essere umano e la terra»8. Come si pone il Sutra del Loto nei confronti di questo legame primario con la terra?
Il Sutra del Loto è un prodotto di quella che Karl Jaspers ha definito l’epoca assiale delle religioni, il periodo in cui si sono formate la maggior parte delle principali religioni mondiali. In quell’epoca, in sintesi, ci sono stati grandi pensatori come Platone e Confucio, e sono anche nate molte nuove religioni, quali lo Zoroastrismo, il Buddismo, il Cristianesimo, il Taoismo e l’Ebraismo talmudico.
Queste religioni assiali si distinguono dalle precedenti perché furono movimenti di rottura rispetto alle culture rurali, che invece si basavano su di un rapporto diretto e stretto con la terra e il cielo. Le nuove rivelazioni, al contrario, davano grande rilievo ai rapporti sociali, a pensieri e comportamenti non riferiti alla terra, al cielo o agli animali. Questa separazione dal legame con l’ambiente locale certamente ne favorì l’espansione.
Molte delle religioni mondiali che seguono questo modello assiale oggi iniziano a capire che la separazione dalla natura ha comportato la perdita di quell’integrità, per l’appunto naturale, che è alla base delle culture indigene. Si racconta che alcuni indiani nord-americani, durante una visita alle Nazioni Unite allo scopo di capire come ogni nazione venisse rappresentata, abbiano chiesto: «Chi rappresenta gli animali e gli uccelli?». La società moderna ha svalutato la natura, mentre tutti gli indigeni l’hanno sempre riverita.
Quando nel 1885 il Presidente Pierce chiese al capo indiano Seattle di comprare la sua terra, si sentì rispondere: «Come si può vendere e comprare il cielo, il calore della terra? L’idea è assurda per noi. Noi non possediamo l’aria fresca, né l’acqua luccicante. Come potete comprarle da noi? Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo, ogni ago di pino scintillante, ogni spiaggia sabbiosa, ogni radura e ogni insetto ronzante sono sacri nella memoria e nell’esperienza della mia gente».
In un recente studio sul Giappone moderno è emersa con grande chiarezza l’importanza della natura per le persone anziane. Ad alcuni di loro è stato chiesto quali cose vorrebbero vedere in punto di morte, quali suoni e odori sentire, e invariabilmente le risposte parlavano di alberi e di natura, del profumo dell’aria fresca e del suono degli uccelli e del vento: queste erano le cose più apprezzate9.
Credo che molti dei lettori di questo articolo e molti seguaci del Sutra del Loto siano oggi probabilmente troppo presi dai problemi sociali per occuparsi della natura. Eppure, l’avvicinarsi della morte fa emergere con molta chiarezza le cose che sono fondamentali nella vita, e il cielo e la terra riacquistano importanza: proteggere e curare la natura non solo è necessario alla salute del pianeta, ma anche alla nostra crescita spirituale. Tra tutte le più importanti scritture sacre, il Sutra del Loto spicca per il nome di fiore che porta e per i numerosi riferimenti alla natura: con la sua ricchezza di immagini credo che ci sarà di grande aiuto, nel prossimo secolo, nella riscoperta di un legame con la natura. Ma molto dipenderà dal modo in cui i suoi seguaci lo interpreteranno.
La sfida dell’economia
Il maggiore ostacolo a un rapporto armonioso con la natura è costituito dall’avidità del consumismo. Il Nord del mondo consuma troppo per motivi egoistici, mentre le popolazioni del Sud, in continuo aumento, hanno bisogno di consumare di più per ragioni di semplice sopravvivenza. «Per fare arrivare le popolazioni del Sud a un livello di vita pari a quello del Nord occorrerebbe almeno quintuplicare l’attuale attività economica globale del pianeta»10.
Proprio mentre il capitalismo conquista il mondo con i suoi modelli economici di libero mercato, l’incremento dei consumi e della produzione si stanno rivelando – ironia della sorte – una calamità per la terra. Oggi il nostro pianeta è governato non dalle Nazioni Unite, non dai governi nazionali, non dagli accordi militari, ma dal giro di affari internazionali e dal GATT (Accordo generale sul Commercio e le Tariffe). Le persone e i popoli vengono valutati in termini economici piuttosto che in termini culturali o religiosi.
I centri commerciali americani non sono dei semplici mercati: sono visti come templi dove si trova rifugio e sollievo, persino rinnovamento. Cinquant’anni fa chiudevano nei giorni di festa, perché erano luoghi di lavoro, ma adesso in quei giorni sono più attivi che mai, perché stanno diventando il centro della vita comunitaria in America. Che cosa ci dice il Sutra del Loto a proposito dell’economia?
Questo forse è il settore meno discusso dal Buddismo e dal Sutra, eppure sarà proprio l’economia a determinare le eventuali guerre nel ventunesimo secolo.
Nell’Europa del passato le guerre di religione regolarono l’esistenza generale fino al 1648, quando il Sacro Romano Impero crollò, il trattato di Westfalia mise fine alla Guerra dei Trent’anni fra cattolici e protestanti e nacque il sistema dello stato-nazione. Dopo il 1648 la guerra e la pace furono determinate dai conflitti fra le nazioni, e le persone erano pronte a morire o a uccidere per la propria nazione.
Ma dal 1945, e dopo la fondazione delle Nazioni Unite, i principali fattori di guerra sono diventati i conflitti economici, come chiaramente dimostra la Guerra Fredda fra comunismo e capitalismo. E anche se oggi il capitalismo è il sistema economico mondiale, le guerre locali sono sempre dovute a ragioni di ordine economico.
Il Sutra del Loto presenta alcune alternative: in una parabola un padre offre un lavoro al figlio disperato - che si era presentato da lui, senza riconoscerlo, dopo anni di vagabondaggio – non per stimolarlo al consumo o alla produzione, ma per aiutarlo a conquistare valori personali, sociali e spirituali. In un’altra parabola dei genitori nascondono un gioiello nell’abito del figlio.
La gemma è il simbolo della sua natura di Budda, il potenziale per l’Illuminazione. La ricchezza non è negata o rifiutata, ma collocata al di sotto di valori più alti. La città magica (la città “fantasma” dell’omonima parabola, ndr) diventa il simbolo di un livello inferiore di nirvana, non del più alto ottenimento, e il bodhisattva Bellezza brucia il suo corpo in offerta al Budda e diventa il Re della Medicina: ciò che in realtà ha valore non è né la ricchezza, né il corpo, ma il Budda eterno e l’agire da bodhisattva verso gli altri.
Etica mondiale
Alla chiusura del convegno del Parlamento delle religioni mondiali del 1993, svoltosi a Chicago il 4 settembre, fu letta una solenne dichiarazione, che sottolineava i problemi mondiali e invitava i presenti a impegnarsi per definire un’etica globale. I delegati firmarono quindi un documento di intenti, che conteneva anche il seguente passaggio: «Con il termine etica globale non si intende una ideologia globale o una unica religione unificata, che sia al di là delle molte che esistono, e certamente nemmeno il predominio di una sulle altre. Chiamiamo etica globale un essenziale consenso su alcuni valori imprescindibili, su standard irrevocabili e su comportamenti personali. Senza un tale consenso di base su determinati valori etici, ogni comunità sarà prima o poi minacciata dal caos o dalla dittatura, e le persone cadranno nella disperazione».
La ricerca di un’etica globale nacque per iniziativa del teologo europeo Hans Küng, che ha affermato: «Nel mondo non ci sarà pace finché non vi sarà pace fra le religioni, e non ci sarà pace fra le religioni finché esse non troveranno un modo per dialogare».
Certamente il Sutra del Loto si impegna attivamente nello stimolare le persone a unirsi nell’unico Veicolo. Ma ci si chiede se i devoti del Sutra del Loto siano in grado di affermare il valore attuale di altre religioni, in quanto vie utili (upaya) nell’immediato futuro (nel nuovo secolo o nel prossimo millennio), anche se queste vie per essi non rappresentano la verità salvifica.
E ci si chiede anche se essi sapranno accettare l’idea che è importante trovare comunque dei modi per evitare il disastro umano ed ecologico, formando una comunità umana basata sull’impegno di salvaguardare i minimi standard etici per tutti gli esseri.
Riflessioni conclusive
Il significato del Sutra del Loto nel secolo a venire non è una questione astratta: coinvolge le opinioni, le decisioni e l’opera dei suoi devoti. Deve diventare “la luce che brilla nell’oscurità” del nostro mondo se vuole illuminare l’alba della nuova epoca.
Certamente il Sutra del Loto continuerà a rischiarare forme perenni di oscurità come la malattia, la vecchiaia e la morte, ma in ogni periodo storico ci sono anche specifiche sfide. Ed è già chiaro quali saranno quelle da affrontare nel prossimo secolo: il pluralismo religioso, i problemi ambientali ed economici e il bisogno di un’etica mondiale.
Il modo in cui oggi i devoti del Sutra del Loto affrontano questi problemi può servire a individuare il futuro ruolo di questo insegnamento.

Note
1) Burnouf E. (tradotto da), Le Lotus de la Bonne Loi, Imprimerie Nationale, Paris, 1852, pp. 897
2) Kern H. (tradotto da), Saddharma-Pundarika or The Lotus of the True Law, Clarendon Oxford, 1884, p. 454
3) vedi E. A. Gordon, The Lotus Gospel, or Mahayana Buddhism and Its Symbolic Teachings Compared Historically and Geographically with those of Catholic Christianity, Waseda University Library, Tokyo, 1911, p. 392; Fuss M. Buddhavacana and Dei Verbum: A Phenomenological and Theological Comparison of Scriptural Inspiration in the Saddharmapundarika Sutra and in the Christian Tradition, E.J. Brill, Leiden, 1991, p. 479
4) Traduzioni di: Kato Bunno e altri (tradotto da), Myoho-renge-kyo: The Sutra of the Lotus Flower of the Wonderful Law, Kosei Publishing Co., Tokyo, 1971; Murano, Senchu (tradotto da), The Sutra of the Lotus Flower of the Wonderful Law, Nichiren Shu Headquarters, Tokyo, 1974; Hurvitz, Leon (tradotto da) Scripture of the Lotus Blossom of the Fine Dharma, Columbia University Press, New York, 1973; Kubo, Tsugunari e Yuyama, Akira (tradotto da), The Lotus Sutra, Numata Center for Buddhist Translation and Research, BDK English Tripitika 13-1, Berkeley, 1993; Burton Watson (tradotto da: The Lotus Sutra, Columbia University Press, New York, 1993
5) vedi T.9.10b, T.9.31a, T.9.38c, ecc. Devo le idee di questo paragrafo a Jamie Hubbard. Si veda il suo articolo “Buddhist-Buddhist Dialogue? The Lotus Sutra and the Polemic of Accomodation”, in Buddhist-Christian Studies, 15, 1995, pp. 119-136;
6) vedi David Chappell, Early Forebodings of the Death of Buddhism”, Numen, 27.1, Summer 1980, pp. 122-154; Jan Nattier, Once upon a Future Time: Studies in a Buddhist Prophecy of Decline, Asian Humanities Press, Berkeley, 1991
7) Per uno studio approfondito si veda: Cantwell Smith, What is Scripture? A Comparative Approach, Fortress Press, Minneapolis, 1993
8) Gerald O. Barney, Global 2000 Revisited: What Shall We Do?, VA: Millenium Institute, Arlington 1993, p. 52
9) Conferenza tenuta il 23 giugno 1995 all’Università delle Hawaii da Carl Becker, professore di Scienze Umane all’Università di Kyoto, in cui si riportavano i risultati inediti di una ricerca sul campo sugli anziani
10) Gerald O. Barney, Global 2000 Revisited , p. 62


(Saggio pubblicato nel 1996 nella rivista dell'Istituto di Filosofia Orientale (IOP) The Journal of Oriental Studies che ha dedicato uno speciale al tema 'Il ventunesimo secolo e la filosofia del Sutra del Loto' e in seguito tradotti e pubblicati sul bimestrale Duemilauno nr. 64, 1997)

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