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Panorama storico
Il Giappone del tredicesimo secolo era dominato da un governo militare la cui sede si trovava a Kamakura, una città costiera a sudovest dell’attuale Tokyo. Lo shogunato di Kamakura, definizione con cui è comunemente noto quel governo, durò dal 1185 al 1333, e di conseguenza anche questo lasso di tempo viene chiamato periodo Kamakura. Lo shogunato di Kamakura, un’organizzazione governativa creata e totalmente dominata da membri della classe guerriera, rappresentò un fenomeno nuovo all’interno della storia giapponese. Se i resoconti della tradizione sono degni di fede, nel primo periodo della storia giapponese gli imperatori avevano fatto uso in prima persona della forza militare ogniqualvolta la situazione lo richiedeva, ma nei secoli seguenti i doveri dell’imperatore erano stati sempre più circoscritti a funzioni religiose e cerimoniali.
Una complessa burocrazia centrale e provinciale, ispirata al modello cinese, gestiva l’amministrazione degli affari del paese, mentre un esercito di soldati di leva manteneva l’ordine e difendeva le frontiere.
Alla fine dell’ottavo secolo l’imperatore conferì il titolo di Seiitaishogun, o “Grande generale che sottomette i barbari”, a un ufficiale di corte e lo inviò a conquistare le tribù indigene del nord. Il titolo, abbreviato in “shogun”, era destinato ad avere in seguito un ruolo importante nella storia del Giappone, quando venne a designare il governante militare del paese. Ma a quel tempo non c’era ancora niente di simile a una professione o a una specifica classe guerriera.
Durante i lunghi secoli del periodo Heian (794-1185), quando la capitale si trovava a Heiankyo, l’attuale Kyoto, la situazione iniziò a mutare. Gli aristocratici di corte, che dirigevano l’amministrazione sul modello cinese accennato prima, passavano sempre più tempo a curare i propri interessi artistici e culturali nella capitale e trascuravano l’amministrazione pratica degli affari di governo, in particolar modo nelle province ai confini dell’impero. Di conseguenza emerse ben presto una nuova classe di guerrieri-agricoltori, comunemente definiti samurai. Bonificando o rendendo coltivabili nuove terre nelle regioni più sperdute, essi riuscirono a crearsi piccoli possedimenti. Per evitare le imposte del governo centrale, le loro terre venivano affidate nominalmente a potenti famiglie aristocratiche o a templi buddisti, ma in realtà costituivano proprietà private protette dal valore militare dei singoli samurai.
Per rafforzare la loro posizione, in breve tempo i samurai si riunirono in gruppi o si posero al servizio di qualcuno dei clan locali più potenti. Presto arrivarono a costituire una nuova classe di guerrieri professionisti, lasciando ai contadini il compito di coltivare direttamente i loro terreni e concentrandosi sul perfezionamento delle arti militari e sugli ideali di forza morale e audacia che ne erano alla base.
In un primo tempo questi potenti clan provinciali preferirono tenersi lontani dagli affari della capitale, dove l’istituzione imperiale si trovava ormai sotto il dominio assoluto della grande famiglia di corte dei Fujiwara. I Fujiwara avevano il controllo delle cariche più alte, davano in sposa le loro figlie agli imperatori e, insediando sul trono reggenti bambini, gestivano in loro vece gli affari di governo. Di conseguenza, gran parte degli imperatori giapponesi in questo periodo regnavano solo per breve tempo, poi erano obbligati a cedere il trono a un erede infante e a condurre una vita relativamente ritirata.
In una simile situazione politica complessa, in cui uno o più ex imperatori si trovavano a convivere con un imperatore regnante e vari rami della famiglia Fujiwara si contendevano la supremazia, gli scontri di potere erano inevitabili. Quando avevano luogo, non c’era da stupirsi che i contendenti tentassero di rafforzare la propria posizione cercando sostegno presso i clan guerrieri delle province, alcuni dei quali erano imparentati con l’aristocrazia di corte. In tal modo i guerrieri giunsero a rivestire un ruolo importante negli affari di corte e della capitale, in un primo tempo solo sporadicamente, ma in seguito con crescente regolarità.
I rami della famiglia Fujiwara che vivevano nel nordest del Giappone furono tra i primi ad assumere un ruolo di questo genere. Nel tempo furono poi oscurati da altri due clan guerrieri, i Minamoto o Genji, i cui terreni erano concentrati nella regione di Kanto nel Giappone orientale, e i Taira o Heike, che avevano la loro base di potere nella regione del mare interno.
Alla fine il capo del clan Taira, Taira no Kiyomori (1118-1181), intervenendo in due battaglie successive per il potere a corte, riuscì a diventare di fatto il dittatore del paese: si insediò nella più alta carica di governo e, per la prima volta nella storia del Giappone, tanto gli imperatori in ritiro o in carica quanto i signori Fujiwara si ritrovarono alla mercé di un capo militare e dei suoi seguaci.
I Taira comunque non si dimostrarono veri nemici dell’aristocrazia, ma anzi adottarono con entusiasmo le consuetudini della capitale. In poco tempo abbandonarono il comportamento e gli ideali guerrieri e non fu più possibile distinguerli dalla classe cortigiana. Nel frattempo avevano però aperto ad altri la strada verso il potere e così, quando Kiyomori morì nel 1181, la loro posizione di dominio venne subito insidiata da altri clan guerrieri guidati dalla famiglia Minamoto, proveniente dall’est. I Taira furono costretti ad abbandonare Kyoto e fuggirono a ovest, subendo una sconfitta finale schiacciante nel 1185, nella battaglia navale di Dannoura. Minamoto no Yoritomo (1147-1199), a capo dell’esercito dei Minamoto, fece attenzione a non ripetere gli errori commessi dai Taira. Stabilì il proprio governo militare a Kamakura, dove sarebbe stato sicuramente lontano dall’influenza della corte e dai suoi costumi decadenti, ma non fece alcun tentativo di smantellare la macchina governativa già esistente a Kyoto. Al contrario, cercò deliberatamente di ottenere il riconoscimento delle proprie imprese da parte dell’imperatore e della corte e nel 1192 riuscì a ottenere il prestigioso titolo militare di shogun.
Tuttavia divenne ben presto evidente che le funzioni amministrative, in precedenza svolte dalla corte, nel futuro sarebbero state gradualmente assunte dalle famiglie di guerrieri guidate dallo shogunato di Kamakura. Nel 1185 Minamoto no Yoritomo nominò degli shugo, o sovrintendenti, per mantenere l’ordine nelle varie province, e degli jito, o amministratori, per controllare le proprietà pubbliche e private; anche se questi funzionari apparentemente gestivano gli affari della classe guerriera, in breve tempo divennero di fatto i governatori della loro regione.
Nella sua ascesa al potere, Yoritomo era stato appoggiato dai parenti della moglie, membri della famiglia Hojo, un potente clan militare della regione di Izu. Quando Yoritomo morì nel 1199, gli successe in qualità di shogun il figlio diciottenne Yoriie, ma in realtà il potere era esercitato dal nonno materno di Yoriie, Hojo Tokimasa (1138- 1215), che agiva da shikken, o reggente, per il ragazzo e alla fine lo fece eliminare. Il fratello minore di Yoriie, Sanetomo, lo sostituì in qualità di shogun nel 1203, ma venne assassinato nel 1219, ponendo fine alla discendenza diretta di Yoritomo.
Per il resto del periodo Kamakura, la posizione di shogun fu occupata da un sovrano bambino scelto prima in seno alla famiglia Fujiwara e in seguito nella famiglia imperiale.
L’autorità effettiva veniva esercitata esclusivamente dai membri della famiglia Hojo che svolgevano le funzioni di reggenti per questi governanti fantoccio. La supremazia dei reggenti Hojo non proseguì però del tutto incontrastata. Nel 1221 l’ex imperatore Gotoba, insieme ad altri due ex imperatori, tentò di liberarsi dalla dominazione dello shogunato, ma nonostante gli ordini inviati alle province affinché radunassero truppe per sostenere la causa imperiale, il numero di guerrieri che rispose fu penosamente esiguo. Le forze imperiali furono battute con facilità e il governo di Kamakura depose l’imperatore in carica ed esiliò in isole remote gli ex imperatori. Questo episodio è noto come il tumulto di Jokyu, dal nome del periodo in cui ebbe luogo. Per assicurarsi che non si ripetesse qualcosa di simile, la famiglia Hojo costituì un quartier generale militare a Kyoto per tenere sotto controllo la corte.
La seconda minaccia seria al potere degli Hojo venne dall’esterno e di fatto minacciò tutto il Giappone. In passato, soprattutto per la distanza che separava il Giappone dal continente, il paese aveva temuto solo in rari casi che potesse avvenire un’invasione, ma nel tredicesimo secolo una nuova razza di spietati conquistatori, i mongoli, fece sentire la sua presenza in Asia. Dopo le vittorie nell’Asia Centrale e in Europa, essi occuparono il nord della Cina e la Corea ed erano in procinto di soggiogare il sud della Cina quando il Giappone attirò la loro attenzione. Nel 1268 il sovrano mongolo Khubilai Khan mandò in Giappone il primo di una serie di inviati per esigere che gli riconoscessero fedeltà. Hojo Tokimune, che al tempo dirigeva lo shogunato, rifiutò con forza le richieste e ignorò tutti i successivi inviati mongoli. Nel 1274 l’esercito mongolo si spinse allora nelle acque al largo del sud del Giappone con l’intento di punire i giapponesi per la loro riluttanza: i mongoli occuparono diverse isolette e attaccarono il Kyushu, ma lo scoppio di una forte tempesta li fece ritirare in fretta.
Le autorità di Kamakura, sapendo bene che il pericolo non era certo scongiurato, si affrettarono a costruire mura e a prendere altre precauzioni per difendersi da una seconda invasione. Nel 1281 i mongoli riapparvero infatti un’altra volta a capo di una enorme flotta di navi cinesi e coreane. Di nuovo i giapponesi opposero una fiera resistenza, anche se subirono terribili perdite. Prima che i mongoli riuscissero a mettere in azione il grosso delle loro forze, comunque, una grande tempesta si abbatté sulla zona, affondando o danneggiando le navi degli invasori e determinando l’esito disastroso della loro spedizione. Dopo aver riflettuto su un altro possibile tentativo di invasione, alla fine i mongoli abbandonarono le loro ambizioni e, nel 1299, avanzarono proposte di pace al Giappone.
Le perdite subìte dai guerrieri giapponesi nel conflitto precedente però avevano seriamente indebolito la fiducia che essi riponevano nello shogunato di Kamakura. Allo stesso tempo il pesante costo delle misure difensive adottate stava minacciando la stabilità del governo. Questi due fattori affrettarono il declino dello shogunato di Kamakura e nei primi anni del quindicesimo secolo un caparbio imperatore di nome Godaigo salì al trono. Deciso a governare da solo e a sbarazzarsi del predominio dei reggenti Hojo, egli compì diversi tentativi per rovesciare lo shogunato di Kamakura. I suoi sforzi alla fine furono coronati da successo nel 1333, quando i capi guerrieri che lo sostenevano si impadronirono dei quartieri generali militari di Kyoto e Kamakura, ponendo fine al dominio degli Hojo.

(tratto da Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, 2008)
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