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PER OSSERVARE LA PROPRIA MENTE
a cura del dipartimento di Studio della Soka Gakkai
(Articolo riadattato dalla rivista Deumilauno nr. 51 luglio-agosto 1995)

Gohonzon non è solo il punto di riferimento esterno della pratica buddista, ma la vita stessa “diviene” il Gohonzon quando attiviamo il nostro stato di buddità attraverso la fede.

II vero significato del Gohonzon nel Buddismo di Nichiren Daishonin è quello di “Oggetto di culto per osservare la propria mente” (kanjin no honzon): definizione che equivale a quella di “Oggetto di culto della fede”. Per questo motivo, soltanto coloro che ereditano la linfa vitale della fede sono qualificati a proteggere e propagare il Gohonzon. Tradizionalmente l'“autorità di conferire il Gohonzon”, strettamente collegata ai compiti di proteggerlo e propagarlo, è sempre stata interpretata nel suo profondo legame con il problema della “trasmissione”. Quindi, alla luce del suo significato originale, appare chiaro che la “trasmissione”, da cui deriva l'“autorità di conferire il Gohonzon”, non è nient'altro che la “linfa vitale della fede”.
Riguardo al significato di “osservare la mente” (kanjin) il gosho l'Oggetto di culto per l'osservazione della mente afferma: «Significa osservare la propria mente e vedere in essa i dieci mondi» (RSND, 1, 315). Nichikan Shonin interpreta la frase “osservare la propria mente” come “credere nel Gohonzon”. (Commentario di Nichikan Shonin agli scritti di Nichiren Daishonin). In altre parole ciò significa avere fede. La frase: «Vedere in essa i dieci mondi» indica l'effetto che può essere raggiunto manifestando la causa della fede. Ciò significa percepire i dieci mondi nella propria vita (che è la realtà di ichinen sanzen), inerenti al mondo di Buddità racchiuso nel Gohonzon. In altre parole vuoi dire percepire che la nostra vita è essa stessa il Gohonzon.
Nichikan Shonin spiega: «Vedere i dieci mondi nella propria mente» significa: «Recitare il Daimoku della Legge mistica» (ibidem). In altri termini la causa che si trova nel mantenere la fede, riceverà come effetto in modo del tutto naturale, che la vita stessa diventerà il Gohonzon. Ciò accade per effetto della “fusione” col Gohonzon che avviene nel cuore e nell'ichinen di una persona che recita Daimoku con fede. In questo modo noi possiamo sperimentare il beneficio della pratica buddista e realizzare il principio di “ottenere la Buddità nella (nostra) forma presente”.
Il Gohonzon di Nichiren Daishonin non solo è il punto di riferimento “esterno” della fede, ma la nostra stessa vita “diviene” il Gohonzon quando noi crediamo in esso e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo. Per comprendere pienamente il significato del Gohonzon dobbiamo aver chiari questi due aspetti. A tale proposito il Daishonin scrive: «Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te. Il Gohonzon esiste solo nella carne mortale di noi persone comuni che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo». E ancora: «II Gohonzon inoltre si trova solo nei due caratteri che significano fede» (RSND, 1, 738/9).
Nichikan Shonin osserva: «Una persona che serba nel cuore la fede anche solo per un istante possiede il Gohonzon di ichinen sanzen (...) La mente del Budda è il Gohonzon della mistica Legge dei cinque caratteri. Anche la nostra mente è il Gohonzon della mistica Legge dei cinque caratteri» (Commentario di Nichikan Shonin agli scritti di Nichiren Daishonin).
Il Gohonzon, dunque, si trova solo nella fede. Se non c'è fede, anche se il Gohonzon esiste materialmente sulla carta, non esiste nel suo profondo significato di “Oggetto di culto per osservare la propria mente”: «senza la linfa vitale della fede - afferma Nichiren Daishonin - sarebbe inutile abbracciare il Sutra del Loto». Nichikan Shonin commenta: «Se una persona non ha fede, non può possedere il Gohonzon di ichinen sanzen» (ibidem).
Per questa ragione, anche se pensiamo di proteggere il Gohonzon, mancando di fede la nostra protezione non sarà autentica e non potremo propagare il Gohonzon. Solo quando un credente ha una forte fede può realmente proteggere e propagare il Gohonzon. Perciò l'autorità di conferire il Gohonzon, che procede insieme alla sua protezione e propagazione, esiste soltanto laddove scorre la linfa vitale della fede.
Nel Buddismo del Daishonin il vero significato di “discendenza” è quello di “linfa vitale della fede” e questa rappresenta anche la base per la “trasmissione” della discendenza da un patriarca all'altro.
Quindi la designazione di Nikken come colui che conferisce i Gohonzon non è valida, perché egli ha perso “la linfa vitale della fede”.
Nell'Eredità della Legge fondamentale della vita il Daishonin afferma: «Sii fermamente deciso a risvegliare il grande potere della fede e recita Nam-myoho-renge-kyo con la preghiera che la tua fede continui a essere ferma e corretta anche nel momento della morte» (RSND, 1, 191).
Come è scritto nel brano: «Non cercare assolutamente un modo diverso...», non esiste altra discendenza nel Buddismo del Daishonin che quella della linfa vitale della fede. Se qualcuno stabilisse una discendenza diversa da questa, sarebbe un insegnamento errato e contrario al Buddismo del Daishonin.
“La discendenza che è ereditata dai soli patriarchi” non fa eccezione. Se questa diventasse una trasmissione “speciale”, fuori dalla linfa della fede, si trasformerebbe in un falso insegnamento.
Per questa ragione, il nono patriarca Nichiu Shonin affermò: «Quando discutiamo di fede o della linfa vitale della Legge o del flusso della Legge stiamo parlando di un'unica cosa» (Studio dei principi della Scuola Fuji). Commentando questo brano il 59° patriarca Nichiko Shonin spiegò: «Ereditare la linfa vitale del Buddismo del Daishonin significa ricevere e trasmettere l'acqua della Legge con fede... Se la fede barcolla, il flusso dell'acqua della Legge cesserà».
L'interpretazione della trasmissione come un processo misterioso in cui solo il patriarca eredita lo stato vitale illuminato del Daishonin e arriva a possedere speciali e misteriosi poteri, non si trova nei due documenti in cui Nichiren Daishonin nomina Nikko Shonin suo legittimo successore e neppure nel documento dove Nikko Shonin nomina Nichimoku Shonin terzo patriarca (Documento di trasmissione da Nikko a Nichimoku).
Al contrario questo documento precisa chiaramente che la linfa vitale della fede è la base per la trasmissione da un patriarca all'altro. Nikko Shonin infatti indica le tre regole per il passaggio della discendenza a Nichimoku affermando che: 1) Nichimoku ha conservato una fede pura; 2) ha devotamente servito il Daishonin per sette anni consecutivi; 3) ha continuato a presentare petizioni al governo per cinquanta anni dalla morte del Daishonin. Nichimoku Shonin quindi ricevette la trasmissione della discendenza da Nikko Shonin proprio perché aveva ereditato la linfa vitale della fede.
Alla luce dei due Documenti di trasferimento e del Documento di Nikko è evidente che lo scopo originale della trasmissione della discendenza era quello di assicurare la protezione e la propagazione dei Gohonzon. Per la propagazione, in particolare, è indispensabile un insieme di credenti uniti armoniosamente che mantengano la linfa vitale della fede. In origine la trasmissione da un patriarca all'altro significava anche nominare la figura centrale di riferimento per il gruppo di credenti uniti nella fede.
Per questa ragione nel Documenti di trasferimento il Daishonin afferma inequivocabilmente che Nikko Shonin «deve assumere la posizione del grande responsabile per la propagazione dell'insegnamento di Nichiren Daishonin». Di conseguenza l'attribuzione al patriarca del potere di conferire il Gohonzon non avveniva perché l'Illuminazione del Daishonin era trasmessa solo a lui, ma perché il patriarca era semplicemente la figura di riferimento per quei credenti che proteggevano e propagavano il Gohonzon. In tal senso il conferimento dei Gohonzon non è un “potere” che ricade dentro la giurisdizione del patriarca, piuttosto è una “funzione” che il patriarca dovrebbe svolgere.
Nichiko Shonin afferma: «Quando la nostra fede perde la sua purezza diventando erronea e confusa, allontanandosi così dagli intendimenti del Budda, il sentiero dell'acqua della Legge sarà ostacolato e solo la nostra innata meschinità sarà manifesta nel nostro corpo e nella nostra mente, squalificandoci così dal ricevere l'eredità della Legge per ottenere la Buddità nella nostra forma presente» (Studio dei principi della Scuola Fuji).
Anche se il patriarca ha perso la fede, la propagazione della Legge mistica continuerà finché tutti i credenti che ereditano la linfa vitale della fede rimarranno uniti. Nikko Shonin aveva previsto che in futuro un patriarca avrebbe potuto perdere la fede, per questo aveva ammonito i suoi seguaci dicendo: «Non seguite neppure il patriarca se egli va contro la Legge del Budda e propone un suo personale punto di vista».
Alla luce di quanto detto, l'unità dei credenti è la base per la propagazione della Legge mistica. Nichiren Daishonin ne chiarisce l'importanza nell'Eredità della Legge fondamentale della vita: «In generale, che i discepoli di Nichiren, preti e laici, recitino Nam-myoho-renge-kyo con lo spirito di “diversi corpi stessa mente”, senza alcuna distinzione fra loro, uniti come i pesci e l'acqua, questo si chiama eredità della Legge fondamentale della vita. Se è così anche il grande desiderio di un'ampia propagazione potrà realizzarsi» (RSND, 1, 190). Come chiarisce questo passo, l'obiettivo fondamentale degli sforzi per la propagazione del Daishonin è proprio l'esistenza di un gruppo di credenti uniti in itai doshin. Solo se esiste questo gruppo si potrà realizzare kosen-rufu. Ne deriva che il Gohonzon, rivelato per la propagazione della Legge mistica, fu iscritto per tutti i credenti che rimangono uniti in itai doshin.
Il conferimento del Gohonzon nasce dall'immensa compassione di Nichiren Daishonin che desiderava “la sua diffusione al mondo intero”. Il conferimento realizzato dalla Soka Gakkai si accorda perfettamente con la volontà del Budda originale.
Nell'Oggetto di culto per l'osservazione della mente, il Daishonin afferma: «Con grande compassione per coloro che ignorano la gemma della dottrina dei tremila regni in un singolo istante di vita, il Budda l'ha avvolta con i cinque caratteri (di Myoho-renge-kyo) e l'ha appesa al collo della gente ignorante dell'ultima epoca. I quattro grandi Bodhisattva proteggeranno queste persone (che abbracciano i cinque caratteri) non diversamente da come T'ai-kung-wang e il duca Chou protessero il re Wen e da come i quattro anziani canuti servirono l'imperatore Hui» (RSND,1, 337).
A differenza di altre immagini utilizzate come oggetti di culto che raffigurano solo alcuni aspetti superficiali o esterni dei Budda o dei bodhisattva, il Gohonzon è di per se stesso la materializzazione della Legge mistica. Gli esseri umani che vivono nell'Ultimo giorno della Legge, pur essendo entità della Legge mistica, hanno capacità limitate e vivono ignorando la Legge mistica. Attraverso la fede nel Gohonzon, invece, essi diventano capaci di manifestarlo all'interno della loro vita e di ottenere la Buddità.
Nell'Eredità della Legge fondamentale della vita si legge: «Io, Nichiren, ho cercato di risvegliare tutto il popolo giapponese alla fede nel Sutra del Loto in modo che anch'esso potesse condividerne l'eredità e conseguire la buddità» (RSND, 1, 191). E in Risposta a Takahashi Nyudo scrive: «È il tempo in cui il Bodhisattva Pratiche superiori farà la sua comparsa nel mondo e donerà a tutti gli esseri viventi di Jambudvipa i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo» (RSND,1, 538).
In Rimostranza al bodhisattva Hachiman afferma: «Io ho solo cercato di fare in modo che tutti gli abitanti del Giappone potessero pronunciare costantemente i cinque o sette caratteri di Nam-myoho-renge-kyo. La mia compassione è simile a quella di una madre che cerca di allattare il proprio figlio nutrendolo del latte del suo seno».
Come attestano tali brani, il conferimento del Gohonzon a tutte le persone, la realizzazione del desiderio di diffonderlo “al mondo intero” o a “tutti gli abitanti della terra” sono solo conseguenze naturali del grande spirito di compassione nei confronti dell'umanità che animava Nichiren Daishonin.
Nell'Oggetto di culto per l'osservazione della mente, è scritto: «Le pratiche di Shakyamuni e le virtù che, come conseguenza egli ottenne, sono tutte contenute nei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. Se noi crediamo in questa frase, ci saranno garantiti naturalmente gli stessi benefici che come conseguenza egli ottenne» (RSND, 1, 325).
Come si legge in questo brano, se crediamo nel Gohonzon, le nostre vite saranno naturalmente arricchite dai benefici di causa ed effetto che si ottengono manifestando la Buddità. Nichikan Shonin per descrivere la grandezza del Gohonzon afferma: «II Gohonzon offre benefici grandi e senza limiti. Le sue funzioni sono vaste e profonde. Per tale ragione, se si abbraccia la fede nel Gohonzon e si comincia a recitare Nam-myoho-renge-kyo anche solo per un breve periodo, nessuna preghiera rimarrà senza riposta, nessuna offesa rimarrà impunita, tutta la buona fortuna verrà concessa e l'ingiustizia sarà provata».
Solo mantenendo una fede salda si può essere certi di ottenere gli immensi benefici del Gohonzon. Questo vuol dire il Daishonin quando sostiene: «Accettare è facile, continuare è difficile. Ma la Buddità si trova nel mantenere la fede. Colui che abbraccia questo Sutra dovrebbe essere pronto a incontrare difficoltà» (RSND, 1, 417).
L'impresa più difficile, dunque, è quella di riuscire a mantenere la propria fede per tutta la vita. “Abbracciare il Gohonzon” nel vero senso vuol dire avere una fede salda al punto da non perderla di fronte a qualsiasi tipo di difficoltà. Coloro che costantemente riescono a mantenere un tale atteggiamento riceveranno enormi benefici. «Rafforza costantemente la tua fede - scrive Nichiren Daishonin - e ricevi la protezione di Shakyamuni, Taho e di tutti gli altri Budda» (RSND, 1, 342). Il modo migliore per manifestare la fede nel Gohonzon consiste nella pratica per sé e per gli altri. «Se si riceve il Gohonzon e lo si custodisce gelosamente nella propria camera senza praticare - scriveva Josei Toda - vuoi dire credere nel Gohonzon solo per la sua forma esterna. Il Daimoku delle tre grandi Leggi segrete racchiude in sé due aspetti: il primo è la fede e il secondo è la pratica.
Per realizzare il Daimoku della pratica bisogna recitare Daimoku per sé e per gli altri. Questo corrisponde al Daimoku del periodo dell'Ultimo giorno della Legge. Se si ha il Gohonzon semplicemente custodito nella propria camera, anche professando di aver fede in esso, non si può dire di averlo nel vero senso della parola. Il corpo di una persona che recita Daimoku al Gohonzon diventa di per se stesso entità dell'oggetto di culto. Sicuramente questa azione corrisponde ad “abbracciare il Gohonzon” nel vero senso del termine.
Coloro che spiegano agli altri l'immenso potere del Gohonzon devono essere considerati come emissari del Budda: essi sono i messaggeri del Gohonzon. Si può anche affermare che essi sono coloro che hanno ereditato i benefici di causa ed effetto ottenuti dall’Illuminazione di tutti i Budda degli insegnamenti provvisori, teorici ed essenziali» (Toda, Josei Zenshu, pp. 258-259).
La fede, secondo l'interpretazione della Soka Gakkai, consiste nel credere molto fermamente nel Gohonzon preoccupandosi della felicità altrui e della propria. Questo tipo di fede presuppone che dentro di noi sia maturata una profonda consapevolezza verso kosen-rufu. La si potrebbe definire in altro modo “fede per kosen-rufu”.
Questa è la fede insegnata da Nichiren Daishonin, come si può leggere in varie parti del Gosho: «Diffondi il Sutra del Loto con lo stesso spirito di Nichiren Daishonin»; «Se condividi la stessa mente di Nichiren Daishonin, allora sicuramente devi essere un Bodhisattva della Terra»; «Perciò, io dico a voi, miei discepoli, cercate di praticare come insegna il Sutra del Loto, dedicando voi stessi senza risparmiare le vostre vite».
Espressioni come «lo stesso spirito di Nichiren», «la stessa mente di Nichiren» indicano che la fede e la pratica devono essere strettamente unite a quelle di Nichiren Daishonin.
Solo questo tipo di fede “contiene” il Gohonzon e, di conseguenza, il manifestarla nella propria vita permette di accumulare illimitati benefici. Inoltre, come insegna il principio che la nostra interna natura di Budda ottiene “protezione” dall'esterno, coloro che credono in tal modo, possono essere sicuri di godere della protezione degli buddisti.
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