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Glossario
Riveduto e ampliato
Abbreviazioni: sans. = sanscrito; giapp.= giapponese
Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese
Trattato scritto nel 1260 da Nichiren Daishonin e indirizzato a Hojo Tokiyori, ex reggente ma ancora la figura più potente del clan dominante. In questo trattato egli attribuisce i disastri che devastano il paese all'offesa all'insegnamento corretto e alla fede in false dottrine e invita il governo a smettere di sostenere le false scuole del Buddismo per porre fine ai disastri che affliggevano il Giappone. Predice poi che i disastri più terribili - le lotte intestine e l'invasione straniera - avrebbero sicuramente avuto luogo se le autorità avessero continuato a sostenere le dottrine erronee e le esorta ad abbracciare immediatamente l'insegnamento corretto per ristabilire la pace nel paese. La presentazione di questo trattato suscitò l'ira dei capi di governo e di altri influenti credenti nella dottrina della Pura terra, dando così inizio a una serie di persecuzioni nei confronti del Daishonin. Il titolo giapponese è Rissho ankoku ron.
Ajatashatru. Re di Magadha in India
Istigato da Devadatta uccise il padre, il re Bimbisara, seguace di Shākyamuni. Salì al trono e divenne il più potente sovrano del suo tempo. Colpito da una terribile malattia e spinto dal rimorso per le sue azioni si convertì al Buddismo, offrendo il suo sostegno al Primo concilio buddista.
Ambapāli (pali; sans. Āmrapāli,; giapp. Ambara-nyo)
Cortigiana di Vaishālī, India. Dopo aver udito gli insegnamenti di Shākyamuni fece dono all'ordine buddista di un bosco di alberi di mango. Le versioni cinesi delle scritture buddiste riportano questo bosco come parco di Ambapāli. Secondo la leggenda Ambapāli stessa era nata da un albero di mango. Amba significa appunto albero di mango. Secondo un'altra leggenda ella era stata abbandonata alla nascita in un bosco di alberi di mango ed era stata raccolta e allevata da un guardiaboschi. Altre fonti la vogliono madre del famoso medico Jīvaka. Secondo la tradizione Shākyamuni, all'età di ottantanni intraprese il suo ultimo viaggio. Si diresse a nord, attraversò il Gange e raggiunse Vaishālī, dove fece sosta insieme ai suoi discepoli nel bosco di Ambapāli. Fu in quell'occasione che ella udì il Budda predicare e, piena di gioia, lo invitò a cenare con lei, insieme ai suoi discepoli. (Dizionario del buddismo, Esperia, 2006. pg. 18)
Amida (sans. Amitayus o Amitabha)
Budda della Pura Terra di Perfetta Beatitudine, venerato dagli aderenti alla scuola della Pura terra.
Ānanda
Uno dei dieci discepoli più vicini a Shakymuni, di cui era cugino. Lo si vuole figlio di Drinodana, Amritodana o Shuklodana, tutti zii di Shākyamuni. Ananda è anche noto in quanto fratello minore di Devadatta. Accompagnò il Budda Shākyamuni per molti anni, con il compito di assistere il maestro. Ebbe così occasione di ascoltare più insegnamenti di chiunque altro, cosa per la quale era rinomato. Si dice inoltre che fosse dotato di prodigiosa memoria, in virtù della quale ebbe un ruolo di primo piano nella compilazione degli insegnamenti di Shākyamuni durante il primo concilio buddista, dopo la morte del Budda. Aiutò Mahaprajapati, la madre adottiva di Shākyamuni, a entrare nell’ Ordine buddista. Quando ella manifestò l’intenzione di rinunciare al mondo secolare, Shākyamuni respinse la sua richiesta di essere ammessa all’ordine. Ananda gli ricordò allora quanto fosse grande il suo debito di gratitudine nei confronti della madre adottiva e lo implorò di rivedere la sua decisione. Shākyamuni diede ascolto alle sue parole e Mahaprajapati divenne la prima monaca dell’Ordine buddista. Ananda è considerato il secondo dei ventritré o ventiquattro successori di Shākyamuni (il primo fu Mahakashyapa). Fa parte dell’ultimo dei tre gruppi di “ascoltatori della voce” che compresero gli insegnamenti del Budda quando appresero della relazione formata con lui in un lontanissimo passato, come descritto nella Parabola della città fantasma, il settimo capitolo del Sutra del Loto. Il capitolo Predizioni conferite ai novizi e ai discepoli anziani (nono) predice la sua futura illuminazione come Budda Re di Saggezza e Potere Illimitato come i Mari e i Monti. (Dizionario del buddismo, Esperia, 2006. pg. 21)
Annotazioni su "Grande concentrazione e visione profonda"
Commentario di Miao-lo su Grande concentrazione e visione profonda, una delle tre opere maggiori di T'ien-t'ai.
Annotazioni su "Parole e frasi del Sutra del Loto"
Commentario di Miao-lo su Parole e frasi del Sutra del Loto, una delle tre opere maggiori di T'ien-t'ai.
Annotazioni su "Significato profondo del Sutra del Loto"
Commentario di Miao-lo su Significato profondo del Sutra del Loto, una delle tre maggiori opere di T'ien-t'ai.
anuttara-samyak-sambodhi (sans.)
Suprema perfetta illuminazione, l'insuperata illuminazione di un Budda. Anuttara significa supremo, sommo, incomparabile, insuperato o senza pari. Samyak significa giusto, corretto, vero, accurato, completo o perfetto e sambodhi vuol dire illuminazione. L'espressione samyak-sambodhi viene usata anche a se stante per indicare la perfetta illuminazione. Bodhi e sambodhi significano anche saggezza o perfetta saggezza. In tal senso anuttara-samyak-sambodhi significa suprema, perfetta saggezza.
Aprire il provvisorio e rivelare il vero
Abbandonare gli insegnamenti provvisori o espedienti e rivelare il vero insegnamento del Sutra del Loto.
Arhat (sans.)
Chi ha ottenuto lo stadio supremo dell'Illuminazione hinayana. Arhat significa "degno di rispetto".
Ascoltatori della voce (sans. shravaka)
Discepoli del Budda Shākyamuni che ascoltano la sua predicazione e si sforzano di ottenere l'Illuminazione. Sono gli appartenenti al mondo di Studio.
Ashoka
(268-232 a.C.). Terzo re della dinastia indiana dei Maurya (regnante circa tra 268 e il 232 a.C.), riuscì nell’impresa di unificare l’india. Era nipote di Chandragupta, fondatore della dinastia e figlio del secondo re, Bindusara. Ashoka fu inizialmente un tiranno, ma in seguito si convertì al Buddismo e prese a governare in modo compassionevole, in accordo con gli ideali buddisti. Si narra che, salito al trono, avesse fatto mettere a morte i suoi novantanove fratellastri. Nel 259 a.C., nove anni dopo essere diventato re, conquistò il regno di Kalinga, causando la morte di circa centomila persone e imprigionandone centocinquantamila. Si era convertito al Buddismo due anni prima, ma solo di fronte alle tragedie che accompagnarono la conquista di Kalinga prese coscienza della propria crudeltà e si trasformò in un devoto fedele. Rinunciò alle conquiste basate sulla forza e si dedicò alla “conquista per mezzo del Dharma” (principio buddista di retta vita), pacificando il suo regno. Adottò una politica di opere pubbliche, fondò ospedali per persone e animali, fece piantare alberi e scavare pozzi lungo le maggiori vie di comunicazione e costruire luoghi di ristoro per i viaggiatori. Ogni cinque anni i suoi ispettori si recavano fin nelle provincie più lontane per verificare le condizioni di vita della popolazione. Inviò missionari buddisti nel sud dell’India, in Kashimir, Gandhara, Sri Lanka e addirittura fino in Siria, Egitto e Macedonia. In Sri Lanka andarono suo figlio Mahendra e sua figlia Samghamitra, mentre in Kashir e Gandhara fu inviato un monaco di nome Madhyantika. Per quanto fosse un devoto seguace del Buddismo, non lo impose mai come religione di stato, continuando a proteggere il diritto di culto del Gianismo, del Brahmanesimo e di altre religioni. Il terzo concilio buddista, indetto per raccogliere e riordinare gli insegnamenti orali del Budda, si tenne a Pataliputra, capitale del regno, sotto il patrocinio di Ashoka. I riferimenti ad Ashoka, al suo pensiero e alle sue innovazioni, sono numerosi non solo nella letteratura buddista ma anche nei ritrovamenti archeologici di iscrizioni ed editti.(Dizionario del buddismo, Esperia, 2006. pg.38)
Asita
1)(sans.; giapp. Ashi-sennin). Indovino menzionato nel capitolo Devadatta (dodicesimo) del Sutra del Loto, considerato una precedente incarnazione di Devadatta. Secondo il sutra, in una passata esistenza Shākyamuni era un re, ma rinunciò al trono per cercare la Legge. A quel tempo un indovino di nome Asita si presentò a lui dicendogli di avere un testo intitolato Sutra del Loto della Legge Meravigliosa e se lui gli avesse promesso di non disobbidirgli glielo avrebbe fatto conoscere. Il re cominciò così a servire l'indovino e trascorso un periodo di mille anni potè udire gli insegnamenti del Sutra del Loto. Shākyamuni nel Sutra del Loto identifica se stesso nel re e l'indovino in Devadatta. La traduzione di Kumarajiva del Sutra del Loto riporta il nome di questo indovino, che invece non appare nelle versioni sanscrite del testo. 2)(sans., pali, giapp. Ashida) Indovino di Kapilavastu, regno degli Shākya nel nord dell'India. Secondo il Sutra della causalità del passato e del presente, alla nascita di Shākyamuni suo padre, il re Shuddhodana, chiese ad Asita di esaminare il neonato. Asita, riconoscendo nel bimbo i trentadue segni distintivi di un grande uomo, predisse che se fosse rimsto nel mondo secolare sarebbe diventato uno dei re che girano la ruota all'età di ventinove anni; se al contrario avesse abbandonato la vita secolare, cosa che sembrava più probabile, avrebbe raggiunto la suprema saggezza e sarebbe diventato un Budda. Asita lamentò il fatto che, avendo ormai raggiunto l'età di novanta'anni, non sarebbe vissuto abbastanza per ascoltare i suoi insegnamenti.
Asura
Demone della mitologia indiana. Rissosi e collerici, gli asura sono in perenne conflitto con il dio Shakra, o Indra. Il mondo di asura (o di Collera) è uno dei sei sentieri.
Bimbisāra (sans.; pali; giapp. Bimbashara-ō)
Re del Magadha, uno dei più potenti regni dell'India. Era padre di Ajātashatru e devoto seguace di Shākyamuni. Secondo la tradizione, quando Shākyamuni abbandonò la sua vita di principe per cercare l'illuminazione, la sua prima meta fu Rājagriha, capitale del Magadha, dove il suo nobile portamento attirò l'attenzione del re Bimbisāra che gli offrì ricchezze e il comando dei suoi eserciti. Shākyamuni rifiutò, spiegando di non desiderare altro che l'ottenimento dell'illuminazione. Bimbisāra lo pregò allora di insegnarli la suprema verità qualora fosse riuscito a scoprirla. Dopo aver ottenuto l'illuminazione Shākyamuni fece effettivamente ritorno nel Magadha e Bimbisāra divenne suo discepolo. In seguito egli donò il monastero del Boschetto di Bambù all'Ordine buddista e si dice che avesse fatto costruire una serie di scalinate di pietra che conducevano al Picco dell'aquila, presso Rājagriha, dove Shākyamuni era solito recarsi per predicare i suoi insegnamenti. Secondo lo scritto Sulla distruzione dell'ordine, il figlio di Bimbisāra, Ajātashatru, istigato da Devadatta, imprigionò il padre usurpandone il trono. In seguito si ammalò gravemente e Bimbisāra espresse tutto il suo dolore per la malattia del figlio. Ajātashatru si pentì allora delle sue azioni e ordinò alle guardie di liberarlo, ma Bimbisāra, convinto che i suoi aguzzini stessero per torturarlo, si tolse la vita. Secondo un'altra versione, fu Ajātashatru a far uccidere il padre, forse lasciandolo morire di fame in prigione. E una versione ancora differente vuole che Bimbisāra scoprì le macchinazioni del figlio e, comprendendo che questi non si sarebbe fermato davanti a nulla pur di conquistare il trono, abdicò volontariamente in suo favore. (Dizionario del Buddismo, Esperia, 2006, pg. 55)
Bodhisattva (sans.)
Individuo che aspira all'Illuminazione, o Buddità, e svolge pratiche altruistiche. Bodhi vuol dire illuminazione e sattva essere vivente. Nel Buddismo Hinayāna i ltermine è usato quasi esclusivamente per indicare il Budda Shākyamuni nelle sue precedenti esistenze. Dopo l'ascesa del Mahāyāna, bodhisattva venne a indicare chiunque aspirasse all'illuminazione e osservasse pratiche altruistiche.
Bodhisattva della Terra
Un'innumerevole schiera di bodhisattva che appaiono nel capitolo del Sutra del Loto Emergere dalla terra, ai quali Shākyamuni affida la propagazione della Legge mistica dopo la sua morte, nell'Ultimo giorno della Legge.
Brahma
Divinità che nella mitologia indiana era considerata la personificazione del principio universale fondamentale (Brahman). Fu incorporato nel Buddismo come una delle due maggiori divinità tutelari, insieme a Shakra.
Budda originale
Il Budda che ha rivelato la sua vera identità.
Budda transitorio
Un Budda che non rivela la propria identità originale, ma assume un ruolo, o forma, transitorio per l'altrui salvezza. Questa definizione è utilizzata in contrapposizione con il "Budda originale", che ha invece manifestato la propria identità. Un Budda descritto negli insegnamenti provvisori come Amida o Mahavairochana.
Buddità
Condizione, definita anche con la parola Illuminazione, caratterizzata da una saggezza senza limiti e da infinita compassione. È uno stato di perfetta libertà, nel quale si è risvegliati all'eterna e suprema verità, alla realtà fondamentale di tutte le cose. La Buddità è il fine ultimo della pratica buddista.
Cattivi sentieri.
I mondi di sofferenza nei quali cadono coloro che commettono azioni malvagie. Sono i mondi di inferno, degli spiriti affamati, degli animali e degli asura.
Cattivo amico (giapp. akuchishiki)
Detto anche cattivo compagno, cattivo maestro o cattiva influenza. Chi conduce gli altri sui cattivi sentieri, facendoli cadere nella sofferenza. Un cattivo amico illude le persone con falsi insegnamenti per ostacolarne la corretta pratica buddista. Il Sutra del Nirvana afferma che non si dovrebbero temere gli elefanti impazziti, ma i cattivi amici. I cattivi amici sono coloro che si accostano agli altri con atteggiamento amichevole per allontanarli dalla corretta pratica buddista e indirizzarli verso insegnamenti errati. Vedi anche buon amico.
Cerimonia nell'aria
Cerimonia descritta nel Sutra del Loto. Il momento in cui, mentre tutti i presenti sono sollevati nell'aria al di sopra del mondo di saha, hanno luogo la rivelazione dell'Illuminazione originale del Budda Shākyamuni avvenuta nel remoto passato e la trasmissione dell'essenza del sutra ai Bodhisattva della Terra.
Chandala (sans.)
Casta degli intoccabili, l'ultima e la più umile delle quattro classi sociali dell'antica India. Gli appartenenti a questa casta si occupavano dei cadaveri, di animali macellati e in genere di attività che avevano a che fare con la morte o l'uccisione di esseri viventi. Nichiren dichiara di appartenere alla casta chandala, essendo nato in una famiglia di pescatori.
Chandaka (sans.; pali Channa, giapp. Shanaku)
Servitore di Shākyamuni, prima che questi rinunciasse alla vita secolare. Nella notte in cui Shākyamuni, allora principe Siddhartha, lasciò il palazzo di Kapilavastu per abbracciare la vita religiosa, era accompagnato da Chandaka, che guidava per le briglie il cavallo del principe, Kanthaka. Si narra che quando furono sufficientemente distanti dal palazzo Shākyamuni si tagliò i capelli e affidò la sua corona e un gioiello che recava sul capo a Chandaka, e lo fece tornare a Kapilavastu col messaggio che lui non avrebbe fatto ritorno fino a quando non avesse raggiunto il suo obbiettivo. Dopo che Shākyamuni ebbe ottenuta l'illuminazione, Chandaka divenne suo discepolo ma, a casa della sua natura arrogante, era in costante attrito con gli altri monaci. Dopo la morte di Shākyamuni proseguì la sua ricerca sotto al guida di Ananda, uno dei dieci discepoli principali del Budda, e raggiunse lo stato di arhat.
Chang-an (561-632)
Discepolo e successore di T'ien-t'ai. Si dedicò alla raccolta e alla trascrizione dei più importanti scritti di T'ien-t'ai: Parole e frasi del Sutra del Loto, Significato profondo del Sutra del Loto e Grande concentrazione e visione profonda. Scrisse anche Il significato profondo del Sutra del Nirvana, Annotazioni sul Sutra del Nirvana e altre opere.
Chunda (sans., pali; giapp. Junda)
Fabbro del villaggio di Pāvā, nell'India settentrionale, che offrì al Budda Shākyamuni l'ultimo pasto prima della sua morte. Secondo il Sutra Āgama lungo Shākyamuni visitò il villaggio di āvā il giorno prima di entrare nel nirvāna. Chunda ascoltò la sua predicazione e, commosso, invitò il Budda e i monaci che lo accompagnavano a consumare un pasto nella sua casa. Shākyamuni procedette poi per Kushinagara, dove morì in un boschetto di alberi di sal.(Dizionario del Buddismo, Esperia, 2006, pg.117)
Cinque aggregati
Detti anche cinque componenti. Elementi costituenti che si uniscono temporaneamente per formare ogni singolo essere vivente. Sono forma, percezione, concezione, volizione e coscienza. Costituiscono il primo dei tre regni dell'esistenza.
Cinque elementi
I cinque costituenti di tutte le cose nell'universo: terra, acqua, fuoco, vento e spazio vuoto.
Cinque impurità
Impurità dell'epoca, del desiderio, degli esseri viventi, del pensiero e della vita stessa.
Cinque peccati capitali
Le cinque offese più gravi nel Buddismo. Le spiegazioni variano secondo i sutra e i trattati di riferimento. Secondo la versione più comune sono:
  1. uccidere il proprio padre;
  2. uccidere la propria madre;
  3. uccidere un arhat;
  4. ferire un Budda;
  5. essere causa di disgregazione nell'Ordine buddista.
Cinque periodi
Classificazione degli insegnamenti di Shākyamuni elaborata da T'ien-t'ai, secondo l'ordine in cui egli riteneva fossero stati esposti: 1) periodo della Ghirlanda di fiori, o periodo del Sutra della Ghirlanda di fiori, immediatamente seguente all'Illuminazione del Budda; 2) periodo Agama, o periodo dei sutra Agama, in cui Shākyamuni espose gli insegnamenti hinayana; 3) periodo Corretto ed equo, in cui furono esposti i sutra di Amida, di Mahavairochana, di Vimalakirti e altri; 4) periodo della Saggezza, o periodo in cui furono insegnati i sutra della Saggezza; 5) periodo del Loto e del Nirvana. In questo intervallo, lungo otto anni, Shākyamuni espose il Sutra del Loto e il Sutra del Nirvana.
Cinque periodi di cinquecento anni
Cinque periodi consecutivi che seguono alla morte di Shākyamuni, durante i quali si ritiene che il Buddismo si diffonda, prosperi e alla fine declini. Essi sono descritti nel Sutra della Grande raccolta in cui si predice il corso del Buddismo nei primi duemilacinquecento anni dopo la scomparsa del Budda. In sequenza cronologica i cinque periodi sono: 1) l'epoca del conseguimento della liberazione; 2) l'epoca della meditazione; 3) l'epoca della lettura, della recitazione e dell'ascolto; 4) l'epoca della costruzione di templi e stupa; 5) l'epoca delle dispute e dei conflitti in cui gli insegnamenti di Shākyamuni verranno oscurati e perduti. In termini dei tre periodi, il primo e il secondo corrispondono al Primo giorno della Legge; il terzo e il quarto coincidono con il Medio giorno della Legge; il quinto segna l'inizio dell'Ultimo giorno della Legge.
Cinque tipi di visione
Detti anche cinque tipi di occhio. Cinque tipi di facoltà percettive: 1) l'occhio dei comuni mortali, detto anche occhio fisico, in grado di distinguere colore e forma; 2) l'occhio celeste, o capacità degli esseri celesti di vedere oltre le limitazioni fisiche dell'oscurità, della distanza o degli ostacoli; 3) l'occhio della saggezza, o capacità di coloro che appartengono ai due veicoli di percepire che tutti i fenomeni sono privi di sostanza; 4) l'occhio del Dharma, con cui i bodhisattva penetrano tutti gli insegnamenti allo scopo di salvare le persone; 5) l'occhio del Budda, che percepisce la vera natura della vita attraverso passato, presente e futuro. L'occhio del Budda include gli altri quattro, per cui egli possiede tutti i cinque tipi di visione.
Dai-Gohonzon (giapp.)
Grande oggetto di devozione. Il Gohonzon che il Daishonin iscrisse il 12 ottobre 1279, dedicato a tutta l'umanità.
Daimoku (giapp.)
  1. Il titolo di un sutra, in particolare il titolo del Sutra del Loto della Legge meravigliosa (giapp. Myoho-renge-kyo).
  2. Negli insegnamenti di Nichiren, l'invocazione di Nam-myoho-renge-kyo.
Daishonin (giapp.)
Letteralmente "grande santo". Titolo onorifico attribuito a Nichiren in quanto Budda apparso nell'Ultimo giorno della Legge per salvare tutta l'umanità.
Demone (sans., pali māra, giapp.ma)
Personificazione del male. La parola sanscrita māra significa anche uccisione, morte, pestilenza o ostacolo e in Cina veniva tradotta come 'rapinatore di vita'. Nelle scritture buddiste Māra è il nome di un re demone con numerosi sudditi. É descritto come acerrimo nemico del Budda Shākyamuni e dei suoi insegnamenti. Quando Shākyamuni iniziò la sua meditazione sotto l'abero della bodhi, Māra tentò invano di impedire che egli conseguisse l'illuminazione e successivamente cercò di distorglielo dal proposito di predicare i suoi insegnamenti. Māra è considerato il re demone del sesto cielo, il più alto dei cieli del mondo dei desideri o Cielo in cui si gode liberamente delle creazioni illusorie degli altri, che si delizia nel manipolare gli altri per sottometterli alla sua volontà. Nel Buddismo per i demoni si intendono quelle funzioni che ostacolano le persone nei loro sforzi per portare a compimento la pratica buddista.(Dizionario del Buddismo, Esperia, 2006, pg.175)
Dengyo (767-822)
Noto anche come Saicho o Gran Maestro Dengyo. Nell'804 si recò in Cina per studiare la dottrina di T'ien-t'ai e l'anno successivo fece ritorno in Giappone, dove fondò la scuola Tendai. Il termine Tendai è la pronuncia giapponese del termine cinese T'ien-t'ai. Devadatta. Cugino di Shākyamuni, prima lo seguì come discepolo, ma in seguitò divenne suo nemico tentando di ucciderlo per usurparne la posizione. Si narra che, a causa delle sue azioni, cadde nell'inferno ancora vivo. Tuttavia, nel capitolo Devadatta del Sutra del Loto, Shākyamuni predice che in futuro otterrà l'Illuminazione.
Devadatta (sans., pali; giapp. Daibadatta)
Cugino di Shākyamuni. Dopo che questi ebbe conseguito l'illuminazione lo seguì come discepolo, ma in seguito divenne suo nemico. Devadatta era uno dei fratelli minori di Ānanda (secondo altre fonti era invece maggiore). Suo padre era Dronodana (o Amritodana). Le scritture buddiste lo descrivono come estremamente malvagio, al punto da attentare alla vita del Budda Shākyamuni e disgregarne l'Ordine. Durante la loro gioventù, prima che Shākyamuni abbracciasse la vita religiosa, Devadatta aveva, secondo la tradizione, bastonato a morte un elefante bianco donatogli da Shākyamuni. Egli era anche pretendente alla mano di Yoshodharā, che però sposò Shākyamuni. In seguito Devadatta rinunciò alla vita secolare per divenire un discepolo di Shākyamuni.
Tuttavia a causa della sua arroganza, continuò a nutrire grande gelosia nei confronti di Shākyamuni e tentò di usurparne la posizione. Fomentò uno scisma all'interno dell'Ordine buddista. Incitò Ajātashatru, principe ereditario del Magadha, a deporre suo padre Bimbisāra, sostenitore di Shākyamuni, e a salire al trono. Con l'appoggio del nuovo re, Devadatta attentò più volte alla vita di Shākyamuni, seminando la discordia nell'Ordine. Si narra che, a causa delle sue azioni, cadde nell'inferno ancora vivo. Nel capitolo Devadatta (dodicesimo) del Sutra del Loto, tuttavia, Shākyamuni rivela di aver ascoltato il Sutra del Loto da un veggente di nome Asita, in una vita passata. Il veggente era Devadatta e pertanto egli predice che in un futuro il suo discepolo malvagio otterrà l'illuminazione e sarà conosciuto come Budda Re Celeste.
Nichiren (1222-1282), a proposito di questa predizione, dice che essa illustra il principio secondo cui anche gli esseri malavagi possiedono il potenziale per l'illuminazione.
Devoto del Sutra del Loto
Colui che pratica e propaga il Sutra del Loto in esatto accordo con i suoi insegnamenti.
Dhāranī (sans.; giapp. darani)
Formula che, secondo la tradizione, protegge e arreca benefici a chi la recita in virtù dei suoi misteriosi poteri. La parola dhāranī signifcia letteralmente preservare e sostenere [gli insegnamenti del Budda nel proprio cuore]. Nelle scritture buddiste cinesi è resa con «che preserva tutto» o «capace di preservare». Si ritiene che chi recita una dhāranī e la conserva nel prorpio cuore ricorderà tutti gli insegnamenti del Budda senza mai dimenticarli e sarà al riparo da qualunque influenza negativa. Esistono varie dhāranī che vengono recitate in sanscrito e il significato di alcune non è noto. Godono di particolare considerazione nel Buddismo esoterico.
Dharma (sans.)
Termine di fondamentale importanza nel Buddismo. Alcuni dei significati più comuni sono:
  1. (spesso in maiuscolo) la Legge, o verità fondamentale;
  2. l'insegnamento del Budda che rivela la Legge;
  3. (spesso al plurale) manifestazioni della Legge, ovvero fenomeni, cose, fatti, esistenze e così via.
Dieci azioni malvagie
Sono le tre azioni fisiche di uccidere, rubare e avere rapporti sessuali promiscui; le quattro azioni verbali di mentire, lusingare (o parlare in modo irresponsabile o indiscriminato), diffamare e parlare in modo ambiguo; le tre azioni mentali di avidità, collera e stupidità (o nutrire visioni sbagliate).
Dieci direzioni
L'intero universo, tutto lo spazio fisico; sono le otto direzioni della bussola più l'alto e il basso.
Dieci fanciulle demoni
Demoni femmine descritte nel capitolo Dharani del Sutra del Loto. Insieme alla Madre dei Fanciulli Demoni, giurarono di proteggere i devoti del Sutra del Loto.
Dieci fattori (giapp. ju-rasetsu-nyo)
Detti anche talità. I fattori comuni a tutti i fenomeni in ognuno dei Dieci Mondi. Sono: aspetto, natura, entità, potere, azione, causa interna, relazione, effetto latente, retribuzione e loro coerenza dall'inizio alla fine. Essi sono elencati nel secondo capitolo del Sutra del Loto, Espedienti.
Dieci mondi (
Dieci regni distinti o categorie di esseri. Dal più basso al più elevato sono i regni di inferno; spiriti affamati; animalità; asura (collera); umanità; esseri celesti; ascoltatori della voce; risvegliati all'origine dipendente; bodhisattva; Buddità. I dieci mondi sono interpretati come stati vitali.
Diversi corpi, stessa mente (giapp. itai doshin)
Concetto che descrive l'unità ideale tra i discepoli. "Diversi corpi" si riferisce a ogni tipo di differenza individuale, mentre "stessa mente" indica la mente del Budda, ossia il grande desiderio della propagazione del Buddismo per la felicità di tutta l'umanità.
Dodecupla catena della causalità
Detta anche dodecupla catena dell'origine dipendente. È una delle prime dottrine del Buddismo, che mostra la relazione causale tra ignoranza e sofferenza. Pare che Shākyamuni abbia insegnato al dodecupla catena della causalità in risposta alle domande sul perchè le persone debbano sperimentare le sofferenze dell'invecchiamento e della morte. Ogni anello della catena è una causa che porta alla seguente. Il primo anello è l'ingonranza che da origine (2) all'azione; (3) l'azione dà origine alla coscienza o funzione di discernimento; (4) la coscienza da origine al nome e alla forma; (5) il nome e la forma danno origine ai sei organi di senso; (6) i sei organi di senso danno origine al contatto; (7) il contatto dà origine alla sensazione; (8) la sensazione dà origine al desiderio; (9) il desiderio dà origine all'attaccamento; (10) l'attaccamento dà origine all'esistenza; (11) l'esistenza causa la nascita e (12) la nascita causa l'invecchiamento e la morte.
Durata della vita del Tathagata, capitolo
Sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, considerato il capitolo chiave dell'insegnamento originale. In esso Shākyamuni rivela di aver ottenuto per la prima volta l'Illuminazione non nell'esistenza presente ma in un passato remoto tanti kalpa quanti i granelli di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi e, da allora, di aver sempre dimorato in questo mondo di saha predicando la Legge.
Due veicoli
Insegnamenti esposti per gli ascoltatori della voce e i risvegliati all'origine dipendente.
Espedienti, capitolo
Secondo capitolo del Sutra del Loto, il cuore dell'insegnamento transitorio o primi quattordici capitoli del sutra, nel quale Shākyamuni rivela che lo scopo dell'avvento di un Budda nel mondo è quello di guidare tutte le persone all'Illuminazione. Shākyamuni mostra che tutti possiedono la potenzialità di conseguire la Buddità, cioè che la Buddità non è separata dalle persone comuni ma è intrinseca nelle loro vite.
Figlia del re drago
La figlia di otto anni di uno degli otto grandi re draghi che vivevano in un palazzo sul fondo del mare. Nel capitolo Devadatta del Sutra del Loto si narra che la fanciulla drago, avendo udito il bodhisattva Manjushri predicare il sutra, è colta dal desiderio di ottenere l'Illuminazione. Ma quando appare di fronte all'assemblea affermando di aver conseguito la Buddità, i bodhisattva Accumulo di Saggezza e Shariputra negano che ciò sia possibile. Lei allora offre una gemma al Budda e gli astanti la vedono trasformarsi in uomo e portare istantaneamente a termine la pratica del bodhisattva manifestando la Buddità.
Fusione di realtà e saggezza
Fusione della realtà oggettiva, o verità, e della saggezza soggettiva per realizzare tale verità, che è la natura di Budda inerente alla vita di ciascuno. Questa fusione rappresenta il conseguimento della Buddità. Gioiello che esaudisce i desideri. Un gioiello che avrebbe il potere di realizzare qualsiasi cosa si desideri. Simboleggia la grandezza e la virtù del Budda e dei sutra.
Grande oggetto di devozione
L'oggetto di culto nel Buddismo di Nichiren Daishonin e la materializzazione della Legge mistica che permea tutti i fenomeni. È un mandala iscritto su carta o legno.
Grande veicolo (giapp. daijo)
L'insieme degli insegnamenti mahayana. La parola sanscrita Mahayana significa grande veicolo. Questa indica una dottrina in grado di condurre molte persone all'illuminazione. Il termine è utilizzato in contrapposizione a piccolo veicolo. Hinayana, nome conferito dagli appartenenti al Mahayana alle forme monastiche più conservatrici del Buddismo della loro epoca, ad indicare un insegnamento che può portare al risveglio soltanto un limitato numero di persone.
Gosho
Nome dato ai singoli scritti di Nichiren Daishonin e alla loro intera raccolta, realizzata dal suo successore Nikko Shonin. In giapponese, go è un prefisso onorifico e sho significa scritto.
Grande concentrazione e visione profonda
Una delle tre maggiori opere di T'ien-t'ai. L'opera espone il principio dei tremila mondi in un singolo istante di vita, basato sul Sutra del Loto, e spiega il metodo di meditazione per osservare la propria mente e realizzare tale principio dentro di sé.
Hachiman
Detto anche Grande Bodhisattva Hachiman. Una delle divinità principali del Giappone. Sebbene fosse originariamente una divinità scintoista, dopo l'introduzione del Buddismo in quel paese Hachiman venne strettamente associato al Buddismo. Nel tardo XII secolo Minamoto no Yoritomo, fondatore dello shogunato di Kamakura, fece costruire un santuario dedicato ad Hachiman presso Tsurugaoka a Kamakura e il culto di Hachiman, come divinità protettrice dei guerrieri e dei villaggi, si diffuse in tutto il Giappone. Nel periodo Heian (794-1185), Hachiman era ampiamente riverito in quanto spirito deificato del quindicesimo sovrano, l'imperatore Ojin.
Hei no Saemon
Alto funzionario del clan Hojo, detto anche Hei no Saemon-no-jo oppure Taira no Yoritsuna. Fu al servizio di due reggenti, Hojo Tokimune e Hojo Sadatoki, ed esercitò un'enorme influenza come vice capo degli affari politici e militari. Ebbe un ruolo attivo nel perseguitare Nichiren e i suoi seguaci.
Hinayana
Insegnamento che mira al raggiungimento dello stato di arhat. La denominazione hinayana, letteralmente "piccolo veicolo", era originariamente un termine peggiorativo usato dai buddisti mahayana che consideravano i praticanti di quelle dottrine come preoccupati solo di ottenere la propria emancipazione personale e indifferenti rispetto alla salvezza degli altri. Gli insegnamenti hinayana sono rappresentati dalle dottrine delle quattro nobili verità e della dodecupla catena della causalità; considerano le illusioni e i desideri come la causa delle sofferenze e affermano che la sofferenza si elimina solo sradicando i desideri.
Icchantika (sans.)
Persona di incorreggibile miscredenza che non aspira all'Illuminazione e, quindi, non ha alcuna possibilità di conseguire la Buddità. Molti sutra sostengono che gli icchantika sono intrinsecamente incapaci di ottenere l'Illuminazione, ma in alcuni sutra mahayana si legge che anch'essi possono diventare Budda.
Illusioni e desideri (giapp. bonno)
Termine generico per indicare tutti i processi negativi della vita inclusi i desideri e le illusioni in senso generale, che sono causa di sofferenze spirituali o psicologiche e ostacolano la ricerca dell'Illuminazione.
Inferno
Il regno della massima sofferenza e il primo e il più basso dei dieci mondi. È una condizione vitale di estrema sofferenza mentale e fisica, caratterizzata da un impulso di rabbia autodistruttiva.
Inferno Avichi
Detto anche inferno della sofferenza incessante. Il più terribile degli otto inferni caldi. L'inferno Avichi è detto anche "grande fortezza" perché è circondato da sette solide mura di ferro che rendono impossibile la fuga. La parola sanscrita avichi veniva resa in cinese con "incessante" indicando che, in questo inferno, il dolore e la sofferenza continuano senza tregua. Si dice che chi commette uno dei cinque peccati capitali è destinato a rinascere nell'inferno Avichi.
Insegnamenti provvisori
Secondo la classificazione di T'ien-t'ai, tutti gli insegnamenti esposti prima del Sutra del Loto durante i primi quarantadue anni dall'Illuminazione di Shākyamuni.
Insegnamento originale
  1. L'insegnamento esposto da Shākyamuni dalla prospettiva della sua vera identità di Budda che ottenne l'Illuminazione in un passato lontano tanti kalpa quanti i granelli di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi. T'ien-t'ai chiama "insegnamento originale" gli ultimi quattordici capitoli del Sutra del Loto.
  2. L'insegnamento originale dell'Ultimo giorno della Legge, ovvero l'insegnamento di Nam-myoho-renge-kyo.
Insegnamento transitorio
Primi quattordici dei ventotto capitoli del Sutra del Loto, secondo la classificazione di T'ien-t'ai. Rispetto all'insegnamento originale (vedi), l'insegnamento transitorio rappresenta la predicazione dello Shākyamuni storico, che ottenne l'Illuminazione per la prima volta durante la sua vita in India. Il cuore dell'insegnamento transitorio è il capitolo Espedienti che insegna che tutti i fenomeni manifestano il vero aspetto e sono dotati di dieci fattori. Il capitolo Espedienti sostiene anche che l'unico scopo del Budda è condurre tutte le persone alla Buddità e che i tre veicoli degli ascoltatori della voce, dei risvegliati all'origine dipendente e dei bodhisattva non sono altro che espedienti per condurre le persone all'unico veicolo del Budda. L'insegnamento transitorio afferma inoltre che gli ascoltatori della voce, i risvegliati all'origine dipendente e i bodhisattva conseguiranno la Buddità in futuro.
Jambudvipa (sans.; pali Jambudipa; giapp. Embudai o Sembu-shu)
Uno dei quattro continenti situati nelle quattro direzioni rispetto al monte Sumeru, secondo la visione del mondo nell'antica India. Jambudvipa è il continente meridionale eviene spesso usato per indicare il mondo intero. Jambu è il nome di un albero che si diceva abbondasse a Jambudvipa; dvipa significa continente. La forma di Jambudvipa è assimilabile a quella di un triangolo equilatero (con precisione, un trapezoide la cui estremità meridionale è molto più stretta di quella settentrionale). Questo significa che la parte settentrionale del continente è ampia, mentre si assottiglia verso sud, forma che ricorda quella del subcontinente indiano. Le gioie di Jambudvipa sono poche rispetto a quelle che caratterizzano gli altri tre continenti, poichè esso è popolato da chi possiede un cattivo karma. Si dice che per questo motivo i Budda appaiono soltanto nel continente di Jambudvipa al fine di salvare gli altri.
Kalpa (sans.)
Un periodo di tempo molto lungo. Vi sono diverse stime riguardo al durata di un kalpa, la definizione che viene generalmente data è di circa sedici milioni di anni.I kalpa si dividono in due grandi categorie: di durata misurabile e non misurabile.
Kātyāyana (sans.; giapp. Kasennen)
Conosciuto anche con il nome di Mahākāyāyana. Uno dei dieci principali discepoli di Shākyamuni, famoso per la sua superiorità nei dibatitti. Era originario di Ujjayini, capitale dell'Avanti nell'India centro-occidentale. Brahamano di nascita, ricoprì la posizione consigliere religioso di stato. Fu il primo proveniente da Avanti a diventare discepolo del Budda, mentre questi stava predicando a Shravasti. Il sovrano di Avanti aveva scpoltatato dei resconti sugli isnegnamenteti di Shākyamuni e aveva inviato Kātyāyana per approfondirne la conoscenza. Quest'ultimo al suo ritorno convertì il re e molti altri. Nel Sutra del Loto Kātyāyana è uno dei quattro ascoltatori della voce che comprendono la vera intenzione del Budda attraverso la parabola dei tre carri e della casa in fiamme narrata nel terzo capitolo Parabola e similitudine. Nel sesto capitolo Predizioni si profetizza che nel futuro egli diventerà un Budda chiamato Aurea Luce di Jambunada.
Kōsen-rufu (giapp.)
Ampia diffusione, o proclamare e diffondere ampiamente. Termine utilizzato nel Sutra del Loto, che significa letteralmente dichiarare e propagare ampiamente. Nel ventitreesimo capitolo del Sutra del Loto Precedenti vicende del bodhisattva Re della Medicina si legge: «Dopo la mia estinzione, nell'ultimo periodo di cinquecento anni, dovrai diffonderlo in tutto il Jampudvīpa e non permettere mai che [la sua diffusione] sia interrotta» (Sutra del Loto, Esperia, pg 385-6). Nichiren, riconoscendosi come il devoto del Sutra del Loto, decise di dedicare la propria vita a realizzare il volere del Budda, e cioè kōsen-rufu. Egli riconobbe nell'ampia diffusione del suo insegnamento di Nam myohō renge kyō, da lui considerato l'essenza del sutra, l'attuazione di questa missione.
Kumarajiva (344-413)
Importante studioso che tradusse numerose scritture buddiste in cinese. Nel 401 andò a Ch'ang-an e si dedicò a tradurre le scritture buddiste, compreso il Sutra del Loto. La sua traduzione del Sutra del Loto divenne la versione più largamente usata in Cina e in Giappone. Il titolo giapponese è Myoho-renge-kyo ed è la traduzione sulla quale si basò Nichiren Daishonin nella sua spiegazione degli insegnamenti del Budda Shākyamuni. Legge. Nell'insegnamento di Nichiren Daishonin indica in senso specifico la Legge di Nam-myoho-renge-kyo e in senso generale gli insegnamenti del Budda. Legge mistica. La verità fondamentale della vita e dell'universo, la Legge di Nam-myoho-renge-kyo.
Kumbhanda (sans.)
Demoni considerati spiriti maligni che divorano la vitalità degli esseri umani. Essi sono anche al servizio del re celeste Accrescimento e Accumulo, uno dei quattro re celesti
Mahayana
Insegnamento del grande veicolo. Spiega l'ottenimento dell'Illuminazione da parte di tutti e mira alla salvezza di tutti gli esseri viventi. Spiega la pratica del bodhisattva come mezzo per ottenere l'Illuminazione per sé e per gli altri, in contrasto con il Buddismo hinayana il cui insegnamento mira solo alla salvezza personale, o conseguimento dello stato di arhat.
Mahāsattva (sans.; giapp. makasatsu oppure daishi)
Grande essere. Titolo onorifico conferito ai bodhisattva. Questo termine spesso accompagna quello di bodhisattva nelle scritture buddiste, in espressioni come il «bodhisattva e mahāsattva Manjushri» o «i bodhisattva e mahāsattva che provenivano dalle terre delle altre direzioni»
Mahākāshyapa (sans.; pali Mahakassapa; giapp. Makakasho)
Conosciuto anche con il nome di Kāshyapa. Uno dei dieci principali discepoli di Shākyamuni, famoso per la sua superiorità nelle pratiche ascetiche definite dhuta. Nacque da una famiglia brahamana in un villaggio vicino a Rajagriha, la capitale del regno indiano del Magadha. Sposò Bhadda Kapilani e con lei rinunciò alla vita secolare per diventare discepolo del Budda Shākyamuni. Si narra che Mahākāshyapa abbia conseguito lo stato di arhat soltanto otto giorni dopo. Proseguì la sua pratica buddista e conquistò la profonda fiducia di Shākyamuni tanto che questi gli chiese qualche volta di predicare in sua vece. Sembra che fosse coetaneo del Budda. Poco dopo la morte di Shākyamuni, Mahākāshyapa presenziò, come capo dell'Ordine, al primo concilio budddista durante il quale furono compilati gli insegnamenti. Morì sul Monte Kukkutapāda nel Magadha dopo aver nominato Ananda, un'altro dei dieci principali discepoli di Shākyamuni, come suo successore. Nel Sutra del Loto, Mahākāshyapa appartiene al secondo dei tre gruppi degli ascoltatori della voce. Egli comprende la vera intenzione del Budda attraverso la parabola dei tre carri e la casa che brucia, raccontata nel terzo capitolo Parabola e similitudine. Nel sesto Predizioni, si afferma che egli diventerà un Budda di nome Onorato dal Mondo Fulgida Luce. Considerato il primo tra i ventitré o ventiquattro successori del Budda.
Mai Sprezzante
Una precedente incarnazione di Shākyamuni che appare nel capitolo Il bodhisattva Mai Sprezzante del Sutra del Loto. Mai Sprezzante esprimeva il proprio rispetto a tutte le persone per la loro innata natura di Budda e perseverava nonostante venisse per questo insultato e attaccato con bastoni e pietre. Come conseguenza purificò i sei sensi e alla fine ottenne la Buddità. Negli scritti di Nichiren Daishonin il bodhisattva Mai Sprezzante viene citato come esempio del vero spirito con cui condurre la pratica del bodhisattva.
Mahāprajāpati
Zia e madre adottiva di Shākyamuni, sorella minore di Māhā, che era la madre naturale del Budda. Era la figlia di un ricco uomo della tribù degli Shākya che viveva a Devadaha. Quando Māhā morì, sette giorni dopo aver dato alla luce Shākyamuni divenne moglie di Shuddhodana e si prese cura del neonato. Dopo la morte del sovrano chiese di essere accolta nell'Ordine buddista. All'inzio, il Budda Shākyamuni non permetteva alle donne di entrare nell'Ordine ma Mahāprajāpati gli chiese con sincerità e costanza di non respingere la sua richiesta. Anche Ananda perorò la sua richiesta e alla fine fu ammessa nell'Ordine come prima monaca buddista. Ella istruì altre donne e nel tredicesimo capitolo del Sutra del Loto Esortazione alla devozione, si predice che diventerà un Budda chiamato Gioia per gli Occhi di Tutti gli Esseri. Si ritiene sia morta tre mesi prima di Shākyamuni.
Maitreya
Bodhisattva che, secondo le predizioni, sarebbe stato il successore di Shākyamuni come futuro Budda. Si narra che Maitreya sia rinato nel cielo Tushita, all'interno del quale egli risiede e continua a istruire gli esseri celesti. Egli riapparirà nel mondo 5.670 milioni di anni dopo la morte di Shākyamuni per salvare le persone. Tradizionalmente è considerato il maestro di Asanga, uno studioso della dottrina della Coscienza come unica realtà del quale si narra che, per mezzo di poteri sovrannaturali, ascese al cielo Tushita per essere istruito dal Bodhisattva Maitreya. Tuttavia alcuni studiosi sono arrivati a identificare in un personaggio storico, chiamato appunto Maitreya, il maestro di Asanga.
Mandala (sans.)
Oggetto di culto sul quale sono raffigurati i Budda e i bodhisattva oppure sul quale è espressa la dottrina mistica. In cinese si traduce con «perfettamente dotato» oppure «accumulo di benefici». Negli scritti di Nichiren Daishonin il Gohonzon è chiamato mandala poiché incorpora tutte le pratiche di tutti i Budda e le virtù che ne derivano.
Manjushri (sans.; giapp.Monjushiri-bosatsu oppure Monju-bosatsu)
Bodhisattva che appare nei sutra alla guida dei bodhisattva ed è considerato simbolo della perfezione della saggezza. Nelle scritture è raffigurato come uno dei due bodhisattva che presiedono agli insegnamenti del Budda Shakyamuni (il secondo è Samantabhadra, Saggezza Universale). Manjushri è spesso rappresentato nell'arte buddista mentre cavalca un leone alla sinistra del Budda e incarna le virtù di saggezza e illuminazione. Alla sinistra di Shakyamuni è invece il Bodhisattva Saggezza Universale, su di un elefante bianco, che esprime le virtù di verità e pratica. Secondo il Sutra della ghirlanda di fiori, Manjushri vive sul monte di Wu-t'ai in Cina. Il suo culto si diffuse nell'epoca della dinastia Chin (317-420) in Cina e in Giappone nel periodo Heian 8794-1185).
Maudgalyāyana (sans. pali Moggallana; giapp. Mokuren o Mokkenren)
Conosciuto anche con il nome di Mahāmaudgalyāyana o Kolita. Uno dei dieci principali discepoli del Budda Shākyamuni, noto per i suoi poteri sovrannaturali. Nato in una famiglia brahamana alla periferia di Rājagriha nel regno del Magadha, egli era amico di Shāriputra fin dall'infanzia. Maudgalyāyana e Shāriputra, all'inizio, furono discepoli dello scettico Sanjaya Belatthputta, uno dei cosidetti maestri non buddisti. In seguito divennero seguaci di Shākyamuni ed entrarono nell'Ordine buddista, portando con loro tutti i duecentocinquanta discepoli del loro primo maestro. Maudgalyāyana e Shāriputra furono riconosciuti come i due maggiori discepoli del Budda Shākyamuni. Morirono primo di quest'ultimo, Maudgalyāyana ucciso da un brahmano ostile che chiedeva l'elemonisa a Rajagriha, e Shāriputra per una malattia.. Nel Sutra del Loto il primo appartiene al secondo dei tre gruppi di ascoltatori della voce e comprende la vera intenzione del Budda, come narrato nel terzo capitolo Parabola e similitudine. Nel sesto capitolo, Predizioni, si profetizza che egli conseguirà la Buddità nel fututo, assumendo il nome di fragranza di Sandalo Tamalapatra. Il Sutra del servizio funebre per i defunti espone minuziosamente la storia di come Mahāmaudgalyāyana salvò sua madre, orami morta, dal mondo degli spiriti affamati. Questo racconto si diffuse in Cina e diede origine al servizio funebre per gli antenati defunti (cin. Yu-lan-p'en; giapp. urabon) che divenne un rituale buddista. Questa tradizione fu poi adottata in Giappone e Corea.
Māyā (sans., pali; giapp. Maya)
Conosciuta anche con il nome di Mahāmāyā. Moglie del re Shuddodana della tribù degli Shākya in India e madre di Shākyamuni. Ella morì sette giorni dopo aver dato alla luce il figlio nel boschetto di Lumbini e sua sorella, Mahāprajāpātī allevò il giovane principe. Secondo il Sutra della raccolta delle gesta del Budda, Mahāmāyā era la maggiore delle otto figlie di un uomo, chiamato Suprabuddha, che visse a Devadaha, vicino a Kapilavastu. Ella fu promessa in sposa alla famiglia reale cone le sue altre sette sorelle. Mahāmāyā e la minore Mahāmāyā divennero molgi di Shuddodana, ementre le altrer sei ne sposarono i tre fratelli. Nel Sutra di Mahāsammata , si narra un'altra stoira in cui Suprabuddha aveva due figlie, Mahāmāyā e Mahāmāyā, e fu la seconda che andò in sposa a Shuddodana dandogli un figlio, Shākyamuni. Secondo il Sutra Agama misto Shākyamuni, avendo raggiunto l'illuminazione, ascese al Cielo delle Trentarè Divinità per predicare i suoi insegnamenti alla madre, Mahāmāyā, rinata in questo cielo. Nel Sutra della causalità del passato e del presente si afferma che Shākyamuni nacque dal fianco destro di Mahāmāyā mentre questa aveva esteso il suo braccio verso un ramo di un albero ashoka, nel boschetto di lumbini, per cpglierne i fiori (Dizionario del Buddismo, Esperia, 2006, pg. 441)
Medio giorno della Legge
Il secondo dei tre periodi successivi alla morte del Budda nel quale l'insegnamento del Budda diventa più formale, il legame delle persone con esso si indebolisce e sono sempre meno le persone capaci di conseguire l'Illuminazione attraverso la sua pratica. Miao-lo (711-782). Sesto patriarca della scuola T'ien-t'ai in Cina considerato come il restauratore di questa scuola. Compilò alcuni commentari sulle principali opere di T'ien-t'ai, contribuendo al risveglio dell'interesse verso gli insegnamenti della scuola.
Molti Tesori (giapp. Taho)
Un Budda che appare nel Sutra del Loto seduto nella Torre preziosa durante la Cerimonia nell'aria per dar credito agli insegnamenti di Shākyamuni.
Monaca laica (giapp. ama)
Credente buddista che ha preso la tonsura come una monaca, ma che continua a vivere nella società come laica. Monaca laica è l'equivalente femminile di prete laico (giapp. nyudo).
Mondo di sahā
Questo mondo che è pieno di sofferenza. Nelle versioni cinesi delle scritture buddiste saha viene tradotto con "sopportazione".
Mutuo possesso dei dieci mondi
Principio secondo il quale ognuno dei dieci mondi li contiene in sé potenzialmente tutti e dieci. Questo significa che lo stato vitale di ciascun individuo può essere trasformato e tutti gli esseri dei nove mondi possiedono la potenzialità della Buddità.
Myohō-renge-kyō (giapp.)
  1. La Legge mistica.
  2. Il Sutra del Loto della Legge meravigliosa, traduzione del Sutra del Loto in cinese di Kumarajiva. "Myoho-renge-kyo" è la pronuncia giapponese del titolo cinese.
Nāgārjuna
Filosofo mahayana che visse nell'India meridionale tra il 150 e il 250. Scrisse vari e importanti trattati su molti sutra e ordinò i fondamenti teorici del pensiero mahayana. È ricordato in modo particolare per la sua sistematizzazione della dottrina della non sostanzialità.
Nam-myohō-renge-kyō
Legge o verità suprema che permea tutti i fenomeni dell'universo. Anche l'invocazione, o Daimoku, del Buddismo di Nichiren Daishonin.
Natura del Dharma
La natura essenziale e immutabile inerente a tutte le cose e fenomeni. Il termine natura del Dharma si riferisce anche alla natura di Budda,la causa interna o potenzialità per il conseguimento della Buddità. Il Sutra del Loto e il Sutra del Nirvana affermano che tutti gli esseri viventi sono dotati della natura di Budda.
Nembutsu
Termine giapponese che significa in senso generale meditare sul Budda Amida o invocare il suo nome: Namu Amida Butsu. Il termine indica anche la scuola della Pura terra.
Nikko Shonin
Nikko Shonin (1246-1333). Detto anche Hoki-bo. Discepolo più vicino e successore di Nichiren Daishonin. Nel 1258, all'età di tredici anni, divenne suo discepolo e lo accompagnò negli esili di Izu e Sado. A Minobu trascrisse le lezioni del Daishonin sul Sutra del Loto e le compilò con il titolo La raccolta degli insegnamenti orali. Dopo la morte del Daishonin si dedicò a raccogliere e copiare gli scritti del suo maestro, che chiamò Gosho, e fondò il tempio Taiseki-ji per custodire il Dai-Gohonzon. (Per approfondire sezione Buddismo - l'eredità di Nichiren Daishonin)
Nirvāna (sans.; pali nibbana; giapp. nehan)
Illuminazione. Scopo ultimo della pratica buddista. Il termine sanscrito nirvana significa ‘spento’ ed è tradotto con estinzione, emancipazione, cessazione, quiescenza oppure non rinascita. Il nirvana era considerato come lo stato in cui si estinguono tutte le illusioni e desideri e di conseguenza anche il ciclo di nascita e morte. La corrente Hinayana distingue due tipi di nirvana. Il primo è quello dell’arhat, colui che ha eliminato qualsiasi illusione e non rinascerà più nei sei sentieri, ma è ancora legato al mondo della sofferenza perchè possiede un corpo. Questo è definito nirvana con residui o nirvana incompleto. Il secondo è il nirvana senza residui o completo. Poiché il Buddismo Hinayana insegna che lo scopo ultimo della pratica può essere raggiunto soltanto al momento della morte, è stato descritto come l’insegnamento del ‘ridurre il corpo in cenere e annientare la coscienza’. La corrente Mahayana sottopose a critica la pratica volta a tale aspirazione, ritenendola elusiva e indifferente alla salvezza degli altri. Si ritiene che la definizione di piccolo veicolo sia nata in relazione a queste critiche. Nel Buddismo Mahayana il nirvana acquisì un significato che non denotava tanto la fuga dal mondo fenomenico quanto un risveglio alla vera natura delle cose o il conseguimento della saggezza del Budda. Anche nelle scritture del Grande Veicolo tale meta richiede l’eliminazione di illusioni e desideri, come sostenuto nell’Hinayana. Si insegna dunque che l’ottenimento del nirvana può essere perseguitato in un incommensurabile periodo di tempo. Al contrario, nel Sutra del Loto, si afferma che con il risveglio alla propria innata natura di Budda si può conseguire lo stato di nirvana nella forma presente, come persona comune che possiede illusioni e desideri ed è sottoposta alle sofferenze di nascita e morte. In questo testo è rivelato il principio per cui le sofferenze di nascita e morte sono il nirvana. Quest’ultimo, quindi, non è cessazione di nascita e morte, bensì uno stato di illuminazione sperimentata nel ripetere il ciclo di nascita e morte. Le sofferenze di nascita e morte e il nirvana, o illuminazione, sono inseparabili: non si rivela necessario estinguere le une per raggiungere l’altra. Tali sofferenze appartengono ai nove mondi, il nirvana al mondo di Buddità. I nove mondi e quello della Buddità si includono mutuamente. Manifestando la Buddità si assapora il nirvana mentre si ripete il ciclo di nascita e morte.(Dizionario del buddismo , Esperia, 2006. pg. 512)
Nove coscienze
Nove livelli di discernimento. Le prime cinque corrispondono ai cinque sensi. La sesta integra le percezioni raccolte dalle prime cinque in immagini coerenti e formula giudizi sul mondo esterno. La settima corrisponde al mondo interiore e spirituale. L'ottava, la coscienza alaya, accoglie gli effetti delle azioni buone e cattive, immagazzinandoli come potenzialità karmiche o "semi". La nona coscienza, chiamata amala, libera dalle impurità del karma, è identificata come vero aspetto della vita o natura di Budda.
Origine dipendente
Detta anche causazione dipendente o con-sorgere condizionato. Dottrina buddista che esprime l'interdipendenza di tutte le cose. Essa spiega che nessun essere o fenomeno esiste in sè, ma solo in relazione ad altri esseri o fenomeni. Ogni cosa viene a esistere in risposta a cause e condizioni. Vale a direche niente indipendentemente da altre cose né può può manifestarsi in completo isolamento. La dottrina dellla dodecupla catena della causalià è un chiaro esempio di questo principio. (Dizionario del buddismo, Esperia, 2006, pg. 533)
Oscurità fondamentale
Detta anche ignoranza fondamentale. L'illusione più profondamente radicata, inerente alla vita, che fa emergere tutte le altre illusioni e desideri. È l'incapacità di riconoscere la vera natura della vita propria e altrui, la natura di Budda.
Ottantaquattromila insegnamenti
Corpus degli insegnamenti del Budda Shākyamuni esposti durante la sua vita. Tale cifra non va intesa in senso letterale, bensì viene usata per indicare semplicemente un numero enorme.
Otto scuole
Le otto maggiori scuole buddiste in Giappone prima del periodo di Kamakura (1185-1333). Esse sono: Tesoro dell'Abhidharma (Kusha), Affermazione della verità (Jojitsu), Precetti (Ritsu), Caratteristiche dei dharma (Hosso), Tre trattati (Sanron), Ghirlanda di fiori (Kegon), Tendai e Vera parola (Shingon). Le prime sei fiorirono nel periodo di Nara (710-794) mentre la Tendai e quella della Vera parola nacquero e acquistarono rilevanza durante il periodo Heian (794-1185).
Parole e frasi del Sutra del Loto
Una delle tre opere maggiori di T'ien-t'ai. In quest'opera T'ien-t'ai divide il Sutra del Loto in due parti, l'insegnamento transitorio e l'insegnamento originale e chiarisce alcune profonde dottrine del sutra come la sostituzione dei tre veicoli con l'unico veicolo e la rivelazione dell'Illuminazione originale del Budda.
Picco dell'Aquila (sans. Gridhrakūta)
Montagna esistente in India situata nei pressi di Rajgir, nello stato indiano del Bihar.Il Picco dell’Aquila non è una montagna alta quindi è abbastanza facile raggiungerne la cima. È un monte per lo più roccioso e prende il nome da una formazione in cima che somiglia a un rapace. Nei pressi c’è una sorgente calda, rara in India e la vetta domina un’ampia distesa di foreste. Deve essere stato un luogo ideale per la meditazione, e si può anche immaginare che Shākyamuni utilizzasse le sue visite in quel luogo per predicare ai suoi discepoli. Fu infatti al Picco dell’Aquila che predicò il Sutra del Loto. E dal Picco dell’Aquila partì per quello che doveva essere il suo ultimo viaggio.
Pratiche Illimitate (giapp. Muhengyō)
Una delle quattro guide dei Bodhisattva della Terra.
Pratiche Pure (giapp. Jyōgyō)
Una delle quattro guide dei Bodhisattva della Terra.
Pratiche Salde (giapp. Anryūgyō)
Una delle quattro guide dei Bodhisattva della Terra.
Pratiche Superiori (giapp. Jōgyō)
Una delle quattro guide dei Bodhisattva della Terra, al quale, nel capitolo del Sutra del Loto Poteri sovrannaturali, Shākyamuni trasferisce l'essenza del sutra.
Pratyekabuddha (sans.)
Detto anche risvegliato all'origine dipendente o risvegliatosi da solo. Chi arriva a percepire la dodecupla catena della causalità, o la verità della relazione causale. Il termine indica anche quelle persone che, in un'epoca in cui non è presente un Budda, riescono a comprendere la verità dell'impermanenza attraverso i propri sforzi e osservando i fenomeni naturali.
Prete laico (giapp. nyudo)
Credente che ha preso la tonsura come prete buddista ma che continua a vivere nella società come laico. Nyudo letteralmente significa "intraprendere la via", cioè "intraprendere la via del Budda".
Primo giorno della Legge
Primo dei tre periodi successivi alla morte di Shākyamuni. In questo tempo, l'insegnamento, la pratica e la prova degli insegnamenti di Shākyamuni sono tutti presenti e coloro che praticano il Buddismo conseguono l'Illuminazione.
Pura terra (scuola della)
La scuola della Pura terra - denominata anche scuola Nembutsu - insegna come ottenere la rinascita nella Pura terra del Budda Amida tramite l'invocazione del suo nome. Il suo fondatore in Giappone è Honen.
Purna (sans.; pali Punna; giapp. Furuna)
Uno dei principali discepoli di Shākyamuni, noto per la sua superiorità nel predicare la Legge. Si narra che avesse convertito cinquecento persone appartenenti alla sua tribù. Secondo il Sutra della raccolta delle gesta passate del Budda e altre scritture, egli nacque in una ricca famiglia brahmana nei pressi di Kapilavastu, regno delle tribù degli Shākya, ma abbandonò la vita secolare alla ricerca dell'illuminazione e si recò sulle Montagne Nevose dove si dedicò alle pratiche austere. Raggiunto un determinato livello di risveglio, venne a sapere che Shākyamuni aveva conseguito la Buddità, ne divenne discepolo e conseguì lo stato di arhat.
Secondo un'altra fonte, Purna era in origine un mercante nella città portuale di Sunaparanta, nell'India occidentale, e udì per la prima volta gli insegnamenti di Shākyamuni in occasione di un viaggio a scopo commerciale con alcune persone di Shravasti che erano laici buddisti. La divergenza fra questi due racconti ha portato alcuni studiosi a concludere che vi fossero due individui con questo stesso nome. Sembra che sia vissuto un monaco a Sunaparanta di nome Purna, ma non ci sono chiare prove che fosse uno dei principali discepoli di Shākyamuni. Nel Sutra del Loto Purna appartiene all'ultimo dei tre gruppi degli ascoltatori della voce che, nella Parabola della città fantasma, comprende l'insegnamento del Budda udendo la sua spiegazione sulla loro relazione in un remoto passato, innumerevoli kalpa prima. Nel capitolo Predizione dell'illuminazione a cinquecento discepoli è predetto che Puna conseguirà l'illuminazione e assumerà il nome di Budda Fulgida Luce.
Quattro cattivi sentieri
I quattro regni dell'inferno, degli spiriti affamati, degli animali e degli asura. Considerati i quattro mondi inferiori, sono definiti cattivi perché caratterizzati dalla sofferenza. Nell'antica tradizione i quattro cattivi sentieri erano considerati i regni fisici in cui cadevano le persone per effetto del karma negativo da loro creato commettendo atti malvagi.
Quattro mondi nobili
I più elevati dei dieci mondi: gli ascoltatori della voce, i risvegliati all'origine dipendente, i bodhisattva e i Budda.
Quattro nobili verità
Dottrina fondamentale del Buddismo che spiega la causa della sofferenza e il modo di emanciparsi da essa. Le quattro nobili verità sono: l'esistenza è dolore; il dolore è causato dai desideri; i desideri possono essere estirpati portando alla cessazione del dolore e permettendo il conseguimento del nirvana; la via per realizzare ciò è la disciplina dell'ottuplice sentiero, che consiste in corretta visione, corretto pensiero, corretto discorso, corretta azione, corretto stile di vita, corretto sforzo, corretta consapevolezza e corretta meditazione.
Quinto periodo di cinquecento anni
Ultimo dei periodi di cinquecento anni successivi alla morte di Shākyamuni. Esso corrisponde all'inizio dell'Ultimo giorno della Legge. È un periodo di dispute e conflitti in cui gli insegnamenti di Shākyamuni sono oscurati e perduti.
Rāhula (sans., pali; giapp. Ragora)
Figlio di Shākyamuni e Yashodara. Uno dei dieci discepoli di Shākyamuni, noto per la sua superiorità nella pratica invisibile. Entrò nell'Ordine Buddista quando era ancora un ragazzo, spinto dall'incontro con il padre che era tornato a Kapilavastu per la prima volta dopo aver conseguito l'illuminazione. In seguito, Rāhula si dedicò alla pratica invisibile che consisteva nell'osservanza dei precetti, nella recitazione e nella predicazione degli insegnamenti del Budda sotto la guida di Shāriputra e Maudgalyāyana. Non si vantò mai di essere il figlio di Gautama e gli altri monaci lo rispettarono per la serietà con cui praticava il Buddismo. Nel Sutra del loto egli appare con l'ultimo dei tre gruppi degli ascoltatori della voce che comprendono l'insegnamento di Shākyamuni quando questi rivela, nel settimo capitolo, i loro legame con lui da un remoto passato definito come tanti kalpa quanto quelli formati dai granelli di polvere di un sistema maggiore di mondi. In Predizioni conferite ai novizi e ai discepoli anziani si legge che āhula, nel futuro, diventerà il Budda che Cammina su Sette Fiori Preziosi.(Dizionario del buddismo , Esperia, 2006. pg. 651)
Re della Medicina (sans. Bhaishajyarāja; giapp. Yakuo-bosatsu)
Bodhisattva che si narra possedesse il potere di curare le malattie fisiche e mentali. Il termine sanscrito bhaishajiva significa cura, medicina oppure rimedio; raja è il re. Secondo il Sutra della meditazione sui due bodhisattva Re della Medicina e Medicina Superiorenel remoto passato, nel Medio Giorno della Legge di un Budda chiamato Splendore di Lapislazzuli, il bodhisattva Re della Medicina era un ricco uomo di nome Luce di Costellazione. Egli fu istruito sulla saggezza del Budda dal monaco Grembo del Sole. Per la gioia provata, egli offrì delle medicine benefiche a Grembo del Sole e ai suoi compagni e fece un voto per cui, dopo avere conseguito la Buddità, chiunque avesse ascoltato il suo nome sarebbe guarito dalla malattia.
Il bodhisattva Re della Medicina appare anche nel Sutra del Loto in cui gli è dedicato il decimo capitolo, intitolato Il maestro della Legge. Nel tredicesimo capitolo, Esortazione alla devozione, questa figura e il bodhisattva Grande Gioia della Predicazione guidano il gruppo di bodhisattva, loro seguaci, che pronunciano il voto di propagare il sutra nell'epoca malvagia dopo la morte di Shākyamuni. Il ventitreesimo capitolo, Precedenti vicende del bodhisattva Re della Medicna, descrive le austerità da questi praticate in un'esistenza passata come bodhisattva chiamato Visto con Gioia da Tutti gli Esseri. Nel ventisettesimo capitolo, Precedenti vicende del Re Ornamento Meraviglioso, si afferma che i bodhisattva Re della Medicina e Medicina Superiore sono rinascite di Puro Forziere e Occhio Puro che avevano convertito il propro padre, re Ornamento Meraviglioso, al corretto insegnamento.
Nella sua Biografia del gran maestro T'ìen-t'ai Chih-che della dinastia Sui, Chang-an afferma che T'ìen-t'ai (538-597) fosse una rinascita del bodhisattva Re della Medicina perchè risvegliatosi attraverso il capitolo del Sutra del Loto Precedenti vicende del Bodhisattva Re della Medicina.
Ryokan (1217-1303) Detto anche Ninsho
Prete della scuola dei Precetti-Vera parola in Giappone. Capo dei preti del tempio Gokuraku, durante la grande siccità del 1271 fu sfidato dal Daishonin a pregare per la pioggia, ma ne uscì sconfitto. In seguito complottò per far accusare Nichiren di varie imputazioni.
Samādhi (sans., pali; giapp. sammai)
Stato di intensa concetrazione della mente, o meditazione, che produce serenità interiore. Il termine samādhi è tradotto come meditazione, contemplazione o cocentrazione. Nei sutra buddisti vengono descritti numerosi tipi di meditazione, come la meditazione amore della luna, la meditazione sui riflessi sulla superficie dell'oceano e la meditazione sulla contemplazione del Budda.
Samsāra (sans.; pali, giap. rinne)
Trasmigrazione. Il ciclo di nascita e morte che le persone comuni sperimentano nel mondo dell’illusione e della sofferenza. In India la dottrina della trasmigrazione apparve per la prima volta nella filosofia Upanishad prima dell’avvento del Buddismo, nel VIII o VII secolo a.C.. Il Buddismo ritiene che le persone comuni sperimentino un infinito ciclo di nascita e morte all’interno del triplice mondo (i mondi del desiderio, della forma e della non-forma) e tra i sei sentieri (i regni dell’infermo, degli spiriti affamati, degli animali, degli asura , degli esseri umani e degli esseri celesti). Questo ciclo ripetuto di nascita e morte nei regni dell’illusione e della sofferenza è chiamato “trasmigrazione nei sei sentieri”. Gli esseri non illuminati nascono in uno dei sei sentieri secondo le azioni compiute nell’esistenza precedente; quando la loro vita presente finisce, rinascono nello stesso sentiero o in un altro dei sei sentieri, ripetendo questo processo finché non riescono a liberarsene. Il concetto buddista di emancipazione (san. vimoksha) significa liberazione da questo continuo ciclo di nascita e morte nei regni dell’illusione e della sofferenza. Si considerava la liberazione dalla trasmigrazione nei sei sentieri lo scopo della pratica buddista. Si riteneva che le cause di tale trasmigrazione fossero l’ignoranza sulla vera natura dei fenomeni e i desideri egoistici. Per ottenere la libertà occorreva risvegliarsi alla verità ed eliminare i desideri egoistici; solo tale libertà poteva condurre al conseguimento del nirvāna, o emancipazione. ( Dizionario del buddismo , Esperia, 2006. pg. 691)
Sei organi di senso
Detti anche sei organi sensoriali. Occhi, orecchie, naso, lingua, corpo e mente.
Sei paramita
Sei pratiche richieste ai bodhisattva per poter conseguire la Buddità: la donazione, l'osservanza dei precetti, la tolleranza, l'assiduità, la meditazione e l'ottenimento della saggezza. In generale, il termine paramita (sans.) è tradotto con "perfezione" o "aver raggiunto la riva opposta".
Sei scuole
Dette anche sei scuole di Nara. Le sei principali scuole di Buddismo che fiorirono a Nara, la capitale del Giappone, durante il periodo di Nara (710-794). Esse sono: Tesoro dell'Abhidharma, Affermazione della verità, Precetti, Caratteristiche dei dharma, Tre trattati e Ghirlanda di fiori.
Seicho Tempio (giapp. Seicho-ji)
Situato sul monte Kiyosumi a Kominato nella provincia di Awa in Giappone, dove Nichiren Daishonin studiò il Buddismo nella sua adolescenza. In questo tempio egli proclamò l'insegnamento di Nam-myoho-renge-kyo per la prima volta, il ventottesimo giorno del quarto mese del 1253.
Sei sentieri
Detti anche sei sentieri dell'esistenza. I regni o mondi in cui trasmigrano ripetutamente gli esseri non illuminati. Sono i primi sei dei dieci mondi.
Sette disastri
Disastri che si dice siano causati dall'offesa al corretto insegnamento. Il Sutra del Maestro della Medicina definisce i sette disastri come: pestilenze; invasione straniera; lotte intestine; cambiamenti straordinari nei cieli; eclissi lunari e solari; tempeste fuori stagione e siccità fuori stagione. I sette disastri sono spesso citati insieme alle tre calamità nell'espressione "le tre calamità e i sette disastri".
Sette tipi di gemme
Detti anche sette tesori. Sette sostanze preziose. L'elenco differisce secondo le scritture buddiste. Secondo il Sutra del Loto i sette tipi di gemme sono oro, argento, lapislazzuli, madreperla, agata, perla e cornalina.
Shakra
Noto anche come Indra. Uno dei due principali dèi tutelari del Buddismo, insieme a Brahma.
Shakubuku (giapp.)
Metodo di esposizione del Buddismo che consiste nel confutare gli attaccamenti di un'altra persona agli insegnamenti erronei e condurla così al corretto insegnamento. Shakubuku significa anche sconfiggere il male nella propria mente e far emergere il bene. In senso profondo, il male qui sta a significare l'oscurità fondamentale della vita o ignoranza, mentre il bene indica la natura di Budda o natura dell'Illuminazione. Questa autoriforma diventa possibile attraverso la fede nell'insegnamento corretto. Il termine shakubuku è usato in contrapposizione a shoju.
Shākyamuni
Fondatore del Buddismo. Secondo la tradizione buddista cinese e giapponese visse tra il 1029 a.C. e il 949 a.C., ma studi recenti collocano la sua nascita circa cinquecento anni più tardi. Figlio del re degli Shakya, una piccola tribù il cui regno era situato ai piedi dell'Himalaya, rinunciò al rango e partì per ricercare la soluzione alle sofferenze di nascita e morte. Si narra che vicino alla città di Gaya sedette sotto l'albero della bodhi, entrò in meditazione e ottenne l'Illuminazione. Per condurre gli altri alla stessa condizione illuminata, nei successivi cinquant'anni espose numerosi insegnamenti che più tardi furono compilati in forma di sutra buddisti.
Shāriputra
Uno dei dieci principali discepoli del Budda, noto per la sua eccellenza nella saggezza. Shoju (giapp.). Metodo di esposizione del Buddismo in cui si conducono gradualmente le persone all'insegnamento corretto secondo le loro capacità. Il termine è usato in contrapposizione a shakubuku.
Shramana (sans.)
Cercatore della via.
Shuddhodana (sans.: pali Suddhidana, giapp. Jobonno)
Re di Kapilavastu nell'India settentrionale e padre di Shākyamuni. Secondo il Sutra della raccolta delle gesta passate del Budda, Shuddhodana era il figlio maggiore del re Simhahanu. La moglie di Shuddhodana, Māyā, morì sette giorni dopo aver dato alla luce Shākyamuni e allora il re sposò Mahāprajāpatī. Con Mahāprajāpatīebbe un'altro figlio, Nanda. Shuddhodana originariamente si oppose al desiderio del figlio Shākyamuni di rinunciare al mondo secolare e condurre una vita religiosa, ma quando Shākyamuni tornò alla nativa Kapilavastu come il Budda dopo il suo risveglio, Shuddhodana si convertì ai suoi insegnamenti. Si dice che cinque anni dopo l'illuminazione di Shākyamuni Shuddhodana morisse di malattia, all'età di settantanove anni (o settantasette secondo un'altra versione). Il nome Shuddhodana è reso nelle traduzioni dei sutra cinesi come Riso Puro. (Dizionario del Buddismo, Esperia, 2006, pg. 751)
Significato profondo del Sutra del Loto, (Il)
Una delle tre principali opere di T'ien-t'ai che fornisce una spiegazione dettagliata del significato del titolo del Sutra del Loto.
Sistema maggiore di mondi
Detto anche migliaia di milioni di mondi. Uno dei sistemi di mondi secondo l'antica cosmologia indiana. Un mondo è costituito da un monte Sumeru, circondato da mari e monti, un sole, una luna e altri corpi celesti; si estende in alto fino a raggiungere il primo cielo della meditazione nel mondo della forma e in basso fino al cerchio di vento che ne è la base. Mille mondi formano un sistema minore di mondi; mille sistemi minori di mondi danno origine a un sistema intermedio di mondi e mille sistemi intermedi di mondi costituiscono un sistema maggiore di mondi. Di conseguenza, un sistema maggiore di mondi comprende un miliardo di mondi. Secondo alcune concezioni nell'universo vi erano innumerevoli sistemi maggiori di mondi.
Sostituzione dei tre veicoli con l'unico veicolo
Detto anche "apertura dei tre veicoli e rivelazione dell'unico veicolo". Il concetto rivelato nell'insegnamento transitorio del Sutra del Loto in cui Shākyamuni afferma che i tre veicoli non sono un fine di per sé - come aveva insegnato nei sutra provvisori - ma espedienti di cui egli si avvale per guidare le persone all'unico veicolo della Buddità.
Stessa Nascita e Stesso Nome (giapp. Dosho e Domyo)
Due dèi che si dice dimorino sulle spalle di ogni persona sin dalla nascita, riferendone ogni azione al cielo. Essi simboleggiano i meccanismi di funzionamento della legge di causa ed effetto, esposta dal Buddismo. Stessa Nascita significa "nato contemporaneamente" (alla persona che protegge) e Stesso Nome "che porta lo stesso nome" (della persona che protegge).
Spiriti affamati
Gli spiriti dei defunti che, come descritti nelle scritture buddiste, soffrono la fame come retribuzione karmica per l'avidità e l'egoismo che hanno dimostrato in vita. Il regno degli spiriti affamati è uno dei cattivi sentieri, ed è considerato come uno stato in cui si è tormentati fisicamente e spiritualmente da una brama incessante.
Subhuti (sans.; pali; giapp. Shubodai)
Uno dei dieci principali discepoli di Shākyamuni. Si dice che fosse un nipote di Sudatta, il ricco patrono del Budda Shākyamuni che risiedeva a Shrāvasti in India e che donò il monastero di Jetavana. Un altro racconto dice che Subhuti nacque in una familgia brahamana di quella città. Il giorno della donazione del monastero, Subhuti sentì Shākyamuni predicare e divenne suo discepolo. I Sutra della saggezza lo descrivono come il migliore nella comprensione della dottrina della non sostanzialità. Appare anche nel Sutra del Loto come uno dei quattro ascoltatori della voce che compresero l'insegnamento dell'unico veicolo del Budda tramite la parabola dei tre carri della casa in fiamme raccontata nel terzo capitolo Parabola e similitudine. Il sesto capitolo, Predizioni prevede la sua futura illuminazione come Budda chiamato Forma Rara.
Sumeru, monte
Nell'antica cosmologia indiana è la montagna che si trova al centro del mondo. Si diceva che raggiungesse un'altezza di 84.000 yojana (vedi). Nel mare più esterno che circonda il monte Sumeru sono situati i quattro continenti e quello meridionale è Jambudvipa.
Sutra degli Innumerevoli significati
Un sutra considerato un insegnamento introduttivo al Sutra del Loto. Shākyamuni spiega in questo sutra che innumerevoli significati derivano da un'unica Legge, affermando implicitamente che questa Legge sarà rivelata nel Sutra del Loto. Egli afferma inoltre che tutti i sutra predicati prima del Sutra del Loto sono espedienti e provvisori.
Sutra del Loto
Sutra mahayana che rivela il vero aspetto di tutti i fenomeni e la vera identità di Shākyamuni come Budda che raggiunse l'Illuminazione in un remotissimo passato. È una delle più popolari scritture buddiste, nella quale si afferma che tutte le persone possono raggiungere la Buddità. Il titolo originale sanscrito è Saddharma-pundarika-sutra. La traduzione cinese di Kumarajiva, che è largamente apprezzata, è intitolata Myoho-renge-kyo, il Sutra del Loto della Legge meravigliosa. Nichiren Daishonin spesso usa il termine Sutra del Loto nei suoi scritti per indicare Nam-myoho-renge-kyo, la Legge che egli definì come essenza del Sutra del Loto.
Sutra di Virtù Universale
Sutra in un volume predicato da Shākyamuni tre mesi prima della sua morte. Questo sutra è considerato la continuazione dell'ultimo capitolo del Sutra del Loto Virtù Universale e l'epilogo del Sutra del Loto. Descrive come meditare sul Bodhisattva Virtù Universale e il beneficio che deriva da questa pratica.
T'ien-t'ai (538-597)
Noto anche come Chih-i. Fondatore della scuola T'ien-t'ai in Cina. Dopo aver studiato sotto la guida di Nan-yüeh sul monte Ta-su, divenne famoso per le sue profonde lezioni sul Sutra del Loto. Classificò tutti i sutra di Shākyamuni nei "cinque periodi e otto insegnamenti" per dimostrare la superiorità del Sutra del Loto. In Grande concentrazione e visione profonda espose il principio dei tremila regni in un singolo istante di vita e la pratica della meditazione per comprenderlo.
Tathāgata (sans.)
Uno dei dieci titoli onorifici di un Budda, che significa "colui che è giunto dal regno della realtà assoluta". Questo titolo significa che un Budda esprime la verità fondamentale di tutti i fenomeni e che ha compreso la legge di causalità.
Tendai, (scuola)
Scuola fondata da Dengyo in Giappone nell'806. Il suo tempio principale è l'Enryaku, sul monte Hiei.
Terra del Budda
La terra dove dimora un Budda. Indica anche la condizione di Illuminazione o assoluta felicità goduta da un Budda e non indica quindi necessariamente un paradiso o una pura terra al di fuori del mondo reale.
Terra della Luce Eternamente Tranquilla
Detta anche Terra della Luce Tranquilla. La terra del Budda, libera dall'impermanenza e dall'impurità.
Torre preziosa
Una torre adorna di tesori che appare spesso nelle scritture buddiste. Negli scritti di Nichiren Daishonin la torre preziosa indica primariamente la torre del Budda Molti Tesori che appare nel capitolo Apparizione della Torre preziosa del Sutra del Loto.
Trattato sulla grande perfezione della saggezza
Voluminoso commentario al Sutra della Grande perfezione della saggezza tradizionalmente attribuito a Nagarjuna. Quest'opera spiega i concetti di saggezza, di non sostanzialità o vacuità, l'ideale del bodhisattva e le sei paramita. Contiene anche concetti derivanti dal Sutra del Loto e da altri sutra mahayana ed è considerata una delle più importanti opere generali del pensiero mahayana.
Tre assemblee
Tre assemblee descritte nel Sutra del Loto. La prima assemblea sul Picco dell'Aquila, la Cerimonia nell'aria e la seconda assemblea sul Picco dell'Aquila. Secondo il Sutra del Loto, Shākyamuni inizia a predicare il sutra sul Picco dell'Aquila e poi solleva l'assemblea in aria, dove continua a predicare. Infine l'assemblea torna sul Picco dell'Aquila, dove il sutra si conclude.
Tre calamità
Guerra, epidemie e carestia, spesso citate insieme ai sette disastri.
Tre categorie di illusione
Classificazione stabilita da T'ien-t'ai:
  1. le illusioni del pensiero e del desiderio (le prime sono percezioni distorte della verità, mentre le ultime sono inclinazioni come l'avidità e la rabbia);
  2. le illusioni innumerevoli come i granelli di polvere e di sabbia, che sorgono quando i bodhisattva cercano di padroneggiare gli innumerevoli insegnamenti per salvare gli altri;
  3. le illusioni sulla vera natura dell'esistenza.
Tre cattivi sentieri
Regni di sofferenza in cui si cade in conseguenza delle cattive azioni: regno dell'inferno, degli spiriti affamati e degli animali.
Tre corpi
Tre tipi di corpo posseduti da un Budda. Sono: il corpo del Dharma, che indica la verità fondamentale, o Legge, cui un Budda si è risvegliato; il corpo di retribuzione o ricompensa, che indica la saggezza; il corpo manifesto, ovvero le azioni compassionevoli di un Budda per salvare le persone e la forma fisica che egli assume a tale scopo.
Tre esistenze
Passato, presente e futuro. I tre aspetti dell'eternità della vita, legati dalla legge di causa ed effetto.
Tre grandi Leggi segrete
Princìpi fondamentali del Buddismo di Nichiren Daishonin: l'oggetto di culto; l'invocazione o Daimoku di Nam-myoho-renge-kyo; il santuario ovvero il luogo in cui si recita il Daimoku davanti all'oggetto di culto.
Tre ostacoli e quattro demoni
Vari ostacoli e impedimenti alla pratica buddista. I tre ostacoli sono:
  • l'ostacolo delle illusioni e dei desideri;
  • l'ostacolo del karma, che può riferirsi anche alle opposizioni da parte del proprio coniuge o dei figli;
  • l'ostacolo della retribuzione, che si riferisce anche agli ostacoli causati da parte dei propri superiori come i governanti o i genitori.
I quattro demoni sono:
  • il "demone" o impedimento dovuto ai cinque aggregati;
  • il "demone" o impedimento dovuto alle illusioni e ai desideri;
  • il "demone" o impedimento della morte, perché la propria morte prematura impedisce la pratica del Buddismo, oppure la morte prematura di un altro praticante provoca dubbi;
  • l'impedimento del re demone del sesto cielo.
Tre potenti nemici
Tre tipi di persone che perseguitano coloro che propagano il Sutra del Loto dopo la morte del Budda Shākyamuni, descritti nel capitolo Esortazione alla devozione del Sutra del Loto. Essi sono:
  • persone laiche ignoranti del Buddismo che parlano male dei devoti del Sutra del Loto e li attaccano con spade e bastoni;
  • preti arroganti e astuti che calunniano i devoti;
  • preti rispettati dall'opinione pubblica che, temendo di perdere fama o profitto, inducono le autorità secolari a perseguitare i devoti del Sutra del Loto.
Tre regni dell'esistenza
Una componente del principio dei tremila regni in un singolo istante di vita. Sono: il regno dei cinque aggregati; il regno degli esseri viventi; il regno dell'ambiente.
Tre sentieri
Le illusioni e i desideri, il karma e la sofferenza. Sono chiamati "sentieri" perché ognuno di essi conduce agli altri. Le illusioni includono l'avidità, la collera, la stupidità, l'arroganza e il dubbio, che danno origine ad azioni che creano cattivo karma. L'effetto di questo karma negativo poi si manifesta come sofferenza. La sofferenza aggrava le illusioni e i desideri, portando a ulteriori azioni sconsiderate che a loro volta provocano nuovamente cattivo karma e sofferenza.
Tre tesori
Tre elementi fondamentali del Buddismo: il Budda, la Legge (l'insegnamento del Budda) e l'ordine o sangha (la comunità dei credenti).
Tre veicoli
Classificazione dei tre tipi di insegnamento nel Buddismo Mahayana, ognuno elaborato in relazione alla capacità di uno specifico gruppo di praticanti, per permettere loro di conseguire uno stato di risveglio adatto alle loro capacità. "Veicolo" indica ciò che conduce qualcuno a una destinazione o a uno stato di risveglio. I tre veicoli sono gli insegnamenti esposti per gli ascoltatori della voce (sans. shravaka), per i risvegliati all'origine dipendente (prateyekabuddha) e per i bodhisattva. Il veicolo degli ascoltatori della voce comprende gli insegnamenti che permettono agli ascoltatori della voce di conseguire lo stato di arhat risvegliandosi alle quattro nobili verità. Il veicolo dei risvegliati all'origine dipendente comprende gli insegnamenti che conducono i praticanti a ottenere la comprensione della relazione causale e dell'impermanenza di tutti i fenomeni tramite la dottrina della dodecupla catena della causalità o tramite l'osservazione dei cambiamenti nel mondo fenomenico. Il veicolo del bodhisattva conduce i bodhisattva a un'illuminazione quasi perfetta e alla perfetta illuminazione (o risveglio perfetto), ovvero al cinquatunesimo e al cinquataduesimo dei cinquantadue stadi della pratica del bodhisattva, tramite la pratica delle sei paramita. In generale il Buddismo Mahayana descrive i due veicoli degli ascoltatori della voce e risvegliati all'origine dipendente, come i "veicoli inferiori" o Hinayana, e pone grande enfasi sul veicolo del bodhisattva. Il Sutra del Loto, però, dichiara che l'unica grande ragione dell'avvento di un Budda nel mondo è quello di permettere a tutte le persone di diventare Budda, e che i tre veicoli non costituiscono di conseguenza dei fini a se stessi, bensì dei mezzi o espedienti per condurre le persone all'unico veicolo del Budda. Esso identifica il veicolo del Budda come il supremo veicolo che abbraccia e contemporaneamente trascende gli altri tre e che conduce tutte le persone alla Buddità.
Tre veleni
Avidità, collera e stupidità. I mali fondamentali inerenti alla vita, che danno origine alla sofferenza delle persone.
Tre verità
Le verità della non sostanzialità, dell'esistenza temporanea e della Via di mezzo, tre aspetti della verità spiegati da T'ien-t'ai. La verità della non sostanzialità significa che tutti i fenomeni non hanno sostanza. La verità dell'esistenza temporanea significa che tutti i fenomeni possiedono una realtà temporanea che è in costante cambiamento. La verità della Via di mezzo significa che la vera natura dei fenomeni è che essi non sono né non sostanziali né temporanei, anche se apparentemente mostrano le qualità di entrambi.
Tre virtù
  1. Le virtù del sovrano, del maestro e del genitore possedute da un Budda. La virtù del sovrano è il potere di proteggere tutti gli esseri viventi, la virtù del maestro è la saggezza di istruirli e condurli all'Illuminazione, mentre la virtù del genitore è la compassione di nutrirli e sostenerli.
  2. Le tre virtù del corpo del Dharma, della saggezza e dell'emancipazione, possedute da un Budda. Il corpo del Dharma indica la verità che un Budda ha compreso; la saggezza è la capacità di comprendere questa verità; l'emancipazione è lo stato di libertà dalle sofferenze di nascita e morte.
Tremila regni in un singolo istante di vita (giapp. ichinen sanzen)
Sistema filosofico elaborato da T'ien-t'ai, secondo il quale in un singolo istante di vita sono contenuti tutti i fenomeni e un singolo istante di vita li permea tutti. "Tremila regni" indica i vari aspetti e fasi che la vita assume in ogni istante. La vita in qualsiasi momento manifesta uno dei dieci mondi, ognuno dei quali li possiede in sé potenzialmente tutti e dieci. Ognuno di questi cento mondi è dotato dei dieci fattori e opera all'interno dei tre regni dell'esistenza, creando così tremila regni.
Triplice mondo
Mondo degli esseri non illuminati che trasmigrano nei sei sentieri dell'esistenza. Esso è costituito da: il mondo del desiderio, governato da vari desideri; il mondo della forma, i cui abitanti sono liberi dai desideri e dai bisogni ma sono soggetti ad alcune restrizioni materiali; il mondo della non forma, dove gli esseri sono liberi sia dai desideri sia dalle restrizioni materiali.
Ultimo giorno della Legge
Ultimo dei tre periodi successivi alla morte del Budda, in cui si riteneva che vi sarebbe stata confusione fra gli insegnamenti buddisti, che avrebbero perso la capacità di condurre le persone all'Illuminazione. In Giappone si credeva che l'Ultimo giorno fosse iniziato nel 1052 e che sarebbe durato diecimila anni e più.
Ultimo periodo di cinquecento anni
Il quinto periodo di cinquecento anni, cioè i primi cinquecento anni dell'Ultimo giorno della Legge.
Unico veicolo
Insegnamento che conduce tutte le persone alla Buddità.
Vasubandhu
Maestro buddista indiano che si ritiene sia vissuto intorno al IV o al V secolo. È noto come l'autore del Tesoro dell'Abhidharma. Egli studiò inizialmente lo Hinayana ma in seguito si convertì al Mahayana grazie all'influenza del fratello Asanga. Scrisse numerosi trattati dedicati a chiarire gli insegnamenti mahayana.
Vero aspetto di tutti i fenomeni
La verità o realtà ultima che permea tutti i fenomeni e che non è in alcun modo separata da essi.
Via di mezzo
La via che trascende i poli estremi. Il termine Via di mezzo indica anche la vera natura di tutte le cose che non può essere definita tramite le categorie assolute di esistenza e non esistenza.
Vimalakirti
Mercante della città di Vaishali che appare nel Sutra di Vimalakirti. Rappresenta l'ideale del credente laico del Buddismo mahayana.
Yaksha (sans.)
Uno degli otto tipi di esseri non umani menzionati nella letteratura buddista. Nella mitologia indù gli yaksha erano spiriti benevolenti e seguaci di Kubera, il dio della ricchezza, che viene anche chiamato Vaishravana. Il Buddismo in seguito li incluse tra gli esseri non umani che proteggono il Buddismo. Gli yaksha sono considerati seguaci del dio celeste Vaishravana che si dice dimori a metà del pendio settentrionale. In alcuni sutra, però, essi sono raffigurati come orrendi e feroci demoni che tormentao o recano danno agli esseri umani.
Yashodara
Moglie di Shakyamuni prima che egli rinunciasse alla vita secolare e madre di Rahula. Secondo le scritture buddiste era una donna molto bella e Shuddhodhana, il padre di Shakyamuni, desiderava che sposasse suo figlio. Il padre di Yashodara offrì sua figlia all'uomo che potesse dimostrare di essere il più valoroso in una serie di prove di intelletto e di forza e Shakyamuni superò facilmente i suoi rivali, incluso il cugino Devadatta. Dopo la nascita di Rahula, Shakyamuni rinunciò alla vita secolare e infine conseguì l'illuminazione. Yoshodara si convertì ai suoi insegnamenti e divenne monaca buddista.
Yojana (sans.)
Unità di misura usata nell'antica India, equivalente alla distanza che l'esercito reale era in grado di coprire in un giorno di marcia. Uno yojana è considerato equivalente a circa sette chilometri.


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